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Differenziata, isola al top ma Sassari va a rilento

Differenziata, isola al top ma Sassari va a rilento

La Sardegna seconda regione dopo il Veneto. Orosei è il comune più virtuoso

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CAGLIARI. Sulla raccolta dei rifiuti a far meglio della Sardegna è soltanto il Veneto. È seconda fra le Regioni, prima nel Mezzogiorno: da noi la differenziata va che è una meraviglia quasi dappertutto. Va molto bene in provincia di Oristano e nel Nuorese, escluso però Orune. Abbastanza bene nella Città metropolitana di Cagliari, mentre nel Sassarese è ancora sotto la media regionale. Comunque, tirate le somme, il 74,22 per cento delle tonnellate prodotte in un anno, sono oltre 700mila, da un milione e mezzo abbondante di abitanti, non finisce più alla rinfusa nelle discariche. Da anni, con oltre mezzo milione di tonnellate suddivise mastello per mastello, la Sardegna fa ormai parte dell’olimpo nazionale del riciclo e del riuso. C’è riuscita grazie a una ritrovata coscienza ambientalista, più altrettanto buonsenso civico, almeno nella differenziata, che adesso tra l’altro è organizzata e gestita meglio dai Comuni. «È un ottimo risultato», ha rilanciato l’assessore regionale all’ambiente, Gianni Lampis, nel mettere assieme le tabelle del 2020. «Anzi – ha aggiunto – nonostante l’emergenza sanitaria, siamo andati addirittura più avanti rispetto al 2019, con un più 1,3 per cento, e poi entro dicembre vorremmo superare la soglia virtuosa dell’80. È un obiettivo alla portata della Sardegna, ma va potenziata la raccolta differenziata nei mesi estivi, quando da sempre la produzione di rifiuti tocca i picchi più alti». Quale sarà la strategia? «Far arrivare ai Comuni costieri i finanziamenti necessari per aprire altri ecocentri stagionali e poi punteremo anche su nuove isole di raccolta nei territori dove sono presenti luoghi e monumenti che attraggono i turisti». Nella Finanziaria 2022 dovrebbe essere confermato il mezzo milione destinato ai Comuni, più i quasi tre già stanziati per la bonifica delle vecchie discariche.

Migliori e peggiori. È Orosei il Comune più virtuoso in Sardegna, con oltre l’80 per cento di raccolta differenziata, seguito da Irgoli, Loculi, Onifai, Galtellì e Sant’Antonio di Gallura. Sopra i 30mila abitanti, a guidare il gruppo sono Oristano, Olbia, Nuoro e Quartu. Fra i grandi territori, in testa è sempre la provincia di Oristano, poi Nuoro, Cagliari-Città metropolitana e il Sud Sardegna davanti a Sassari. In fondo alla classifica, invece, con poco più del 50 per cento differenziato, ci sono Orune, Sarroch e ancora Sassari, città in cui – secondo l’assessore Lampis – «il servizio porta a porta zoppica troppo nelle frazioni e in periferia». In generale, però, sono aumentati i Comuni che, nel 2020, hanno superato la quota minima del 66 per cento prevista dalla legge: 366 su 377. E infatti è cresciuto il numero dei «bollini verdi», assegnati chi è più bravo nella differenziata: pagherà meno per il conferimento e lo smaltimento nei centri di raccolta. Oggi in media ogni sardo ha in carico 193 euro l’anno come tassa rifiuti, una famiglia di quattro persone non arriva a 700.

Produzione e riciclo. Nel 2021 è diminuita la raccolta della «frazione organica», ma anche di vetro, plastica, carta e ingombranti. È aumentata, invece, quella di metalli, imballaggi, legno, materiali elettronici, oli, inerti e spazzamento stradale. Con una produzione media per abitante che oscilla dai 507 chili l’anno della provincia di Sassari ai 360 del Nuorese. Oggi è in funzione un solo termovalorizzatore, nell’area industriale di Cagliari, ma ad aprile un secondo sarà inaugurato a Macomer – ha giurato l’assessore Lampis – per servire i Comuni del Centro e Nord Sardegna. È eccellente anche la filiera di riutilizzo della «frazione organica», trasformata tutta in compost agricolo, e quella per la carta e il cartone. Dall’esito incerto, invece, sono vetro, plastica e metalli: vista la scarsa quantità prodotta, il mercato sardo continua a essere snobbato dalle multinazionali del riciclo.

Il grande rischio. «È sempre alta la nostra vigilanza per evitare che arrivino tonnellate di rifiuti da altre regioni o dall’estero», ha detto Alessandro Sanna, direttore generale dell’Agenzia regionale per l’ambiente. Quand’è accaduto, sono state immediate le denunce penali e i ricorsi alla giustizia amministrativa. Perché – ha ricordato l’assessore – «esiste una clausola precisa in ogni autorizzazione per l’ampliamento delle discariche controllate: non possono accettare rifiuti diversi da quelli prodotti dal territorio loro assegnato». Il resto è tutto fuorilegge. (ua)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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