La Nuova Sardegna

Stabilimenti, i balneari ancora sperano

di Alessandro Pirina
Stabilimenti, i balneari ancora sperano

Gambella, Fiba: «Il Parlamento modifichi la bozza, se no per noi è la fine». Nizzi: «Avevo ragione, le norme Ue si rispettano»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. I balneari sono sul piede di guerra, il via libera del governo alla riforma delle concessioni getta nello sconforto l’esercito di professionisti del binomio lettino&ombrellone che confidavano nell’ennesima proroga, ma questa volta l’Italia, stufa di incorrere nelle procedure di infrazione da parte della Ue per violazione del principio di concorrenza, ha tirato dritto e ha stabilito che da gennaio 2024 tutte le concessioni saranno messe a bando. Una doccia gelata per gli attuali titolari, che rischiano di perdere la loro fonte di reddito. E proprio per quello scelgono di tenere i toni bassi e auspicano che il Parlamento ribalti - cosa difficile - la bozza uscita dal Consiglio dei ministri, o perlomeno la attenui. D’altronde, la Lega, malgrado i suoi ministri abbiamo dato parere positivo alla riforma delle concessioni, ha già annunciato modifiche in aula. Ed è a quello che fa riferimento Francesco Gambella, presidente di Fiba Sardegna, Confesercenti del nordest. «Fortunatamente quella che è stata deliberata alla unanimità è una bozza e non una legge – dice il rappresentante dei balneari –. Tra quella bozza e la legge ci saranno vari passaggi alla Camera e al Senato in cui si dovranno per forza fare delle modifiche a tutela delle microimprese che in Sardegna sono la grande maggioranza. Da noi la maggior parte si estendono dai 200 ai 600 metri quadri, solo il 2 per cento sono pertinenziali. E soprattutto sono quasi tutte aziende a conduzione familiare: noi non facciamo business, il nostro è lavoro». Gambella, dunque, spera nel Parlamento, e soprattutto che venga tenuto conto anche di un altro aspetto della direttiva Bolkestein. «Nell’ultimo report spiagge Legambiente ha certificato che in Sardegna solo il 20 per cento del demanio è occupato da concessioni. Il restante 80 è libero. Le concessioni dell’isola non ricadono nella direttiva Bolkestein. Auspico che la politica si sieda intorno a un tavolo per modificare buona parte dell’impianto della bozza, altrimenti noi microimprese sarde siamo finite». C’è anche un altro aspetto che Gambella contesta. «L’obiettivo della riforma è frenare il caro ombrellone? In realtà i prezzi aumenteranno, perché chi subentrerà a noi dovrà fare investimenti e sarà costretti a fare salire le tariffe del 30 per cento».

Chi, invece, non ha dubbi sulla bontà del provvedimento partorito dal Consiglio dei ministri è Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, che in questi anni ha sempre sposato la linea della fermezza sulla vertenza balneari, andando anche contro il suo partito, Forza Italia. «Il governo Draghi non poteva fare altrimenti, l’ho sempre ribadito e continuo a ribadirlo – dice –. L’Italia ha l’obbligo di recepire le norme europee, se non lo fa deve uscire dalla Ue». E proprio per questo Nizzi ritiene impossibile una revisione della bozza da parte del Parlamento. «Si potrà cambiare qualche virgola, ma la sostanza deve restare quella. Mi auguro solo si faccia bene e in fretta perché il 2024 è dietro l’angolo e bisogna fare sapere a chi vuole partecipare quali sono le regole di ingaggio». Il sindaco non esclude che il legislatore possa prevedere qualche apertura per gli attuali titolari. «Io credo che nel rispetto dei principi di massima pubblicità e trasparenza nel bando si possa avere un occhio di riguardo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative