La Nuova Sardegna

Penitenziari sardi a rischio collasso

di Luciano Onnis

Gli agenti di custodia proclamano lo stato di agitazione: «Situazione gravissima»

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CAGLIARI. «In Sardegna il sistema carcerario è allo sfascio»: lo hanno denunciato in maniera accorata e unanime le otto sigle sindacali regionali della polizia penitenziaria nel proclamare lo stato di agitazione permanete e annunciare ulteriori clamorose manifestazioni di protesta se le segnalazioni e le istanze del personale carcerario continueranno a essere ignorate. Nel mirino ci sono il ministero della Giustizia e ancor più il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria «completamente latitante nei confronti del sistema carcerario in Sardegna».

Le carceri sarde – è stato detto – sono considerate dal Dipartimento centrale la valvola di sfogo dei penitenziari del continente. Mandano nell’isola i detenuti più pericolosi e quelli psichici: nei dieci istituti sardi, un terzo della popolazione carceraria è dotata del cosiddetto “bollino blu”, a Uta addirittura 220 su 520. Quella che le sigle sindacali Sappe, Osapp, Uil Pa Pp, Sinappe, Uspp, Fns Cisl, Cgil Fp Pp, Cnpp hanno illustrato, con i loro segretari regionali, è apparsa come una situazione esplosiva, nei fatti e nei numeri. Organici all’osso (mancano 400 unità fra agenti, sottufficiali, commissari e dirigenti), servizi penitenziari deficitari a cominciare da quelli sanitari anti Covid 18, mancanza di repartini detentivi e camere di sicurezza negli ospedali, inattuati i presìdi fissi nei tre aeroporti isolani (a Elmas ospitato in un vecchio container arrugginito), l’assenza delle figure direttive regionale e locale: «Da due anni ci ritroviamo su una barca alla deriva che – ha detto Giovanni Murtas del Sinappe –, pur navigando a vista, cerchiamo di non far affondare». Sulla grave mancanza di repartini detentivi e camere di sicurezza negli ospedali si è soffermato Michele Cireddu, segretario di Uil Pa PP, che ha parlato di “gestione fallimentare di un apparato pubblico come è l’istituzione penitenziaria”. «Sono all’ordine del giorno le aggressioni da parte dei malati psichici nei confronti degli agenti – ha denunciato Cireddu –, distruggono le loro camere e per fermarli dobbiamo affrontare situazioni delicatissime. Da anni chiediamo che gli ospedali vengano dotati di repartini detentivi, ne hanno realizzato uno al Santissima Trinità, ma viene utilizzato come ripostiglio». Altre accuse al Dipartimento sono giunte da Raffaele Murtas del Sinappe («Siamo cotti»), Angelo Gavino Tedde (Cnpp), Giovanni Battista Usai (Osapp), Alessandro Cara (Uspp). Ad ascoltare le proteste dei sindacalisti penitenziari i politici Romina Mura, Michele Cossa, Salvatore Deidda e Fausto Piga.

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