Silanus quasi indifferente davanti alla morte di Virde
di Valeria Gianoglio
L’uomo assassinato a Nuoro 10 anni fa uccise il compaesano Antonello Arca Il parroco padre Lombardi: «Sono certo: nessun legame tra i due episodi»
4 MINUTI DI LETTURA
INVIATA A SILANUS. Un morto ammazzato la notte prima, la notizia che corre di telefonino in telefonino insieme all’eco dell’omicidio di dieci anni fa nel cuore del paese, altre due scomparse da gestire e mandare giù come un boccone amaro, e una comunità intera smarrita, provata dal dolore e sferzata dalle raffiche di vento gelido che scoraggia molti dalle solite uscite quotidiane. Sono tanti i pensieri che affollano la mente di padre Vito Lombardi, quando, di buon’ora, nella piccola stanza adibita a sacrestia della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate, dal suo smartphone cerca di gestire le ultime tragedie che hanno colpito Silanus e le sue pecorelle. E tenta di distribuire gli ultimi tre morti del paese – uno dei quali, Luca Virde, ucciso a fucilate – e le esequie con il rispetto che meritano.
«Non è stata una vendetta» esordisce, quasi a bruciapelo, davanti a chi gli chiede se conosceva il morto ammazzato la notte prima, tra le strade di Nuoro. «Non è stata una vendetta, non ha nessun legame, credo, con l’omicidio precedente – ripete, sistemandosi meglio la mascherina e gli occhiali – nessun legame: quello è sicuro. Perché conosco le due famiglie e sono persone perbene».
«Io quel ragazzo non l’ho mai conosciuto, non conosco nemmeno il volto se non dalle foto – continua – perché io sono qua da cinque anni e mezzo, non conosco niente di questa persona se non quello che ho letto. E non c’ero nemmeno quando c’è stato l’omicidio di dieci anni fa. La notizia di ieri l’ho saputa questa mattina, ed è stata una mattina dove purtroppo i morti non sono mancati: oltre a Virde, abbiamo avuto altre due scomparse, e la notizia più brutta è stata la morte di una ragazza del paese. E poi è morta una persona anziana. Per la comunità è un giorno doloroso: e posso garantire che il dolore più grosso per la comunità è la morte di questa ragazza». Padre Lombardi ne è certo: «Nessuna vendetta – ribadisce, mentre si prepara a celebrare una messa e a poca distanza sente arrivare i componenti della confraternita di Santa Croce – conosco le due famiglie, quella di Virde, e quella dell’omicidio di dieci anni fa, e sono persone bravissime. Non hanno minimamente l’idea della vendetta. Intanto perché giustizia gli era stata un po’ resa, anche se davanti al morto la giustizia non c’è mai. Però penso che sia per qualche altra cosa rimasta in sospeso. Certo, quell’episodio di dieci anni fa è successo. Certo, Virde era un uomo che aveva commesso un delitto e che stava pagando. Ma il paese è cambiato, almeno in questo: non c’è l’ombra della vendetta. Le questioni delle faide appartengono a un tempo che non c’è più».
A poca distanza dalla chiesa di Sant’Antonio Abate, nel palazzo comunale, il sindaco, e avvocato, Giampietro Arca ha da poco lasciato il suo ufficio per partecipare a un incontro dell’Unione dei Comuni del Marghine, che presiede.
Ma anche solo dal tono di voce, al telefono, non riesce a nascondere il dolore per la giornata terribile che è toccata al paese. «Oggi è una giornata nefasta e piena di morti – spiega, sconsolato – . Luca Virde non lo vedevo da 10 anni, sapevo che si stava riabilitando. La sua morte violenta è una notizia che ci scuote tutti. Ci stringiamo con affetto ai suoi familiari. Quanto alle vicende del passato, così come a quelle attuali, io sono un uomo di legge per cui non posso che affidarmi alla giustizia e chiedere che faccia il suo corso».
Nell’edicola delle sorelle Daniela e Stefania Pes, nipoti del giovane Antonello Arca, ucciso da Virde dieci anni fa, non c’è alcuna intenzione, né tantomeno voglia, di commentare l’ultimo morto ammazzato. «Non ci interessa, ci scusi ma non facciamo nessun commento. Oggi siamo sconvolte perché è morta una nostra amica».
In piazza Itria, il ricordo di Antonello, il gigante buono di Silanus ucciso a luglio 2012, è ancora ben presente. È un vaso che il vento ha buttato giù, in mezzo a un’aiuola verde, sistemato proprio nel punto dove dieci anni fa Antonello Arca era stato trafitto dalle coltellate al termine di una festa di paese. Mentre tra il corso e via Podgora, nella palazzina all’ingresso del paese dove vivono la mamma di Luca Virde, Peppina e il fratello Matteo, è tutto sbarrato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Non è stata una vendetta» esordisce, quasi a bruciapelo, davanti a chi gli chiede se conosceva il morto ammazzato la notte prima, tra le strade di Nuoro. «Non è stata una vendetta, non ha nessun legame, credo, con l’omicidio precedente – ripete, sistemandosi meglio la mascherina e gli occhiali – nessun legame: quello è sicuro. Perché conosco le due famiglie e sono persone perbene».
«Io quel ragazzo non l’ho mai conosciuto, non conosco nemmeno il volto se non dalle foto – continua – perché io sono qua da cinque anni e mezzo, non conosco niente di questa persona se non quello che ho letto. E non c’ero nemmeno quando c’è stato l’omicidio di dieci anni fa. La notizia di ieri l’ho saputa questa mattina, ed è stata una mattina dove purtroppo i morti non sono mancati: oltre a Virde, abbiamo avuto altre due scomparse, e la notizia più brutta è stata la morte di una ragazza del paese. E poi è morta una persona anziana. Per la comunità è un giorno doloroso: e posso garantire che il dolore più grosso per la comunità è la morte di questa ragazza». Padre Lombardi ne è certo: «Nessuna vendetta – ribadisce, mentre si prepara a celebrare una messa e a poca distanza sente arrivare i componenti della confraternita di Santa Croce – conosco le due famiglie, quella di Virde, e quella dell’omicidio di dieci anni fa, e sono persone bravissime. Non hanno minimamente l’idea della vendetta. Intanto perché giustizia gli era stata un po’ resa, anche se davanti al morto la giustizia non c’è mai. Però penso che sia per qualche altra cosa rimasta in sospeso. Certo, quell’episodio di dieci anni fa è successo. Certo, Virde era un uomo che aveva commesso un delitto e che stava pagando. Ma il paese è cambiato, almeno in questo: non c’è l’ombra della vendetta. Le questioni delle faide appartengono a un tempo che non c’è più».
A poca distanza dalla chiesa di Sant’Antonio Abate, nel palazzo comunale, il sindaco, e avvocato, Giampietro Arca ha da poco lasciato il suo ufficio per partecipare a un incontro dell’Unione dei Comuni del Marghine, che presiede.
Ma anche solo dal tono di voce, al telefono, non riesce a nascondere il dolore per la giornata terribile che è toccata al paese. «Oggi è una giornata nefasta e piena di morti – spiega, sconsolato – . Luca Virde non lo vedevo da 10 anni, sapevo che si stava riabilitando. La sua morte violenta è una notizia che ci scuote tutti. Ci stringiamo con affetto ai suoi familiari. Quanto alle vicende del passato, così come a quelle attuali, io sono un uomo di legge per cui non posso che affidarmi alla giustizia e chiedere che faccia il suo corso».
Nell’edicola delle sorelle Daniela e Stefania Pes, nipoti del giovane Antonello Arca, ucciso da Virde dieci anni fa, non c’è alcuna intenzione, né tantomeno voglia, di commentare l’ultimo morto ammazzato. «Non ci interessa, ci scusi ma non facciamo nessun commento. Oggi siamo sconvolte perché è morta una nostra amica».
In piazza Itria, il ricordo di Antonello, il gigante buono di Silanus ucciso a luglio 2012, è ancora ben presente. È un vaso che il vento ha buttato giù, in mezzo a un’aiuola verde, sistemato proprio nel punto dove dieci anni fa Antonello Arca era stato trafitto dalle coltellate al termine di una festa di paese. Mentre tra il corso e via Podgora, nella palazzina all’ingresso del paese dove vivono la mamma di Luca Virde, Peppina e il fratello Matteo, è tutto sbarrato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
