La Nuova Sardegna

Arrestato l’investitore: rischia 10 anni di carcere

di Mauro Lissia
Arrestato l’investitore: rischia 10 anni di carcere

A due settimane dalla tragica fine di Daniele notificata la custodia domiciliare Sulla decisione del gip hanno pesato anche la velocità e la guida senza patente

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CAGLIARI. Andava troppo veloce, ha sorpassato un’auto ferma vicino a un passaggio pedonale e per giunta la sua patente di guida era stata revocata cinque anni fa per un problema giudiziario del 2015: sono queste le ragioni, unite al pericolo di reiterazione del reato, che hanno indotto il gip Roberto Cau ad accogliere la richiesta di misura cautelare presentata dal pm Ginevra Griletti per il trentasettenne Emilio Pozzolo, che lo scorso primo febbraio ha travolto e ucciso con uno scooter Honda 750 il piccolo Daniele Ulver, quindici mesi di età, mentre attraversava la via Cadello sul passeggino spinto dalla madre. Il giovane, che fa il badante di disabili, ha moglie e due figli piccoli, si era dato alla fuga dopo l’incidente per presentarsi sconvolto un’ora a mezzo più tardi alla sede della Polizia stradale in compagnia dell’avvocato Riccardo Floris. L’arresto, notificato dagli agenti della polizia locale, è stato una sorpresa perché l’opinione diffusa era che la Procura avesse valutato in senso positivo la scelta fatta da Pozzolo di consegnarsi quasi subito e di raccontare nei dettagli quant’era accaduto, spiegando di non aver visto il passeggino perché accecato dal sole basso del primo pomeriggio. Invece l’istanza per la misura cautelare c’era e stando al codifensore di Pozzolo, l’avvocato Patrizio Rovelli, prevedeva la custodia in carcere. Forse è stato anche lo stato di prostrazione psichica dell’indagato a indurre il giudice ad attenuare il peso del provvedimento, ancorato peraltro ad elementi in buona parte chiariti ma in parte ancora da chiarire. Perché se la dinamica dell’incidente appare accertata, la Procura attende la perizia dell’esperto Francesco Marongiu prima di trarre conclusioni sulla velocità e sulla traiettoria dello scooter prima, durante e dopo l’impatto con il passeggino. Elementi non secondari, perché se come tutto lascia immaginare la tragedia di via Cadello sfocerà in un giudizio penale, l’accusa principale - quella di omicidio stradale, riferita all’articolo 589 bis - è legata a un reato complesso, con pene molto variabili a seconda delle aggravanti. La mancanza della patente - in base a una revoca che l’avvocato Rovelli ritiene illegittima in seguito a una sentenza della Corte Costituzionale - costerebbe a Pozzolo un aumento generico della pena, mentre le altre aggravanti - la velocità, il sorpasso dell’auto in sosta davanti al passaggio pedonale e lo sconfinamento della linea di mezzeria - accrescerebbero fino a dieci anni di reclusione il rischio penale dello scooterista.

La partita giudiziaria si giocherà quindi su questi aspetti, considerato che la responsabilità di Pozzolo non solo è stata accertata ma anche riconosciuta dall’indagato. Nel fascicolo del pm Grilletti manca soltanto la relazione tecnica, a meno che la difesa non produca materiale probatorio integrativo. Dopo di che il problema dei difensori sarà la scelta del rito, mentre resta aperta la questione del risarcimento: la guida senza la patente cancellerebbe la copertura assicurativa del danno, il fondo rischi per le vittime della strada interverrebbe solo a determinate condizioni che dovranno essere valutate. Problemi lontanissimi comunque dal dolore infinito della famiglia Ulver, chiusa in un silenzio cupo da quel giorno in cui il destino della madre Ilaria e del padre Stanislav è cambiato improvvisamente per l’errore o l’imprudenza di una persona.

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