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Aumenta il costo di biglietti e gasolio: autotrasportatori pronti allo sciopero

Aumenta il costo di biglietti e gasolio: autotrasportatori pronti allo sciopero

SASSARI. Il prossimo passaggio ha le poco rassicuranti sembianze dell’ultima spiaggia: se il Governo non dovesseinvertire la tendenza sui rincari, il mondo dell’autotrasporto è pronto a fermare il...

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SASSARI. Il prossimo passaggio ha le poco rassicuranti sembianze dell’ultima spiaggia: se il Governo non dovesseinvertire la tendenza sui rincari, il mondo dell’autotrasporto è pronto a fermare il sistema. Uno, due, tre giorni. Difficile dirlo. L’unica cosa certa è l’esito disastroso di una protesta di questo tipo in un Paese in cui l’80% del trasporto merci si muove su gomma. Ma per gli autotrasportatori sembrano non esserci alternative, se non quella di lavorare in perdita. Se si considera che oltre agli aumenti del carburante, il cui costo è cresciuto del 30% dal gennaio del 2021 al febbraio del 2022, ci sono anche i rincari forfettari sul costo dei biglietti navali, l’orizzonte del trasporti si tinge di nero.

Caro biglietti. Da marzo, infatti, viaggiare in nave con un camion, o con un semirimorchio, sarà più caro. 50 euro a pezzo, che si tratti di Grimaldi o di Cin (Tirrenia e Moby), le regole d’ingaggio non cambiano. Per tutti. Ci sono anche aumenti più robusti, come i 75 euro aggiuntivi per i mezzi imbarcati sulla Porto Torres-Barcellona o sulla Cagliari-Sagunto. E questi sono solo gli ultimi rincari dei costi del trasporto navale: il primo è del gennaio 2020: 108 euro in più per ogni per semirimorchio e 132 per un bilico completo. Un anno dopo, febbario 2021, altri 67 euro di aumento per i semirimorchio e 82 per gli autoarticolati. Poi, era l’ottobre dello scorso anno, la tariffe sono lievitata di 30 euro al pezzo. Le compagnie di navigazione hanno spiegato l’origine dei rincari, dovuti all’impennata del prezzo del petrolio, passato dai 56 dollari al barile di qualche tempo fa agli attuali 95. E dalla maggiorazione del costo del biglietto potrebbero nascere ulteriori rincari durante la distribuzione delle merci. Una pessima notizia per un’isola che è costretta ad importare gran parte delle materie prime che, giocoforza, dal primo marzo saranno ancora più costose. Per quanto riguarda gli automobilisti, invece, per il momento non sono stati segnalati ritocchi al prezzo del biglietto ma, considerando la situazione, le tariffe potrebbero anche essere corrette. Come potrebbero crescere anche quelle per i soli passeggeri.

Gli autotrasportatori. Negli ultimi mesi il costo del gasolio è cresciuto di 30/40 centesimi al litro. Su salasso per mezzi che mediamente consumano un litro ogni tre chilometri, e che quando riforniscono caricano anche 500 litri di carburante, come capita ai mezzi che pesano più di 11 tonnellate. Significa che il costo del “pieno” è passato dai 500 euro di due anni fa agli attuali 700. Gastone Fabbri, ex Ad di Logistica Mediterranea, l’azienda nata dalla fusione di Tirso Trasporti e San Paolo Trasporti, ha ricevuto la notizia tre giorni fa: «Ma la aspettavamo, sappiamo benissimo che il costo del petrolio è schizzato alle stelle – spiega – ora non possiamo che sperare che i prezzi dei biglietti non crescano ulteriormente, anche se non ne siamo convinti». Per Gastone Fabbri, il problema ha dimensioni enormi: «Una situazione di questo tipo non può fare altro che aumentare la disoccupazione perché molte aziende chiuderanno. Chiaramente nessuno ha voglia di licenziare nessuno, ma quali saranno le alternative se nessuno interverrà?». Andrea Melis, della Melis Trasporti, è sulla stessa barca: «Solo con un sostegno del governo riusciremo ad uscire da questa situazione. Non è aumentato solo il gasolio, è aumentata la corrente elettrica ma è aumentato anche il costo degli pneumatici, dell’olio motore. Anche comprare un camion oggi costa tra il 10 e il 15% in più. Nel nostro piccolo non possiamo fare altro che provare a tenere botta, evitando di lasciare a casa qualcuno», conclude l’imprenditore. (c.z.)

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