La riforma non decolla: c’è il pasticcio del personale
di Roberto Petretto
Non sono ancora delineati gli organici di Ares e Asl. Caos con le buste paga
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SASSARI. La maggioranza fa quadrato intorno al principio che ha ispirato la riforma: «Riavvicinare la sanità ai territori». La centralizzazione della riforma Pigliaru-Arru è stata combattuta sin dalla campagna elettorale (anche da parte del centrosinistra) e poi abbattuta la la nuova organizzazione articolata in Ares-Asl. Ma la rivoluzione si sta scontrando con problemi organizzativi di difficile soluzione. Si è arrivati alla creazione dei nuovi soggetti amministrativi, ma senza avere chiara la rotta su cosa fare.
Il problema più grosso è quello della ripartizione del personale. La sanità sarda ha qualcosa come 17mila dipendenti. Il personale sanitario è intorno ai 12mila. Il resto se lo dividono settore amministrativo e tecnico. Come saranno ripartiti questi dipendenti? L’Ares non avrà personale sanitario perché si occuperà solo di aspetti amministrativi. Ma gli amministrativi servono anche alle Asl. E questo intreccio di professionalità e competenze non è stato ancora districato. Anche i singoli direttori delle Asl non hanno un quadro definito della situazione. Cosa che si sta ripercuotendo sull’operatività delle varie aziende.
«Il problema maggiore è quello del personale - dice Massimo Cinus, segretario regionale Cisl Sanità -. Il personale amministrativo dovrebbe avere un diritto di opzione e quindi poter scegliere se stare in Ares o andare in Asl».
Il quadro del personale, dunque, non è stato ancora definito, con le conseguenze ben immaginabili.
Ma c’è anche un problema di organici: «La riforma, così com’è, è inattuabile -dice ancora il segretario della Cisl -. Ci sono obiettivi apprezzabili e condivisibili, ma impossibili da realizzare perché il personale è insufficiente rispetto a quello che c’è scritto nella riforma. Si conosce bene il numero di dipendenti che andranno in pensione nel prossimo triennio: ma quelli che termineranno il percorso di laurea nello stesso periodo non basteranno a coprire i posti. Di fatto la riforma non si potrà attuare».
Aumentare i servizi potrebbe quindi essere un obiettivo che si scontra con la realtà: «Se si aprono tante strutture il rischio è che tutti lavorino male e non si diano servizi che servono».
Insomma, la riforma è partita sulla carta, ma in pratica mancano ancora tanti pezzi. L’operatività è ridotta, basta guardare le delibere approvate dalla direttrice generale dell’Ares, Annamaria Tomasella: dieci in tutto dall’inizio dell’anno. Che comprendono anche la presa d’atto della snomina della stessa direttrice più le nomine di direttore amministrativo e di altri responsabili di settore.
«Non hanno ancora attuato niente - dice Cinus - . L’avvio della riforma soffre di una carenza che non è di oggi, ma comunque si porterà appresso una sbagliata programmazione del personale sanitario».
E i problemi non riguardano solo il personale sanitario. Ci sono anche nella predisposizione delle buste paga, proprio perchè con i passaggi da un’azienda all’altra la situazione è confusa. Il mese scorso c’è stato un ritardo nell’accreditamento degli stipendi di tutto il personale della sanità sarda. Ma ci sono stati anche altri intoppi. Soprattutto nel transito da Asl a Areus e ancora di più dall’Arnas “Brotzu” all’Asl Cagliari. A gennaio molti dipendenti si sono visti recapitare due buste paga: una dell’azienda per la quale lavorano attualmente, l’altra dell’Arnas, ma riferita al mese di novembre e con dentro solo le indennità accessorie.
«La sensazione - conclude il segretario della Cisl sanità - è che si sia imposta una marcia forzata per input politici che non rispondono alle esigenze delle persone».
Il problema più grosso è quello della ripartizione del personale. La sanità sarda ha qualcosa come 17mila dipendenti. Il personale sanitario è intorno ai 12mila. Il resto se lo dividono settore amministrativo e tecnico. Come saranno ripartiti questi dipendenti? L’Ares non avrà personale sanitario perché si occuperà solo di aspetti amministrativi. Ma gli amministrativi servono anche alle Asl. E questo intreccio di professionalità e competenze non è stato ancora districato. Anche i singoli direttori delle Asl non hanno un quadro definito della situazione. Cosa che si sta ripercuotendo sull’operatività delle varie aziende.
«Il problema maggiore è quello del personale - dice Massimo Cinus, segretario regionale Cisl Sanità -. Il personale amministrativo dovrebbe avere un diritto di opzione e quindi poter scegliere se stare in Ares o andare in Asl».
Il quadro del personale, dunque, non è stato ancora definito, con le conseguenze ben immaginabili.
Ma c’è anche un problema di organici: «La riforma, così com’è, è inattuabile -dice ancora il segretario della Cisl -. Ci sono obiettivi apprezzabili e condivisibili, ma impossibili da realizzare perché il personale è insufficiente rispetto a quello che c’è scritto nella riforma. Si conosce bene il numero di dipendenti che andranno in pensione nel prossimo triennio: ma quelli che termineranno il percorso di laurea nello stesso periodo non basteranno a coprire i posti. Di fatto la riforma non si potrà attuare».
Aumentare i servizi potrebbe quindi essere un obiettivo che si scontra con la realtà: «Se si aprono tante strutture il rischio è che tutti lavorino male e non si diano servizi che servono».
Insomma, la riforma è partita sulla carta, ma in pratica mancano ancora tanti pezzi. L’operatività è ridotta, basta guardare le delibere approvate dalla direttrice generale dell’Ares, Annamaria Tomasella: dieci in tutto dall’inizio dell’anno. Che comprendono anche la presa d’atto della snomina della stessa direttrice più le nomine di direttore amministrativo e di altri responsabili di settore.
«Non hanno ancora attuato niente - dice Cinus - . L’avvio della riforma soffre di una carenza che non è di oggi, ma comunque si porterà appresso una sbagliata programmazione del personale sanitario».
E i problemi non riguardano solo il personale sanitario. Ci sono anche nella predisposizione delle buste paga, proprio perchè con i passaggi da un’azienda all’altra la situazione è confusa. Il mese scorso c’è stato un ritardo nell’accreditamento degli stipendi di tutto il personale della sanità sarda. Ma ci sono stati anche altri intoppi. Soprattutto nel transito da Asl a Areus e ancora di più dall’Arnas “Brotzu” all’Asl Cagliari. A gennaio molti dipendenti si sono visti recapitare due buste paga: una dell’azienda per la quale lavorano attualmente, l’altra dell’Arnas, ma riferita al mese di novembre e con dentro solo le indennità accessorie.
«La sensazione - conclude il segretario della Cisl sanità - è che si sia imposta una marcia forzata per input politici che non rispondono alle esigenze delle persone».
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