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Gianluigi Dettori (Giave): «Politici incompetenti sanno solo promettere»

Gianluigi Dettori, 33 anni, possiede 350 pecore e 100 capre
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Gianluigi Dettori, 33 anni, possiede 350 pecore e 100 capre

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SASSARI. Dice di avere imparato «prima a mungere che a camminare», che a 3 anni protestava per andare con il babbo in campagna e che da ragazzino, quando proprio il padre gli disse “cerca altro, un lavoro che ti dia più sicurezze” lui rispose “altro non esiste, il mio posto è qui”. Oggi Gianluigi Dettori, 33 anni, di Giave, è ancora lì: tutti i giorni sveglia in piena notte per la prima mungitura e da quel momento sino a sera «tanto da lavorare, molta fatica e pochissime soddisfazioni. In questo periodo è un vero miracolo riuscire a salvare il capitale, da parte non metteremo un centesimo.

Tanti colleghi stanno per gettare la spugna, altri lo hanno già fatto. Li capisco, siamo esasperati dall’aumento dei prezzi e da una classe politica incompetente, che non fa niente per sostenere il settore perché non ha idea di quali e quanti siano i problemi, non fa neanche lo sforzo di provare a capire». Gianluigi, che porta avanti insieme al padre Antonello l’azienda di famiglia a Campu Giavesu, 350 pecore e 100 capre, dice che il primo guaio è stata la siccità. «I campi erano secchi, zero erba. Quando dovevamo seminare ecco la pioggia, troppa e troppo abbondante. Il risultato è che non c’è niente, per sfamare pecore e capre dobbiamo acquistare tutto. Noi produciamo solo fieno ma sta per terminare. E i prezzi sono schizzati alle stelle: il mangime costa di media 13-15 euro in più al quintale, da 15 a 38-40 euro. E una pecora in lattazione ha bisogno anche di un chilo al giorno.

Alcuni colleghi per limitare la spesa fanno una sola mungitura, noi andiamo avanti con due ma cerchiamo di econonomizzare». Per esempio, per limitare il consumo di energia elettrica visto che la bolletta «è salita da 700 a oltre 1200 euro a bimestre», si posticipano il più possibile i tempi della prima mungitura, «iniziando quando sta uscendo il sole. Ma è complicato perché il latte va consegnato presto», dice Gianluigi che nell’elenco del caro prezzi inserisce anche quello del gasolio: «Quello normale ha raggiunto 1,77 euro al litro, quello agricolo è passato da 60 a 90 centesimi e più...»

È molto difficile, dice Gianluigi, da sette mesi diventato padre di Tommaso: «Lui e Giulia, la mia compagna, mi danno tanta forza per non mollare. Purtroppo mi sembra di essere ritornato nel 2019, quando la disperazione ci spinse ad andare nelle piazze per chiedere un giusto prezzo del latte. Ho partecipato attivamente alle manifestazioni e lo rivendico con orgoglio: ho visto tanti colleghi abbandonare come me aziende, mogli e figli per far sentire la propria voce. Abbiamo protestato pacificamente e siamo stati trattati da criminali, confusi con chi con noi aveva poco da spartire: mille pastori sono stati denunciati e a distanza di 3 anni sono arrivati due decreti di condanna per due allevatori. Ovviamente si farà ricorso, grazie alla disponibilità degli avvocati e nel silenzio della politica e delle associazioni di categoria».

«Quello che è successo nel 2019 non deve capitare più, anche perché oggi nessuno potrebbe credere alle promesse dei politici. Da allora – spiega Gianluigi – poco o nulla è cambiato, la maggior parte di noi attende i premi comunitari. E solo a distanza di mesi dalla presentazione, scoprono che la loro domanda aveva anomalie o andava integrata. Nel frattempo tanti hanno acceso mutui o prestiti per ingrandire e modernizzare l’azienda. È la politica a dover cambiare passo, servono competenze, velocità. Perché i debiti non aspettano». (si. sa.)
 

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