industria: POSADINU (acqua san martino)
Dopo il restyiling si teme la tempesta in un bicchiere
di Antonello Palmas
SASSARI. «Un’industria che imbottiglia acqua minerale – si può essere portati a pensare – avrà sicuramente meno problemi dovuti all’aumento dei costi. Non è così». A spiegare come in pratica non ci...
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SASSARI. «Un’industria che imbottiglia acqua minerale – si può essere portati a pensare – avrà sicuramente meno problemi dovuti all’aumento dei costi. Non è così». A spiegare come in pratica non ci siano settori che non siano colpiti dalla crisi energetica è Antonio Posadinu, direttore generale dell’Acqua San Martino, l’azienda di Codrongianos che da pochi mesi ha ripreso la produzione dopo una importante ristrutturazione tecnologica e si trova alle prese con una situazione del tutto imprevista: «C’è molta preoccupazione perché gli aumenti sono molto importanti, a cominciare dall’energia elettrica per proseguire con le materie che utilizziamo per il cosiddetto abbigliaggio, ovvero gli accessori delle bottiglie, che sono tutti in plastica».
Il costo della corrente elettrica che serve per far funzionare l’intera linea produttiva è la prima voce di spesa ed è aumentato «dal 30 al 40 per cento – dice Posadinu – E vi dirò: a sentire cosa accade in casa d’altri, dove si parla di incrementi da... Lascia o raddoppia, a quanto pare abbiamo anche ottenuto un buon risultato contenendo le spese. Questo perché da una parte abbiamo cercato di sfruttare la concorrenza tra i gestori scegliendo quello più conveniente, ma questo può funzionare entro certi limiti. E poi c’è da fare i conti con l’aumento delle materie prime: «Dal tappo all’etichetta – elenca il direttore generale – alla preforma (il manufatto ottenuto dallo stampaggio di Pet che diventerà bottiglia tramite il processo di soffiatura, ndc), ai film (la plastica che avvolge la confezione da sei bottiglie), ma anche il cartone. Gli ultimi aumenti per quanto riguarda la plastica si aggirano intorno al 27 per cento, con uno scarto di un paio di punti percentuali a seconda del fornitore. Ma non possiamo permetterci di abbassare la qualità con un materiale più scadente».
L’altro aspetto cruciale riguarda i trasporti: «Un cambiamento più tangibile che chiunque di noi può constatare quando si reca a fare il pieno e che sta minacciando seriamente la nostra attività, con un +15 per cento del gasolio su costi di trasferimento che prima si aggiravano intorno ai 2000-2300 euro a tratta. Aumenti dei quali ti puoi fare carico una volta, due volte, ma poi basta. Ma questo si traduce in un grande problema – dice Posadinu – che è quello di far accettare gli aumenti alla catena di distribuzione, che a sua volta deve già affrontare la sua quota di rincari e deve trasferire il tutto sul consumatore. Si crea un effetto domino, che al momento si limita a grandi discussioni sulle rispettive posizioni. Aumenti reali? Li vedremo da qui in avanti. Tutti hanno giocato la carta delle scorte di magazzino, nella speranza che questo fenomeno rientrasse o venisse contenuto. Ma la partita inizia ora».
«Il fatto che 3 mesi fa abbiamo (per fortuna) rinnovato gli impianti – dice il dg – fa sì che possiamo avvalerci di una ottimizzazione dovuta a materiali più performanti, consumi ridotti, per cui se l’incidenza della produzione è scesa dal 35% al 20% sul prodotto finito. Ma è una coincidenza. Il fatto è che dopo mesi di sosta avremmo bisogno di lavorare a pieno ritmo. La preoccupazione è anche legata alle possibili reazioni del mercato, il cliente potrebbe essere spinto verso prodotti meno costosi e a ridurre il carrello della spesa o le modalità di acquisto. Fare previsioni in una situazione del genere è abbastanza difficile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il costo della corrente elettrica che serve per far funzionare l’intera linea produttiva è la prima voce di spesa ed è aumentato «dal 30 al 40 per cento – dice Posadinu – E vi dirò: a sentire cosa accade in casa d’altri, dove si parla di incrementi da... Lascia o raddoppia, a quanto pare abbiamo anche ottenuto un buon risultato contenendo le spese. Questo perché da una parte abbiamo cercato di sfruttare la concorrenza tra i gestori scegliendo quello più conveniente, ma questo può funzionare entro certi limiti. E poi c’è da fare i conti con l’aumento delle materie prime: «Dal tappo all’etichetta – elenca il direttore generale – alla preforma (il manufatto ottenuto dallo stampaggio di Pet che diventerà bottiglia tramite il processo di soffiatura, ndc), ai film (la plastica che avvolge la confezione da sei bottiglie), ma anche il cartone. Gli ultimi aumenti per quanto riguarda la plastica si aggirano intorno al 27 per cento, con uno scarto di un paio di punti percentuali a seconda del fornitore. Ma non possiamo permetterci di abbassare la qualità con un materiale più scadente».
L’altro aspetto cruciale riguarda i trasporti: «Un cambiamento più tangibile che chiunque di noi può constatare quando si reca a fare il pieno e che sta minacciando seriamente la nostra attività, con un +15 per cento del gasolio su costi di trasferimento che prima si aggiravano intorno ai 2000-2300 euro a tratta. Aumenti dei quali ti puoi fare carico una volta, due volte, ma poi basta. Ma questo si traduce in un grande problema – dice Posadinu – che è quello di far accettare gli aumenti alla catena di distribuzione, che a sua volta deve già affrontare la sua quota di rincari e deve trasferire il tutto sul consumatore. Si crea un effetto domino, che al momento si limita a grandi discussioni sulle rispettive posizioni. Aumenti reali? Li vedremo da qui in avanti. Tutti hanno giocato la carta delle scorte di magazzino, nella speranza che questo fenomeno rientrasse o venisse contenuto. Ma la partita inizia ora».
«Il fatto che 3 mesi fa abbiamo (per fortuna) rinnovato gli impianti – dice il dg – fa sì che possiamo avvalerci di una ottimizzazione dovuta a materiali più performanti, consumi ridotti, per cui se l’incidenza della produzione è scesa dal 35% al 20% sul prodotto finito. Ma è una coincidenza. Il fatto è che dopo mesi di sosta avremmo bisogno di lavorare a pieno ritmo. La preoccupazione è anche legata alle possibili reazioni del mercato, il cliente potrebbe essere spinto verso prodotti meno costosi e a ridurre il carrello della spesa o le modalità di acquisto. Fare previsioni in una situazione del genere è abbastanza difficile».
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