La Nuova Sardegna

concessionarie auto: Mele (LMG) 

Il motore si ferma: «Come nel 2012»

di Alessandro Pirina
Il motore si ferma: «Come nel 2012»

«La crisi dei microchip frena gli ordini, il mercato è dimezzato»

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SASSARI. Bollette quasi triplicate e fatturato dimezzato. Anche per il mondo dell’auto il 2022 non è iniziato nel migliore dei modi. Il caro energia è andato a colpire pesantemente un settore che già deve fare i conti con forti ritardi nelle consegne, che stanno frenando anche la domanda. Uno scenario non ancora drammatico, ma su cui è necessario un intervento per cambiare rotta prima che la situazione si tramuti in un 2012. Luciano Mele, tra i veterani dell’isola della rivendita di auto, capostipite del Gruppo che ha concessionarie in tutta l’isola, da Sassari a Olbia, fino a Cagliari, allarga le braccia. «Purtroppo ci sono difficoltà».

L’imprenditore prende le ultime due bollette della luce. «C’è stato un incremento spropositato che va a sfasare gli equilibri aziendali. Un aumento di due volte e mezzo. E parliamo di cifre importanti». Mele va nello specifico. «Se prima erano 10mila euro, ora sono 25mila». Un salasso che va ad aggiungersi a un’altra situazione non facile per il mondo dell’auto. «Direi, una situazione veramente drammatica – dice l’imprenditore –. Il Covid ha frenato la produzione di microchip e noi non abbiamo auto nuove. Oggi ne abbiamo la metà e rispetto allo scorso anno il fatturato si è ridotto del 50 per cento. E questo va influire sulla richiesta, perché se per una consegna ci vogliono mesi, in automatico cala anche la domanda».

Eppure dopo lo stop dei primi mesi di pandemia il mercato dell’auto aveva mostrato segni di ripresa. «Dopo il primo lockdown eravamo ripartiti – dice ancora Mele –, salvo poi fermarci di nuovo in seguito alle varie ondate. Ma ora il problema si sta facendo ancora più serio. Mancano i microchip per le auto e dunque siamo bloccati. Ci sono alcune fabbriche di auto che hanno chiuso. È un momento davvero difficile».

Mele spera in un intervento del governo per sbloccare una situazione che rimanda al terribile 2012. «Un periodo tremendo: il picco massimo della crisi. Da allora ci siamo ripresi, ma non abbiamo mai recuperato del tutto quanto era stato perso in quegli anni». E dunque l’auspicio è che la politica impedisca un altro tonfo economico come quello di dieci anni fa. «Hanno promesso anche ristori, ma è ancora tutto da verificare – spiega Mele –. Per il momento noi abbiamo solo costi. E che costi. Ma il fatturato non c’è. E il rischio è che a cascata tutti i settori vengano coinvolti da questa situazione negativa. Speriamo davvero che non perduri».

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