La Nuova Sardegna

Maxi bollette a Prato Sardo «Licenzio tre dipendenti»

di Alessandro Mele
Maxi bollette a Prato Sardo «Licenzio tre dipendenti»

Cifre triplicate in pochi mesi. L’imprenditore: «Non abbiamo alternative»

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NUORO. «L'ultima bolletta dell'energia elettrica ci costringe a pagare 6.257,56 euro tra consumi effettivi e imposte. Sono 208 euro al giorno, sarò costretto a mandare a casa tre padri di famiglia». È uno degli effetti nefasti del caro energia che anche a Nuoro costringe un datore di lavoro a scegliere di sacrificare risorse umane per poter pagare le bollette e per riuscire a scansare lo spettro del fallimento. È il dilemma morale che negli ultimi tempi sta affliggendo Peppe Mattu, imprenditore da quarantadue anni e socio della storica azienda di elettrodomestici “Coccollone”, oggi centro Unieuro di Prato Sardo, nella zona industriale della città. Il dramma è reale, si legge negli occhi di chi è costretto a licenziare e si può ascoltare nella voce di chi non riesce a trovare soluzioni alternative: «L'esatta misura di come affossare un’azienda – racconta lo stesso Peppe Mattu – l’abbiamo verificata nel giro di soli tre mesi, passando da un consumo mensile di 2.300 euro a quasi il triplo della cifra, pur consumando lo stesso quantitativo di energia elettrica. Aspetto con terrore, con ansia, con negatività, di ricevere in azienda la prossima bolletta nella quale gli aumenti saranno ancora superiori. Perché il vero problema è che il trend rimarrà in crescita costante».

Lo spettro dei licenziamenti nella storica azienda nuorese ha preso forza mese dopo mese, scritto nero su bianco sulle ultime quattro fatture erogate da Enel energia: «La prima, pagata lo scorso ottobre, recitava 2.363,63 euro – spiega l'imprenditore nuorese mentre stringe i fogli tra le mani –. Quella del novembre 2021 indicava 3.876,04 euro. Il salasso è proseguito nel mese di dicembre, con 4.385,18 euro, per arrivare all'ultimo colpo della fattura di gennaio, superiore ai seimila euro. Assurdo. Aspettavamo degli aumenti, questo sì, ma non pensavamo di dover fra fronte a fatture praticamente triplicate». La necessità di dover attingere al portafogli a piene mani sta costringendo Peppe Mattu a non poter più ragionare con il cuore: «Anche se il caro energia si fermasse alla cifra dell'ultima fattura – ammette rammaricato – significherebbe l’accumulo di un costo vivo per l’azienda superiore ai cinquantamila euro in un solo anno, l'equivalente del salario di tre dipendenti, di tre padri di famiglia. In questo momento abbiamo dodici addetti alle vendite, non stagisti, ma personale formato e assunto a tempo indeterminato. Persone che hanno sulle spalle una famiglia e l’avvenire dei propri figli. Il solo pensiero di doverne mandare a casa alcuni non fa che aggiungere preoccupazioni alle preoccupazioni, ma se le cose non cambieranno sarà questa la sorte di tutto il mondo imprenditoriale, a danno anche del servizio che viene offerto al cliente, che ovviamente non potrà essere lo stesso». Gli investimenti del passato si sono rivelati inutili e altrettanto lo sarebbero quelli futuri: «Abbiamo investito tanto nell'adeguamento energetico e nelle migliorie con l'obiettivo di risparmiare e di impattare il meno possibile sul bilancio aziendale – racconta ancora Peppe Mattu –, consumiamo addirittura meno rispetto al passato. Con altri fornitori non cambierebbe niente, me lo dicono i colleghi imprenditori. Gli unici che si sono salvati sono quelli che hanno stipulato contratti con compagnie private a prezzo fisso». Dal pagamento della bolletta è impossibile sottrarsi, resta solo una speranza: «Quella che il governo nazionale faccia presto fronte a questa disgrazia, solo se interverranno subito potrò rivedere la decisione di dover licenziare tre dipendenti. È l'aggravio più alto vissuto in 42 anni di lavoro – conclude – e va ad aggiungersi a tutte le altre tasse da pagare. Con queste premesse, il futuro resta un salto nel buio».

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