Il peso degli errori e il desiderio di riscatto
Dopo la condanna a 16 anni da qualche mese era in semilibertà: lavorava e faceva volontariato
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NUORO. «Luca aveva un grande desiderio di riscatto. Era un ragazzo che non si è mai risparmiato». Don Roberto Dessolis, da più di un anno alla guida della parrocchia di Beata Maria Gabriella parla dell’operaio ucciso lunedì notte, con gli occhi pieni di lacrime. Trattiene a stento la commozione nel ricordare la figura di un giovane che «si è sempre reso disponibile con tutti, dimostrando particolare attenzione anche alle piccole cose». Nel programma di semilibertà concesso al 42enne di Silanus erano comprese delle ore di volontariato nella parrocchia cittadina, che dista poche centinaia di metri dal luogo dell’omicidio.
«Da qualche mese, da quando aveva iniziato ad uscire dal carcere, in accordo col tribunale e con il magistrato di sorveglianza, Luca veniva da noi nel fine settimana. Si occupava dei bambini, vigilava su di loro quando arrivavano in chiesa, o dovevano attraversare la strada. Interveniva se litigavano. Si muoveva in punta di piedi, con estrema discrezione – ha aggiunto don Roberto –. Non ho parole per descrivere quanto male faccia la sua morte. La voglia di riscatto in lui era forte. Non aveva mai parlato dei suoi errori del passato, ma penso li avesse metabolizzati, nonostante, magari, dentro di sé non avesse completato ancora del tutto il suo percorso».
Un ragazzo educato e disponibile, vicino ai giovani e ai bambini. Questo è l’unico ricordo che il parroco originario di Orgosolo ha del giovane ammazzato sotto casa, in una fredda notte d’inverno. Un uomo che aveva il desiderio di voltare pagina e chiudere con un passato che lo aveva segnato. «Pensavo che la nostra realtà fosse cambiata – ha aggiunto il sacerdote – immaginavo avessimo iniziato a scrivere altro. Invece ogni volta, queste situazioni ci riportano indietro e ci toccano da vicino, perché a Luca, come ad altre persone, abbiamo voluto bene». Ma don Roberto, che è anche vicedirettore della Caritas, alla domanda di scegliere l’immagine più bella di questo nuovo volontario della sua parrocchia, non ha dubbi e ritorna con la mente all’ultimo Natale. «Mi ha sempre colpito la generosità di Luca e le attenzioni che aveva nei miei confronti – ha detto il sacerdote –. Aveva iniziato a lavorare a Villagrande, in questa importante azienda di carni, e mi aveva chiesto di poter donare dei prodotti alla Caritas. Sarebbe stato bello, per lui, poter permettere a quelle persone, almeno nel giorno di festa, poter mangiare dell’agnello. Luca aveva un cuore grande e percepiva la sofferenza. La sua è una storia triste, come quella di chi ha cercato di dare una svolta alla propria vita, pensando di poterne migliorare il corso che, invece, improvvisamente è stato interrotto da altri. Qui è una questione culturale. Non si hanno valori. L’errore di Luca c’era stato, ma stava facendo di tutto per essere una persona nuova». Un uomo discreto, delicato che chiedeva qualsiasi cosa prima di muoversi. «Bastava uno sguardo con le catechiste o con me – ha continuato don Roberto – e lui si dava da fare. Su questo ragazzo i pregiudizi saranno stati tanti, ma era stato un carcerato modello. Aveva vinto un concorso di poesia e anche questo significa che era una persona sensibile. La verità è che continuiamo a non dare valore alla vita – ha concluso il giovane parroco –. Spero che la storia di redenzione di questo uomo, anche attraverso il carcere, insegni alle nuove generazioni che dagli errori ci si può rialzare». (k.s.)
«Da qualche mese, da quando aveva iniziato ad uscire dal carcere, in accordo col tribunale e con il magistrato di sorveglianza, Luca veniva da noi nel fine settimana. Si occupava dei bambini, vigilava su di loro quando arrivavano in chiesa, o dovevano attraversare la strada. Interveniva se litigavano. Si muoveva in punta di piedi, con estrema discrezione – ha aggiunto don Roberto –. Non ho parole per descrivere quanto male faccia la sua morte. La voglia di riscatto in lui era forte. Non aveva mai parlato dei suoi errori del passato, ma penso li avesse metabolizzati, nonostante, magari, dentro di sé non avesse completato ancora del tutto il suo percorso».
Un ragazzo educato e disponibile, vicino ai giovani e ai bambini. Questo è l’unico ricordo che il parroco originario di Orgosolo ha del giovane ammazzato sotto casa, in una fredda notte d’inverno. Un uomo che aveva il desiderio di voltare pagina e chiudere con un passato che lo aveva segnato. «Pensavo che la nostra realtà fosse cambiata – ha aggiunto il sacerdote – immaginavo avessimo iniziato a scrivere altro. Invece ogni volta, queste situazioni ci riportano indietro e ci toccano da vicino, perché a Luca, come ad altre persone, abbiamo voluto bene». Ma don Roberto, che è anche vicedirettore della Caritas, alla domanda di scegliere l’immagine più bella di questo nuovo volontario della sua parrocchia, non ha dubbi e ritorna con la mente all’ultimo Natale. «Mi ha sempre colpito la generosità di Luca e le attenzioni che aveva nei miei confronti – ha detto il sacerdote –. Aveva iniziato a lavorare a Villagrande, in questa importante azienda di carni, e mi aveva chiesto di poter donare dei prodotti alla Caritas. Sarebbe stato bello, per lui, poter permettere a quelle persone, almeno nel giorno di festa, poter mangiare dell’agnello. Luca aveva un cuore grande e percepiva la sofferenza. La sua è una storia triste, come quella di chi ha cercato di dare una svolta alla propria vita, pensando di poterne migliorare il corso che, invece, improvvisamente è stato interrotto da altri. Qui è una questione culturale. Non si hanno valori. L’errore di Luca c’era stato, ma stava facendo di tutto per essere una persona nuova». Un uomo discreto, delicato che chiedeva qualsiasi cosa prima di muoversi. «Bastava uno sguardo con le catechiste o con me – ha continuato don Roberto – e lui si dava da fare. Su questo ragazzo i pregiudizi saranno stati tanti, ma era stato un carcerato modello. Aveva vinto un concorso di poesia e anche questo significa che era una persona sensibile. La verità è che continuiamo a non dare valore alla vita – ha concluso il giovane parroco –. Spero che la storia di redenzione di questo uomo, anche attraverso il carcere, insegni alle nuove generazioni che dagli errori ci si può rialzare». (k.s.)
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