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Oristano, un pronto soccorso senza medici

Oristano, un pronto soccorso senza medici

Servizio garantito dai primari dei reparti e da medici “in affitto”

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ORISTANO. L’ospedale san Martino, il più importante della provincia, sembra essere il paradigma della sanità pubblica allo stremo. Da lunedì, nessuno dei sei medici del reparto è in servizio, assenti chi per malattia chi per infortunio. Alcuni sono stati contagiati dal Covid (e in pronto soccorso, i pazienti positivi in attesa di trasferimento sono stati anche 18). La continuità operativa è affidata ai primari degli altri reparti che su base volontaria (data la situazione, sembra più che obbligata) coprono i turni dei colleghi assenti. Li affianca sempre uno dei cosiddetti “medici in affitto” che, privi della specializzazione in medicina dell’emergenza-urgenza, inizialmente si occupavano solo di codici bianchi e verdi: i casi meno gravi. Da qualche giorno però, i medici “in affitto” si occupano di tutto. Una situazione da “ultima spiaggia”, si potrebbe dire, disposta dalla direzione sanitaria (a sua volta ancora in attesa della nomina del coordinatore) contestata e da più parti considerata “illegittima”. Non piace all’Ordine dei Medici che l’ha sempre contestata, nemmeno ai sindacati e ai comitati e alle associazioni dei medici. La Simeu (Società italiana della medicina dell’emergenza-urgenza), porterà la vicenda all’attenzione del ministro Speranza.

Eppure questa fino ad oggi è la scialuppa di salvataggio alla quale dalla primavera scorsa si sono affidati prima i commissari straordinari (per l’ospedale di Ghilarza) e ora il direttore generale Angelo Maria Serusi che l’ha estesa anche a Bosa, in attesa che vengano banditi i concorsi. Ogni turno di 12 ore viene pagato da 900 (per chi ha la specializzazione) a 700 euro: con tre turni al mese si supera lo stipendio di un medico specializzato dipendente. Specializzazioni che sembrano quasi un optional per lavorare al Pronto soccorso. La RW-Italia BMC health solution h 24, società alla quale si è rivolta la Asl, scrive : «Non sono richiesti specialisti o figure particolari. Si tratta di effettuare un triage avanzato e chiamare lo specialista “appropriato”». Quanto è bastato per scatenare una marea di polemiche: «Ma siamo su scherzi a parte? Alla faccia delle battaglie per il riconoscimento della specializzazione in medicina dell’emergenza-urgenza. Più in basso di così non era proprio possibile», scrive su Facebook il vicepresidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau. Bruno Palmas, presidente regionale del Tribunale dei diritti e doveri del medico lancia una proposta: «Invece di tenere aperti tre pronto soccorso tutti in grave sofferenza, temporaneamente accorpato tutto in un solo presidio». (m.c.)
 

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