La Nuova Sardegna

Superbonus, 23mila aziende in difficoltà

di Claudio Zoccheddu
Superbonus, 23mila aziende in difficoltà

Per ridurre gli illeciti il governo frena sulla cessione dei crediti. Confartigianto: «Imprese verso il blocco delle attività»

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SASSARI. Era uno dei tasselli principali nel complicato puzzle della “ripresa”, una sorta di manna dal cielo per un sistema economico in difficoltà e per un settore in crisi. Ma l’ormai familiare “superbonus” non è più quello di una volta e i suoi benefici si sono trasformati in ostacoli per un numero impressionante di imprese da quando in Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto legge “Sostegni ter” che, nell’articolo 28, ha ridimensionato il sistema delle cessioni del credito per i lavori di riqualificazione, energetica ed edile, degli immobili.

La situazione. Attorno al superbonus si era creata una giungla di illeciti, soprattutto operazioni inesistenti, che hanno alleggerito le casse pubbliche senza alcuna copertura in cambio. La stima degli illeciti è arrivata a quota 5 miliardi e il governo ha deciso un’azione difensiva arrivata ovviamente in corso d’opera. Un tentativo di chiudere i rubinetti ai soliti furbi che ha avuto anche un effetto devastante sulle imprese edili che, sostanzialmente, dopo aver acquisito il credito direttamente dal consumatore, non possono cederlo. A livello nazionale la pressione delle imprese sulla politica ha portato Pd, M5s e Fi a proporre di permettere la cessione multipla a banche o ad intermediari vigilati secondo le regole del Testo unico bancario. Su scala regionale, Confartigianato si è rivolta al presidente della Regione, Christian Solinas, e ai prefetti di Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari, ai parlamentari e ai consiglieri regionali riportando il lamento del mondo delle imprese e allegando una guida, sintetizzata in dieci punti, che spiega perché sia necessario modificare l’articolo 28 del decreto “sostegni ter”. In ballo c’è il futuro di un comparto, quello edile, che secondo le stime di Confartigianato Sardegna conta 23mila imprese e 49mila addetti con un fatturato, trainato dall’effetto bonus casa e superbonus, è cresciuto del 35,9% rispetto al periodo pre covid che ha permesso di immettere sul mercato delle imprese edili oltre 500 milioni di euro di liquidità. «Per il solo Superbonus 110%, - precisa Confartigianato – nell’isola le asseverazioni al 31 gennaio 2022 sono state complessivamente 3.558 per un totale di investimenti pari a 628 milioni di euro e investimenti lavori conclusi di 408 milioni».

L’appello. «La situazione è particolarmente pesante per le imprese che hanno garantito ai cittadini di poter fruire delle agevolazioni, attraverso lo sconto in fattura o l’acquisizione del credito dal consumatore, che ora si trovano con la difficoltà, se non l’impossibilità, di cedere a loro volta il credito, con negative ripercussioni sui flussi di cassa, sulla programmazione dell’attività aziendale e sulla tenuta occupazionale – spiega la presidente di Confartigianto Sardegna, Maria Amelia Lai –. Ma il blocco delle imprese, oltre a non garantire una veloce transizione green – sottolinea Confartigianato – rischia di raffreddare anche l’auspicata ripresa economica. È auspicabile – continua Lai – che le norme vengano rapidamente modificate per consentire la piena ripresa delle attività, ora sospese per l’incertezza che ne è scaturita. Le norme, pur mantenendo adeguati presidi di controllo sulla “bontà” dei soggetti che operano nella cessione dei crediti, devono consentire un numero adeguato di transazioni fra coloro che partecipano alla filiera dell’intervento e ammettere sempre la possibilità di cessioni nei confronti di intermediari finanziari iscritti ai relativi albi. Siamo convinti che la politica locale, attraverso la Conferenza Stato-Regioni, possa sollecitare il Governo affinché le norme di riferimento vengano stabilizzate in modo chiaro».
Il decalogo. I motivi che dovrebbero portare alla modifica dell’articolo 28 sono sintetizzati in dieci punti: i cambi in corsa nelle regole disorientano le imprese; la stabilità normativa è indispensabile per consumatori e imprenditori; il mercato è già bloccato dall’effetto annuncio; tutta la filiera è compromessa; lo stop non crea solo danni economici; la reputazione delle imprese è a rischio; liquidità e programmi di sviluppo delle imprese possono essere danneggiate; vengopno penalizzati gli operatori onesti e responsabili; aumenta la sfiducia verso un strumento per la transizione green; rallenta la corsa verso obiettivi di risparmio ed efficienza energetica; l’accesso agli incentivi diventa elitario.



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