La Nuova Sardegna

Premi per allevatori e agricoltori bloccati da anni: la Regione sotto accusa

di Silvia Sanna
Premi per allevatori e agricoltori bloccati da anni: la Regione sotto accusa

Mai assegnati 40 milioni per la siccità 2017, Coldiretti: «Stop alla burocrazia»

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SASSARI. Bastano due numeri per capire quanto la situazione sia critica: 40, come i milioni di ristori per la siccità, e 2017, cioé l’anno a partire dal quale agricoltori e allevatori sono in attesa di riceverli. Non solo non sono mai arrivati ma sono persino scaduti, perché dovevano essere pagati entro il 2021. La Regione per poterli liquidare ugualmente è ricorsa allo strumento straordinario del de minimis, ma nonostante questo dei soldi non c’è traccia. E le tracce si sono perse anche della task force istituita con l’obiettivo di smaltire velocemente le pratiche arretrate: al momento, pare che appena il 7% delle risorse sia arrivato a destinazione.

Ma non solo le uniche: in freezer ci sono anche 2800 domande del benessere animale per gli allevamenti suinicoli, piegati da anni e anni di peste e di blocchi. Fondi dovuti e mai erogati che in questo momento sarebbero un balsamo sulle ferite del comparto agropastorale allo stremo per via dei rincari dell’energia e delle materie prime, arrivati al termine di una annata da dimenticare. Perché se il caro prezzi non si può controllare, la puntuale assegnazione di premi e contributi – oggi e in futuro – è l’unica possibilità per evitare che tantissime aziende chiudano. Da parte di Coldiretti e dei rappresentanti degli allevatori è arrivato l’ultimatum alla politica.

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La tempesta perfetta. Al tavolo con il presidente del consiglio regionale Michele Pais e i capigruppo di maggioranza e opposizone, c’erano il presidente e il direttore di Coldiretti Battista Cualbu e Luca Saba, e una delegazione dell’Associazione suinicoltori. Tra loro Stefano Arzu, l’allevatore di Talana che qualche giorno fa – di fronte alle spese in aumento e ai premi non pagati – ha detto basta e consegnato i suoi 700 maiali al sindaco. Sollevando il velo su una situazione drammatica che riguarda la maggior parte degli operatori del comparto, colpito dalla classica tempesta perfetta.

Dice Luca Saba: «Il mondo agricolo sta vivendo una delle peggiori annate per i rincari dell’energia e delle materie prime – 40% in più per i mangimi, 200% l’urea, 50% in più il gasolio – e per il clima impazzito che ha costretto gli allevatori a integrare in maniera massiccia l’alimentazione degli animali. L’agricoltura ha perso il 70% dei carciofi e il 55% di fatturato e per tutti le bollette dell’energia elettrica sono quasi raddoppiate». In un quadro simile, fondi a pioggia servono a poco: «È necessaria una riforma strutturale – spiegano Saba e Cualbu– per snellire la burocrazia e dare risposte a chi aspetta premi e ristori».

Cantiere “burocrazia zero”. Su questo aspetto l’attacco alla politica – di oggi, di ieri e di avantieri – è feroce. In un mondo sempre più smart in cui il processo di semplificazione è stato accelerato anche dalla pandemia, il sistema agricolo in Sardegna è fermo al punto di partenza. ««C’è un assessorato fragile, che non programma da decenni e che si è svuotato di personale e competenze – dice Saba – e ci sono tre agenzie – Agris, Laore e Argea – che agiscono come entità autonome indipendenti dallo stesso assessorato, che non le controlla». La beffa è che l’anello di congiunzione tra queste realtà e il mondo produttivo esiste e si chiama Siar, Sistema informatico agricolo regionale: è una piattaforma che dovrebbe accogliere le pratiche, seguirne l’iter e fare in modo che i fondi siano erogati velocemente.

«Invece si lavora a compartimenti stagni – dice il direttore di Coldiretti – e le domande presentate dagli agricoltori e allevatori finiscono in una specie di labirinto in cui si perdono o si bloccano, all’insaputa del diretto interessato che attende ignaro i premi che gli spettano». Il problema è stato denunciato ieri da alcuni allevatori sulla Nuova: «Veniamo a scoprire dopo molti mesi che la nostra domanda richiedeva una integrazione per proseguire l’iter, oppure che presentava gravi anomalie per cui non poteva essere accolta. Ma lo veniamo a sapere per caso o dopo ripetuti solleciti da parte nostra, perché nessuno si prende la briga di informarci».

Luca Saba conferma: «Non è più tollerabile che con l’alto livello di informatizzazione presente nella pubblica amministrazione - tra Spid, App Io e Sportello Unico – le imprese agricole restino all’oscuro e non abbiano chiarezza sullo stato delle loro pratiche. Bisogna rilanciare il Siar mettendo al centro il fascicolo aziendale inserendo informazioni aggiornate. E facendo dialogare i vari enti e agenzie tra loro: uno deve sapere dell’altro e l’imprenditore deve avere accesso al fascicolo nella massima trasparenza possibile». Solo così secondo l’associazione sarà possibile «evitare altre brutte figure dopo quella fatta con l’allevatore Stefano Arzu, con la confusione su Pac e benessere animale».

La richiesta. Per fare partire il cantiere e dare una scossa a decenni di immobilismo è necessario avviare un processo informatico nuovo: «Abbiamo chiesto di inserire nella prossima Finanziaria una norma straordinaria». Servono professionalità e risorse per rimettere in moto la piattaforma: secondo i calcoli basterà qualche milione di euro, spiccioli rispetto a quelli attesi dal mondo delle campagne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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