La Nuova Sardegna

I Pink Floyd colonna sonora della mia vita

di Francesca Biancu*

“So, ya, thought ya, might like go to the show”. Roger Waters con questa frase apre il sipario e inizia a raccontarci la storia della sua infanzia, travagliata e ambigua, con una madre un po’ assente...

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“So, ya, thought ya, might like go to the show”. Roger Waters con questa frase apre il sipario e inizia a raccontarci la storia della sua infanzia, travagliata e ambigua, con una madre un po’ assente e un mondo incomprensibile, pieno di ingiustizie, persone vuote, insegnanti insensibili e amori platonici. Ascoltando questi testi possiamo cogliere la vera essenza della musica e quasi “sfondare un muro” anche noi, cercare di uscire da quella gabbia fatta di maschere che ci circondano e guardano male. La prima volta che ho ascoltato quest’album dei Pink Floyd avevo otto anni; mio padre mise un cd e scelse “Another Brick in the wall”, mentre mi accompagnava a scuola. Poi crescendo, imparai che c’era molto di più di questo, percorrendo la discografia di quel misterioso gruppo album per album, canzone per canzone. I testi dei Pink Floyd sono poesie che possono rendere nostalgici e spensierati allo stesso tempo, sono un quadro del mondo che ci circonda, una riflessione sull’amore e su tutte le sue sfaccettature, sulla rabbia, gli istinti umani, gli affetti perduti. The wall è stato l’album che ho più sentito, immedesimandomi nell’infanzia di Roger e immaginandomi su un palcoscenico, con un pubblico che assista al film della mia vita. Ho provato malinconia e la provo tutt’ora ascoltandolo ma sento anche una grande forza di volontà, una voglia di andare avanti, perché a volte ci fermiamo e sembra quasi che il nostro cuore si fermi, ma poi il battito riprende ed è allora che “The show must go on”. Ma anche Dark Side of the moon, con le riflessioni di Gilmour e Waters sull’esistenza umana mi ha profondamente segnata. È una sorta di opera filosofica dove vengono approfonditi i dubbi esistenziali, la nascita, la vita e la morte, la fugacità del tempo. Affronta i limiti dell’animo umano, anche parlando della violenza, della guerra, dell’odio tra gli uomini. Ciò che colpisce è il modo in cui gli artisti siano tutt’uni con i loro testi, intervenendo non solo con musica e strumenti particolari, ma anche con risate, commenti, dialoghi. Ancora, alla genialità con cui Animals tratta dei problemi sociali, rifacendosi alla “Fattoria degli animali” di George Orwell, si contrappone la nota nostalgica di “The final cut”, la cui ultima canzone sembra intrappolare gli ultimi suoni, come se scappassero, segnando così la fine di un gruppo che rimarrà immortale nella storia della musica. Ogni sognatore dovrebbe avere una colonna sonora, perché per ogni sognatore la vita è un film reale, che ha bisogno di mantenere viva la sua arte per andare avanti. Io vedo i Pink Floyd nella colonna sonora della mia vita, cantare e suonare, piangere e ridere con me. La musica è in grado di tirare fuori sia il meglio che il peggio di te, per questo la ami e non puoi farne a meno.

*Francesca frequenta il Liceo Azuni di Sassari

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