La Nuova Sardegna

Impennata dei ricoveri e contagi oltre quota 3mila

di Roberto Petretto
Impennata dei ricoveri e contagi oltre quota 3mila

Mentre il Governo annuncia un allentamento, nell’isola il virus non molla

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SASSARI. Contagi ancora alti in Sardegna. Ancora morti e, nell’ultima giornata, anche un boom di ricoveri in area medica: la pandemia nell’isola non molla, i numeri sono sempre poco rassicuranti anche perché il sistema di calcolo è stato rivisto dopo che la Regione ha cominciato, con un anno di ritardo, a comunicare anche le positività riscontrate tramite tampone antigenico. Da quando, con l’ordinanza del presidente Solinas, si è cominciato a conteggiare tutti i positivi, le cifre quotidiane sono balzate in alto. Anche ieri più di tremila casi segnalati che continuano spingere in alto una curva che non vuole piegarsi. E se il conforto era dato quasi sempre da una pressione sugli ospedali che rimaneva pressoché stabile, ieri anche questo caposaldo ha vacillato con 46 ricoveri in area medica in un colpo solo.

La curva non cala. Nessun allarmismo, ma la situazione, almeno in Sardegna, continua a non essere tranquillizzante e non mostrare i segnali di schiarita che invece si notano nel resto d’Italia e che hanno portato ieri il ministero della Salute a ufficializzare l’addio all’obbligo di mascherina all’aperto (ma resta quello di usarle in caso di assembramento, oltre che al chiuso, almeno sino al 31 marzo, giorno in cui dovrebbe terminare lo stato di emergenza). Regole valide in tutta Italia, ma non in Campania dove il governatore Vincenzo De Luca si prepara a firmare una nuova ordinanza per mantenere obbligatorio ovunque l'uso delle mascherine. «Non andate di fretta - afferma - terremo in Campania l'obbligo delle mascherine. Non è un grande sacrificio. In Campania noi saremo più prudenti che nel resto d'Italia. A volte ho la sensazione che a Roma pensino di cancellare il Covid rompendo il termometro. Ma non è così. Bisogna essere estremamente prudenti».

Il bollettino. Per il momento in Sardegna non si parla di un mantenimento di condizioni più restrittive, anche se i numeri indurrebbero alla prudenza: 3.018 casi positivi (di cui 2.405 diagnosticati da antigenico) sulla base di 27.434 tamponi per un tasso di positività dell'11%. In calo il numero di pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva, 28 (- 3), mentre quelli ricoverati in area medica sono 409 (+ 46). 29.458 sono i casi di isolamento domiciliare (+ 1028). Si registrano anche sette decessi: due donne di 77 e 85 anni residenti nella Città Metropolitana di Cagliari; una 79enne della provincia di Sassari; una donna di 80 anni residente in provincia di Oristano; una 91enne residente nella provincia del Sud Sardegna; una donna di 36 anni, residente nella Città Metropolitana di Cagliari e affetta da una grave patologia; un residente nella provincia di Nuoro.

Sotto osservazione. La Sardegna resta quindi ancora sotto osservazione mentre nel resto d’Italia c’è un’aria diversa: la curva dell'epidemia sta scendendo per la quarta settimana consecutiva e il calo nell'ultima settimana è stato del 30%: «Un decremento simile si era visto soltanto dopo il lockdown del 2020 dice il fisico Giorgio Sestili -. La curva scende con la stessa rapidità con cui si era impennata sotto la spinta della variante Omicron, che ha prodotto la più veloce salita mai registrata dall'inizio della pandemia, con un tasso di crescita settimanale fino al 150% registrato tra fine dicembre e i primi di gennaio». La variante Omicron, è noto da tempo, è molto contagiosa: «Si stima che dai primi di dicembre a oggi i contagi in Italia siano stati 6 milioni, e il 10% della popolazione in 2 mesi è tantissimo e probabilmente è una sottostima, dal momento in cui molti casi sono asintomatici e i tamponi rapidi danno un 30% di falsi negativi». Secondo Sestili «i casi reali di infezione da Omicron potrebbero essere almeno il doppio». Di conseguenza, il 20% della popolazione è stato contagiato da Omicron ed è protetto dagli anticorpi e si somma ai vaccinati. «Il motivo della discesa così veloce è una combinazione di questi fattori».

Per quanto riguarda le regioni, mentre nell'ultima settimana si osserva una generale riduzione dei casi, si vede un aumento in Sardegna (addirittura del 61 per cento, ma legato al nuovo sistema di trasmissione dei dati), Calabria e Sicilia. «Queste sono le regioni con la più bassa incidenza di casi - conclude Sestili - e sappiamo che, quando i numeri sono bassi, è facile avere incrementi. Per questo motivo è importante vedere che cosa succederà nelle prossime settimane».

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