le reazioni degli studenti
«Ingiusto cambiare dopo 3 anni in Dad ma il Covid ci ha reso già più maturi»
SASSARI. Il vero esame di maturità sentono di averlo già fatto, in due anni e mezzo di Dad, lezioni a singhiozzo, contagi, quarantene e vita sociale vicina allo zero. Si autodefiniscono “Generazione...
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Il vero esame di maturità sentono di averlo già fatto, in due anni e mezzo di Dad, lezioni a singhiozzo, contagi, quarantene e vita sociale vicina allo zero. Si autodefiniscono “Generazione Covid” e lo sono davvero perché il loro ultimo triennio scolastico è stato segnato in maniera indelebile dalla pandemia che ha condizionato il percorso. Ora, a pochi mesi dal vero esame, sono spaventati e anche infastiditi, perché, dicono «la seconda prova scritta rappresenta un ritorno alla normalità che per noi ancora non esiste del tutto». Ma non perdono la grinta e la fiducia in se stessi. Alcuni studenti iscritti all’ultimo anno, protagonisti del progetto La Nuova@scuola, dicono la loro e chiedono di essere ascoltati. « Dopo due anni di didattica a distanza non sarà facile affrontare un esame fondamentalmente completo– dice Andrea Ruzzeddu, Liceo Europeo Canopoleno di Sassari –. Ma quello che più fa scalpore è che le carte vengono svelate e cambiate all’ultimo momento: il ritorno della seconda prova ha causato una rimodulazione del programma scolastico non indifferente. Se le cose fossero state decise dall’inizio dell’anno scolastico, avremmo potuto avere delle armi migliori. Gli studenti non sono delle macchine e nemmeno delle spugne». E poi: «Sembra che sia più importante vedere se gli studenti hanno semplicemente studiato asetticamente, ma cosa resta della nostra personalità? Cosa resta del nostro vero percorso? Perché dimenticare gli ultimi due anni, momento storico di cui noi siamo i diretti testimoni?». Ecco Miriana Sanna, Liceo Scientifico Spano di Sassari: «Dopo due anni e mezzo di Dad, come si può pretendere di essere pronti ad affrontare un esame così importante con soli quattro mesi rimasti per prepararsi? La cosa peggiore è che ci hanno avvisati dell'impostazione definitiva solo gli ultimi giorni di gennaio, con la chiusura del quadrimestre. Non è stata una sorpresa molto gradita. Vero è che bisogna tornare alla normalità, ma si potrebbe aspettare l’anno prossimo per far completamente stabilizzare la situazione». Preoccupata ma fiduciosa è Stefania Remedia, studentessa dell’Itcg Deffenu di Olbia: «Abbiamo studiato a distanza per gran parte degli ultimi tre anni. La Dad non è come la scuola in presenza, alcuni non riescono a seguire e già in alcune verifiche scritte abbiamo avuto difficoltà. Penso comunque che sia giusto fare delle prove scritte e una orale, perché i nostri futuri datori di lavoro potrebbero considerarci “privilegiati” o “meno capaci” di altri. Io credo che noi studenti potremo farcela, con tutto il nostro impegno e la nostra volontà, quella che abbiamo dimostrato in questi anni difficili». Senza dubbio quello di giugno sarà « un esame strano, ricco di tensione, di angosce e paura – dice Enrico Corrias, Liceo classico Azuni di Sassari –. Alla notizia dell’introduzione della seconda prova m’ha preso un brivido di rabbia. Ho pensato che gli omoni che stanno nelle stanze dei bottoni si son dimenticati dei due anni di didattica a distanza. Ho pensato si fossero dimenticati che nessuno mai come noi è stato separato dal dizionario di latino per così tanto tempo. Ma poi si legge bene e si scopre che sarà la nostra scuola, ciascuna scuola coi propri docenti, con le apposite valutazioni, a scegliere il testo da sottoporci. La nostra scuola sarà chiamata a decidere, niente versione calata dall’alto del Ministero. Quindi non disperiamoci prima del previsto. Non sono solito dare messaggi di speranza, ma sono ancora meno solito piangermi addosso per nulla. I pianti lasciamoli per giugno e questa rabbia per i veri torti che subiremo nella nostra vita».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
