Più contagi, ricoveri stabili: l’epidemia fa meno paura
di Roberto Petretto
Maruotti (Lumsa): il ricalcolo dei casi ci dice che la situazione sta migliorando
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SASSARI. La vicenda dei casi di positività rilevati con tamponi antigenici e non segnalati al ministero può essere vista in due modi. Il pessimista vede una Sardegna dove il contagio è (ed è stato) molto più diffuso rispetto a quanto si era sempre pensato. L’ottimista vede invece una Sardegna dove, pur con un contagio così massiccio, la situazione non è grave come nelle prime ondate della pandemia.
«Se vuoi stabilire quanto è grave una malattia devi vedere quanti sono gli ospedalizzati rispetto ai casi - dice Antonello Maruotti, professore ordinario di Statistica all’università Lumsa di Roma -. Se ci riferiamo a quello che è successo in Sardegna, è stato sottostimato il denominatore mentre il numeratore lo si è sempre visto con certezza. E, ovviamente, se aumenta il denominatore, i ricoveri in proporzione sono più bassi».
È quanto accaduto nell’isola, dove già il numero di ricoveri in base ai contagi dichiarati sino a pochi giorni fa era molto più basso rispetto alla prima ondata.
Il confronto. Il primo febbraio del 2021, con appena 123 nuovi contagi (a questo punto tutti individuati con tampone molecolare) erano ben 439 i pazienti ricoverati in ospedale in reparti non intensivi contro i 363 di ieri, ma con un numero di casi dieci volte superiore. I pazienti in terapia intensiva, un anno fa, erano 39, oggi 31. È invece molto più alto il numero delle persone in isolamento domiciliare: 15.078 un anno fa, 28.430 ieri. Quindi, con un numero di contagi sensibilmente più alto, il rapporto è ancora più confortante anche se i segnali di rallentamento dell’epidemia, che in altre parti d’Italia sono più vistosi, qui stentano ancora.
Discesa lenta. Maruotti è comunque ottimista, anche per la Sardegna: «Si vede l’inizio della fase di discesa. Lo si può rilevare dalla diminuzione del tasso di positività e dal fatto che le ospedalizzazioni si sono di fatto arrestate. Il discorso delle terapie intensive è un po’ diverso: lì si parla di un saldo e quindi molto dipende dal numero dei decessi. In generale anche sui morti ci sono segnali di rallentamento. La Sardegna è un po’ in ritardo rispetto al resto del paese perchè da voi la variante Omicron è arrivata dopo».
Una situazione tanto promettente da far prevedere un allentamento delle misure di controlloe sicurezza? Per Maruotti «dal punto di vista scientifico non ci sono indicazioni precise in un senso o nell’altro. Si tratta di decisioni prettamente politiche. Non ci sono motivi scientifici per prevedere un green pass della durata di 9 mesi oppure illimitata, visto che la copertura vaccinale, secondo i dati inglesi, è di circa 10 settimane. Sull’ipotesi di togliere completamente il green pass io userei ancora prudenza per altre tre settimane. Soprattutto in alcuni ambienti e con alcune categorie continuerei a usare delle limitazioni per i non vaccinati. Ad esempio, un non vaccinato medico in ospedale non lo vorrei ancora. Ma qui parlo da cittadino più che da statistico».
I vaccini. La campagna di vaccinazione anti-Covid in Sardegna prosegue a buon ritmo. Nell’ultima settimana (dal 31 gennaio al 6 febbraio) le somministrazioni nell’Isola sono state 89 mila, di cui 7.350 prime dosi e 69 mila booster, oltre ai richiami. Complessivamente, dall’inizio della campagna, sono state somministrate oltre 3,5 milioni di dosi: poco meno di 1,4 milioni le prime dosi e circa di 930 mila le terze, che continuano a trainare le vaccinazioni nella fase attuale.
Per ciò che riguarda la copertura della popolazione la Sardegna è fra le prime sei regioni per il numero di residenti che hanno completato il ciclo primario di vaccinazione: l’82% a cui si aggiunge un ulteriore 3,5% di persone che hanno ricevuto almeno una dose. Nella fascia d'età pediatrica dai 5 agli 11 anni, dove quasi il 40% della platea ha ricevuto la prima dose, il 20,5% ha già completato l'intero ciclo (contro una media nazionale del 19,4%).
«Se vuoi stabilire quanto è grave una malattia devi vedere quanti sono gli ospedalizzati rispetto ai casi - dice Antonello Maruotti, professore ordinario di Statistica all’università Lumsa di Roma -. Se ci riferiamo a quello che è successo in Sardegna, è stato sottostimato il denominatore mentre il numeratore lo si è sempre visto con certezza. E, ovviamente, se aumenta il denominatore, i ricoveri in proporzione sono più bassi».
È quanto accaduto nell’isola, dove già il numero di ricoveri in base ai contagi dichiarati sino a pochi giorni fa era molto più basso rispetto alla prima ondata.
Il confronto. Il primo febbraio del 2021, con appena 123 nuovi contagi (a questo punto tutti individuati con tampone molecolare) erano ben 439 i pazienti ricoverati in ospedale in reparti non intensivi contro i 363 di ieri, ma con un numero di casi dieci volte superiore. I pazienti in terapia intensiva, un anno fa, erano 39, oggi 31. È invece molto più alto il numero delle persone in isolamento domiciliare: 15.078 un anno fa, 28.430 ieri. Quindi, con un numero di contagi sensibilmente più alto, il rapporto è ancora più confortante anche se i segnali di rallentamento dell’epidemia, che in altre parti d’Italia sono più vistosi, qui stentano ancora.
Discesa lenta. Maruotti è comunque ottimista, anche per la Sardegna: «Si vede l’inizio della fase di discesa. Lo si può rilevare dalla diminuzione del tasso di positività e dal fatto che le ospedalizzazioni si sono di fatto arrestate. Il discorso delle terapie intensive è un po’ diverso: lì si parla di un saldo e quindi molto dipende dal numero dei decessi. In generale anche sui morti ci sono segnali di rallentamento. La Sardegna è un po’ in ritardo rispetto al resto del paese perchè da voi la variante Omicron è arrivata dopo».
Una situazione tanto promettente da far prevedere un allentamento delle misure di controlloe sicurezza? Per Maruotti «dal punto di vista scientifico non ci sono indicazioni precise in un senso o nell’altro. Si tratta di decisioni prettamente politiche. Non ci sono motivi scientifici per prevedere un green pass della durata di 9 mesi oppure illimitata, visto che la copertura vaccinale, secondo i dati inglesi, è di circa 10 settimane. Sull’ipotesi di togliere completamente il green pass io userei ancora prudenza per altre tre settimane. Soprattutto in alcuni ambienti e con alcune categorie continuerei a usare delle limitazioni per i non vaccinati. Ad esempio, un non vaccinato medico in ospedale non lo vorrei ancora. Ma qui parlo da cittadino più che da statistico».
I vaccini. La campagna di vaccinazione anti-Covid in Sardegna prosegue a buon ritmo. Nell’ultima settimana (dal 31 gennaio al 6 febbraio) le somministrazioni nell’Isola sono state 89 mila, di cui 7.350 prime dosi e 69 mila booster, oltre ai richiami. Complessivamente, dall’inizio della campagna, sono state somministrate oltre 3,5 milioni di dosi: poco meno di 1,4 milioni le prime dosi e circa di 930 mila le terze, che continuano a trainare le vaccinazioni nella fase attuale.
Per ciò che riguarda la copertura della popolazione la Sardegna è fra le prime sei regioni per il numero di residenti che hanno completato il ciclo primario di vaccinazione: l’82% a cui si aggiunge un ulteriore 3,5% di persone che hanno ricevuto almeno una dose. Nella fascia d'età pediatrica dai 5 agli 11 anni, dove quasi il 40% della platea ha ricevuto la prima dose, il 20,5% ha già completato l'intero ciclo (contro una media nazionale del 19,4%).
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