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«Parlava ai ragazzi di come controllare l’istinto»

«Parlava ai ragazzi di come controllare l’istinto»

Il racconto di chi accompagnava la vittima dell’agguato di lunedì nel percorso di riabilitazione

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NUORO. È stato descritto come un detenuto modello, altrimenti non avrebbe potuto usufruire del regime della semilibertà. Luca Virde stava usufruendo della licenza prolungata. La misura alternativa gli aveva permesso di iniziare a stare fuori, e riassaporare la libertà. Il primo periodo aveva iniziato con i permessi. Aveva già scontato metà della sua pena e dopo otto anni trascorsi in cella, un anno fa l’operaio aveva iniziato a ottenere la liberazione anticipata che consiste in una riduzione di pena di 45 giorni per ogni semestre di pena scontata.

L’aver poi trovato un lavoro all’esterno gli aveva permesso di poter accedere al regime di semilibertà. Ma per lui quel ponte da “dentro” a “fuori” si era creato già prima, grazie alla cooperativa sociale “Ut Unum Sint” di cui è presidente don Pietro Borrotzu, che fino a qualche anno fa organizzava in carcere progetti sulla giustizia riparativa.

Iniziative – come ha ricordato il sacerdote – che avevano permesso a diversi detenuti (tra cui Luca Virde) di poter lasciare anticipatamente le mura del penitenziario, per svolgere dei seminari all’esterno.

«Ricordo che in alcune occasioni avevamo coinvolto le scuole – ha detto don Borrotzu–. Gli studenti erano entrati in carcere e si erano potuti confrontare con i detenuti. Luca Virde aveva riportato la sua testimonianza: era stata molto incisiva. Parlando ai ragazzi aveva sottolineato quanto importante fosse riuscire sempre a controllare l’istinto. Perché a volte basta un attimo per rovinarsi la vita. Mi dispiace molto aver incontrato Luca solo per un tratto di strada – ha aggiunto il presidente della “Ut Unum Sint” – e non avergli potuto garantire la continuazione del percorso. Occorre sempre ricordare a noi stessi che un detenuto rimane una persona che ha commesso un reato ma che continuerà ad avere dei sentimenti. Ognuno di noi deve avere la possibilità di cambiare».

L’operaio di Silanus si era distinto anche in un’altra occasione. Nel 2016 era stato premiato al concorso letterario “Poeti sospesi”, giunto alla seconda edizione. Con i versi intitolati “La babele del mare” il detenuto aveva affrontato il tema dell’immigrazione.

Luca Virde aveva dato prova che l’esperienza del carcere lo aveva cambiato nel profondo. Stava riacquistando la libertà e probabilmente avrebbe ripreso la sua vita come una persona nuova. Ma qualcuno lunedì notte glielo ha impedito. (k.s.)

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