Inversione di tendenza: calano contagi e ricoveri
di Roberto Petretto
Primi, timidi segnali di un rallentamento della pandemia anche in Sardegna Resta alto il numero delle vittime (quattro) e quello delle persone in isolamento
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SASSARI. Col vecchio sistema di conteggio sarebbe stata una buona giornata sul fronte della battaglia contro il Covid in Sardegna: la conta ufficiale dell’Unità di crisi regionale, come ha fatto nell’ultimo anno, avrebbe comunicato appena 539 casi, quelli riscontrati con tampone molecolare. In realtà i casi reali sono 1.968 perché bisogna metterci dentro anche quelli individuati con antigenico. È comunque un passo avanti rispetto al giorno precedente perché ce ne sono più di 500 in meno. Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 15.776 tamponi, con un tasso di positività del 12,4%.
Forse la notizia più confortante è quella che arriva dagli ospedali dove i ricoveri sono in calo: uno in meno nelle terapie intensive (totale 28) e quattro in meno in area medica (totale 409). Sono 32.967 i casi di isolamento domiciliare (in aumento di 770 rispetto al giorno prima). Timidissimi segnali di rallentamento? Lo si scoprirà nei prossimi giorni.
Per ora bisogna aggiornare al rialzo anche la conta tragica delle vittime. Quattro nelle ultime 24 ore: una donna di 80 anni, residente nella Città Metropolitana di Cagliari; un uomo di 82 e una donna di 97 anni, residenti nella provincia del Sud Sardegna, e una donna di 79 anni, residente nella provincia di Sassari.
La situazione nei territori. La zona che soffre maggiormente per l’alto numero dei contagi è quella dell’area metropolitana di Cagliari. In sette giorni il numero di nuovi casi ogni 100mila abitanti è stato di 1.352. Leggermente meglio nel Sud Sardegna con 1.327. Salendo la situazione migliora ancora: a Oristano poco più di mille, a Nuoro 754 e a Sassari 833.
Occorre ribadire ancora una volta che questa situazione così pesante in Sardegna è l’esito del criterio di comunicazione dei casi di positivita dalla Regione al ministero. Quando non si conteggiavano i casi riscontrati con tampone antigenico i numeri erano molto più bassi.
La campagna vaccinale. Con l’aumentare della percentuale di popolazione vaccinata, la campagna di somministrazione chiaramente rallenta. Tanto che presto si porrà la questione di cosa fare dei più grandi hub vaccinali.
Dal momento che non sono previste quarte dosi ma si ipotizza solo un eventuale richiamo annuale, alcune megastrutture potrebbero non avere più ragione di esistere. A Sassari già da tempo la sede di Promocamera è stata chiusa a favore di una di dimensione più contenute nella zona di Monte Rosello.
Venerdì sono state somminictrate quasi 7mila dosi, quasi duemila seconde e poco più di 500 prime dosi. Nell’isola quasi l’85 per cento della popolazione vaccinabile ha ricevuto almeno una dose.
Un dato che ci colloca leggermente al di sopra della media nazionale. Il Molise ha la percentuale più alta, l’86,2 per cento. La Sicilia quella più bassa, il 79,7 per cento.
Forse la notizia più confortante è quella che arriva dagli ospedali dove i ricoveri sono in calo: uno in meno nelle terapie intensive (totale 28) e quattro in meno in area medica (totale 409). Sono 32.967 i casi di isolamento domiciliare (in aumento di 770 rispetto al giorno prima). Timidissimi segnali di rallentamento? Lo si scoprirà nei prossimi giorni.
Per ora bisogna aggiornare al rialzo anche la conta tragica delle vittime. Quattro nelle ultime 24 ore: una donna di 80 anni, residente nella Città Metropolitana di Cagliari; un uomo di 82 e una donna di 97 anni, residenti nella provincia del Sud Sardegna, e una donna di 79 anni, residente nella provincia di Sassari.
La situazione nei territori. La zona che soffre maggiormente per l’alto numero dei contagi è quella dell’area metropolitana di Cagliari. In sette giorni il numero di nuovi casi ogni 100mila abitanti è stato di 1.352. Leggermente meglio nel Sud Sardegna con 1.327. Salendo la situazione migliora ancora: a Oristano poco più di mille, a Nuoro 754 e a Sassari 833.
Occorre ribadire ancora una volta che questa situazione così pesante in Sardegna è l’esito del criterio di comunicazione dei casi di positivita dalla Regione al ministero. Quando non si conteggiavano i casi riscontrati con tampone antigenico i numeri erano molto più bassi.
La campagna vaccinale. Con l’aumentare della percentuale di popolazione vaccinata, la campagna di somministrazione chiaramente rallenta. Tanto che presto si porrà la questione di cosa fare dei più grandi hub vaccinali.
Dal momento che non sono previste quarte dosi ma si ipotizza solo un eventuale richiamo annuale, alcune megastrutture potrebbero non avere più ragione di esistere. A Sassari già da tempo la sede di Promocamera è stata chiusa a favore di una di dimensione più contenute nella zona di Monte Rosello.
Venerdì sono state somminictrate quasi 7mila dosi, quasi duemila seconde e poco più di 500 prime dosi. Nell’isola quasi l’85 per cento della popolazione vaccinabile ha ricevuto almeno una dose.
Un dato che ci colloca leggermente al di sopra della media nazionale. Il Molise ha la percentuale più alta, l’86,2 per cento. La Sicilia quella più bassa, il 79,7 per cento.
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