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Torna la seconda prova i tanti dubbi dei presidi

di Antonello Palmas
Torna la seconda prova i tanti dubbi dei presidi

La bozza del ministro Bianchi: il punteggio del credito scolastico al 50%

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SASSARI. Fa discutere il mondo della scuola l’ipotesi di modifica dell’esame di maturità anche dopo la modifica dell’ordinanza trasmessa dal ministro Bianchi ai presidenti delle Camere per l’esame delle commissioni. I punti chiave: resta l'impianto con le due prove scritte (ma la seconda sarebbe predisposta dalle singole commissioni d’esame) e il colloquio orale, sparisce la tesina, viene però rimodulata la divisione del punteggio fra il percorso scolastico e le prove di esame, che vengono parificate al 50% (prima si parlava di 60% per l’orale). Le maggiori perplessità sembrano riguardare la seconda prova, che secondo le richieste delle organizzazioni studentesche sarebbe stato meglio abolire. Proprio su questo punto però vertono le proteste di piazza, particolarmente accese nelle grandi città italiane, la richiesta era invece una tesina multidisciplinare.

Massimo De Pau, presidente regionale dell’associazione presidi: «Mi pare che il ministro stia cercando di venire incontro alle richieste dei ragazzi – dice – se la valutazione del credito scolastico del triennio varrà 50%, la loro posizione sarà sufficientemente tutelata. E anche una seconda prova scelta dalla scuola rappresenterebbe una garanzia in più: arrivano all’esame dopo una terza e quarta vissute sotto la pandemia, qual è l’istituto che non ne terrà conto?». Su una cosa De Pau si sente però di appoggiare i dubbi degli studenti: «In genere la seconda prova verte sempre sulla materia caratterizzante il percorso. E in un istituto professionale o un tecnico o come quello che dirigo sarebbe basata su prove pratiche, quando i ragazzi di pratica in questi anni ne hanno fatta pochissima, con il blocco quasi totale dei laboratori. Forse in un liceo sarebbe diverso».

«Se restasse questo nuovo impianto proposto dalla bozza non sarebbe una buona cosa – afferma il dirigente dell’istituto “Fermi” di Ozieri, Antonio Ruzzu – sono solo soluzioni di compromesso che cercano di mettere (malamente) insieme le varie posizioni. Negli scorsi due anni la maturità è stata svolta in una situazione di emergenza e se è vero che in qualche modo quest’anno le scuole sono rimaste aperte, pur tra mille problemi, è vero che i ragazzi hanno risentito di queste difficoltà come in quelli precedenti. In questo senso gli studenti qualche ragione ce l’hanno. Il modello emergenziale di maturità ha tutto sommato funzionato, ho presieduto commissioni d’esame in questi due anni e ho visto alunni molto bravi che hanno fatto bene la tesi valorizzando ciò che hanno appreso nel quinquennio. Sarebbe stato giusto lasciarlo ancora così, visto che la pandemia ancora non è finita». E se l’obiettivo fosse quello di cominciare a mettere mano sin d’ora alla maturità, «mi sembra che non sia questo il momento di formulare un nuovo modello. Meglio farlo in un clima di totale serenità, introdurre ora soluzioni che strizzano l’occhio agli studenti mentre puntano a un’evoluzione verso una maggiore serietà significa raggiungere un compromesso che non serve a nessuno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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