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Portoscuso, Puddu evita il carcere

Portoscuso, Puddu evita il carcere

Cadono le accuse di violenza sessuale, all’ex sindaco pena ridotta a 4 anni

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CAGLIARI. Quattro anni di carcere e non sei e mezzo come stabilito nei primi due giudizi, per l’ex sindaco di Portoscuso Adriano Puddu si allontana il rischio del carcere che all’avvio dello scandalo politico-sessuale del 2012, quando il discusso amministratore venne arrestato fra intercettazioni imbarazzanti e imputazioni gravissime, appariva scontato. Dissolte definitivamente le accuse di violenza sessuale e spariti in parte anche altri capi d’imputazione dopo il giudizio della Cassazione, Puddu ha ottenuto ieri mattina al processo di rinvio in Appello - presidente Massimo Poddighe - una sentenza che dovrebbe garantirgli l’affidamento in prova ai servizi sociali, con la caduta delle pene accessorie e la riduzione a cinque anni dell’interdizione dai pubblici uffici. Come dire che non potrà ricandidarsi, ma grazie alla difesa puntigliosa degli avvocati Ivano Iai e Giuseppe Andreozzi eviterà la detenzione. Puddu paga con la condanna tre episodi di induzione indebita a dare e promettere utilità più la corruzione elettorale, per i quali il pg Giancarlo Moi aveva chiesto cinque anni e mezzo di reclusione. Sono cadute invece le accuse originarie di corruzione, abuso d'ufficio, peculato, violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione, come richiesto già al primo appello dal pg Maria Grazia Genoese. In teoria la Procura generale potrebbe ricorrere in Cassazione sul calcolo della pena, nella realtà è difficile che lo faccia.

Risulta vincente dunque la linea della difesa, per la quale «non era Adriano Puddu a far leva sul proprio ruolo di sindaco di Portoscuso per costringere tre giovani donne a subire rapporti intimi, al contrario erano loro a trattarlo come una vacca da mungere, a chiedergli continuamente denaro e persino cibo grazie a un rapporto confidenziale che andava avanti da anni».

Per l’avvocato Iai «agli atti del processo non c’è traccia di pressioni da parte sua sulle ragazze, nulla dimostra che Puddu le abbia costrette a fare qualcosa contro la loro volontà». Non ha pesato neppure la posizione di sindaco, perché i testimoni hanno chiarito che le tre donne avevano diritto ai sussidi di povertà e che non è stato Puddu a farglieli avere. Opposta la lettura accusatoria dei fatti, che aveva convinto anche i giudici del primo appello: «Le prove ci sono, a Portoscuso vigeva il "sistema Puddu" e chi non faceva come diceva lui andava incontro a grossi problemi». La convinzione dell’accusa è che i sussidi di povertà siano stati gestiti col "sistema Puddu". (m.l)

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