In Sardegna stop alla ricerca di idrocarburi
Il Ministero della Transizione ecologica ha pubblicato il piano delle aree idonee
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SASSARI. Niente più attività di ricerca o coltivazione di idrocarburi in Sardegna: l’isola è stata esclusa dalla mappa delle aree in cui sarà possibile effettuare attività di prospezione e estrazione. La mappa è contenuta nel Pitesai, il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, pubblicato dal ministero della Transizione ecologica. Arrivato dopo tre anni dalla moratoria imposta nel 2019 dal governo, il Piano è una mappa, una sorta di piano regolatore, che indica dove sarà consentita l’estrazione di idrocarburi.
Tra le aree che non potranno più essere interessate da attività di ricerca e coltivazione, oltre alla Sardegna, ci sono Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Liguria, Umbria e, in parte, la Toscana. Divieto di ricerca anche nel 5% della intera superficie marina sottoposta a giurisdizione italiana. Complessivamente il Pitesai riguarda un ambito del 42% del territorio italiano e stabilisce la chiusura alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di tutte le aree marine e terrestri non comprese nell'ambito territoriale di riferimento della pianificazione e valutazione del Piano.
«Regole certe dopo anni di attesa», sottolinea il Mite. L’intento infatti è quello di razionalizzare e concentrare le attività di estrazione su poche concessioni attive. Il via libera infatti riguarda solo le attività le cui domande sono state presentate dopo il primo gennaio del 2010. Troppo poco attente ai criteri ambientali - è questa la considerazione fatta a monte della decisione - quelle antecedenti.
Tra le aree che non potranno più essere interessate da attività di ricerca e coltivazione, oltre alla Sardegna, ci sono Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Liguria, Umbria e, in parte, la Toscana. Divieto di ricerca anche nel 5% della intera superficie marina sottoposta a giurisdizione italiana. Complessivamente il Pitesai riguarda un ambito del 42% del territorio italiano e stabilisce la chiusura alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di tutte le aree marine e terrestri non comprese nell'ambito territoriale di riferimento della pianificazione e valutazione del Piano.
«Regole certe dopo anni di attesa», sottolinea il Mite. L’intento infatti è quello di razionalizzare e concentrare le attività di estrazione su poche concessioni attive. Il via libera infatti riguarda solo le attività le cui domande sono state presentate dopo il primo gennaio del 2010. Troppo poco attente ai criteri ambientali - è questa la considerazione fatta a monte della decisione - quelle antecedenti.
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