La Nuova Sardegna

Nella miniera dell’isola la chiave della materia oscura

Roberto Petretto
Nella miniera dell’isola la chiave della materia oscura

A Houston il rinnovo dell’accordo per il Progetto Aria sull’estrazione di Argon. Temussi (Crp): «Verso l’ultima parte dell’intervento per la produzione di isotopi» 

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SASSARI. Il progetto va avanti: nelle viscere della terra di Sardegna gli scienziati stanno cercando di produrre “isotopi stabili arricchiti ad altissima purezza”. Detta così potrebbe sembrare un’attività più legata al mondo Marvel, quello dei supereroi e della fantascienza, che a quello reale. Eppure, nella miniera di Seruci con il “Progetto Aria” si svolge da anni un’attività che potrebbe avere imprimere un’accelerazione alla ricerca scientifica. Collaborano a questo progetto istituti scientifici italiani, università americane e uno dei più grandi operatori nord americani dell’energia, la Kinder Morgan. Nei giorni scorsi a Houston è stato fatto un passo importante per la riconferma degli impegni che hanno portato al progetto Aria: «Abbiamo avuto un importante incontro - annuncia il nuovo direttore del Centro regionale di programmazione, Massimo Temussi - per il rinnovo dell’accordo con l’Università di Princeton, l’Istituto nazionale di fisica nucleare e la Regione Sardegna, alla presenza del console italiano, Università di Houston e con il supporto straordinario del premio Nobel per la fisica 2015, Art MacDonald. Ora siamo pronti a eseguire l’ultima parte del progetto Aria che consentirà la produzione di isotopi stabili nel nostro sito Carbosulcis». Al progetto collaborano anche Carbosulcis, società partecipata della Regione che gestisce l’impianto minerario, il Cern, le due università srade, il Politecnico di Milano, il Fermi national laboratory, dell’Enea, l’Istituto Itim di Cluj Napoca (Romania) e di altri numerosi istituti ed università .

L’obiettivo di Aria. In cosa consiste il progetto Aria? Verrà costruita, all’interno di una delle gallerie della miniera, una torre di distillazione criogenica per la produzione di isotopi stabili arricchiti ad altissima purezza. A scanso di equivoci: gli isotopi “stabili” non sono radioattivi. O meglio, lo possono diventare ma dopo un tempo estremamente lungo. A cosa possono servire? Il loro utilizzo, soprattutto quello dell’Argon 40, è rivolto ai programmi di ricerca sulla materia oscura svolti dall’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso. «Il progetto Aria - spiegano dall’Istituto nazionale di fisica nucleare - ha come obiettivo quello di ottenere l’Argon-40 in forma estremamente pura. Un elemento chimico particolarmente stabile usato come materiale-bersaglio nell’esperimento DarkSide-20k».

L’Argon-40 permetterà lo sviluppo di un’innovativa tecnica per la ricerca della materia oscura: «La sfida tecnologica del progetto è quella di realizzare la più alta colonna di distillazione criogenica al mondo capace di purificare l’Argon-40 come richiesto dalle specifiche della collaborazione DarkSide-20k, nonché attuare una produzione massiva di isotopi stabili che trovano applicazioni dalla medicina, alla ricerca fondamentale nel campo della fisica delle particelle».

Il lavoro del progetto Aria potrà avere quindi diversi utilizzi: ad esempio nella sperimentazione e sviluppo di una nuova tecnologia per la successiva produzione su larga scala di isotopi stabili arricchiti di interesse commerciale.

Struttura unica al mondo. L’infrastruttura per la produzione dell’Argon e degli altri elementi consisterà in una torre criogenica di distillazione alta 350 metri, che sarà installata nel Pozzo 1 dell’area di Seruci, Gonnesa (Carbonia). «La torre sarà costituita da 30 moduli collaudati al Cern - spiegano ancora dall’Insn -, e poi trasportati nei cantieri di Nuraxi Figus. Il primo prototipo, alto circa 26 metri, è già stato assemblato ed è entrato in funzione nell’estate del 2019. I moduli, assemblati in superficie per i primi test verranno successivamente installati all’interno del pozzo 1».

Il luogo ideale. L’altezza e il diametro dei pozzi, la loro configurazione «con accessi multipli e sistemi di sicurezza integrati e, soprattutto, la disponibilità di una strada camionabile dalla superficie fino alla profondità di 500 metri», rappresentano condizioni ideali «per l’installazione in sicurezza di un impianto che avrà dimensioni uniche al mondo».

L’impianto sarà il primo dimostrativo di questo tipo in Europa, e l’unico al mondo con questa tecnologia.



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