In strada senza mascherine, tutti a caccia di normalità
Riaperte le discoteche, l’isola può riprogrammare le manifestazioni culturali
SASSARI. Erano nascosti da Natale sotto almeno tre strati di “tessuto non tessuto” ma da ieri nelle strade di tutta Italia, Campania esclusa, sono ricomparsi i nasi, i sorrisi, i baffi, i rossetti, i lucidalabbra. Piccoli dettagli che appena due anni fa erano semplici scelte estetiche ma che oggi hanno anche un altro significato. Poter scoprire il volto oggi fa rima con l’essere liberi e accende la speranza di poter finalmente dimenticare un’epoca in cui ad indossare le maschere non erano solo i rapinatori. Con prudenza, però: la mascherina non è stata bandita, si deve utilizzare al chiuso, sempre, e soprattutto si deve avere sempre a portata di mano perché, in caso di assembramenti, l’uso ritorna obbligatorio anche all’aperto.
Venerdì è stato il primo giorno di piena libertà facciale all’aperto. A Sassari ne hanno approfittato in tanti, godendosi il timido sole che riscalda questi giorni di febbraio. Ma c’è stato anche chi ha preferito rinviare l’addio perché, in fondo, non si sa mai. E poi chi lo sa, magari la mascherina sopravviverà alla pandemia come semplice presidio sanitario. In molti Paesi orientali non era raro imbattersi in persone con il volto coperto dalla mascherine ben prima del 2020.
Si balla. Oltre alla possibilità di mostrare il viso in pubblico, ieri è ripartito anche l’allegro microcosmo delle discoteche. Presenze ridotte al 50%, controllo del green pass all’ingresso e mascherine obbligatorie sostanzialmente in tutto il locale ad eccezione della pista da ballo. Sono queste le norme da rispettare per mettere insieme i primi passi che dovrebbero condurre al ritorno alla normalità anche il settore universalmente riconosciuto come “il più colpito dalle restrizioni”. «Oggi (ieri, ndr) apriamo – racconta con un pizzico d’emozione Cosimo Salis, storico gestore dei club sassaresi – anche se saremo costretti a rispettare un limite di riempimento che non comprendiamo. Secondo noi ci sono le condizioni per arrivare almeno al 75% della capienza, d’altra parte basterebbe buttare un occhio a quello che accade nel resto dell’Europa per capire che la nostra non è una richiesta fantascientifica». I motivi sono diversi: «Andare in discoteca è sicuro come andare in qualsiasi altro locale – continua Salis – ma in più, con il sistema della prenotazione dei tavoli, abbiamo la possibilità di sapere con precisione quasi assoluta e in netto anticipo quanti clienti dovremo gestire durante la serata. E poi ci sono i controlli del super green pass all’ingresso, le mascherine e i gel igienizzanti». Salis, poi, si rabbuia quando deve ripercorrere gli avvenimenti registrati negli ultimi tempi: «La chiusura dei locali il 24 dicembre è stata una vera mazzata. È arrivata all’improvviso, quando tutti i club avevano programmato le serate, ci ha tolto dal mercato nel momento in cui le nostre attività incassano di più e non ci permesso di far lavorare le 20/30 persone che collaborano con noi». Ma c’è un altro sassolino, per usare un eufemismo, che è rimasto incastrato nella scarpa di Cosimo Salis: «Ricordo quando il Governo ha promesso ristori immediati. Di immediato abbiamo visto solo gli affitti e tutte le utenze necessarie alle attività come le nostre ma di euro in entrata nemmeno l’ombra. E adesso mi chiedo se arriveranno mai». Per fortuna, ci sono anche aspetti positivi: «Da oltre 40 anni faccio questo lavoro e posso dire che in questi due anni ai giovani è mancata un’importante parte di vita. Speriamo che non ci siano altre sorprese e che possano vivere la gioventù come hanno fatto tutti prima di loro».
Feste della tradizione. Tra gli emendamenti alla Dl Green Pass approvati a sorpresa dal Senato nelle serata di giovedì c’è anche il via libera alle manifestazioni culturali e alle feste tradizionali di grande interesse. In attesa dell’approvazione della Camera, l’isola può ritornare a fare affidamento su importanti attrattori turistici: «Questo è il buon segnale che aspettavamo da tempo per capire cosa fare con le manifestazioni della nostra tradizione– spiega l’assessore Al Turismo, Gianni Chessa –. Ora vederemo, insieme alla associazioni, cosa sarà possibile fare». Il carnevale sembra ormai compromesso, perlomeno per limiti di tempo, ma dopo due anni si potrebbe ritornare a seguire i suggestivi riti della settimana santa: «È sicuramente uno dei nostri obiettivi ma per adesso posso solo dire che faremo il possibile perché tutto possa ritornare alla normalità. Faccio un esempio – continua Cohgessa –, ho proposto un bando per le manifestazioni identitarie che prevede un calendario triennale di finanziamenti. Spero di riuscire a portare questa proposta con la legge Omnibus», conclude l’assessore.
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