Salasso energia: Regione muoviti
Le famiglie e le imprese della Sardegna in crisi
Certo i nostri primati sono sempre specialissimi. La Sardegna è in cima ai livelli di incidenza sociale in rapporto al caro bollette. E questo, con tutta probabilità, giusto per essere interlocutori e prudenti, deriverebbe anche dal fatto che l’attuale Amministrazione Regionale, efficientissima e puntualissima nella distribuzione di incarichi e fondi pubblici, si è rivelata assai inefficiente, se non del tutto assente, nella messa appunto di ammortizzatori sociali. In pratica una regione la nostra in cui conviene solo fare il politico.
Tutte le altre categorie debbono rassegnarsi ad avere a che fare con la realtà dei fatti. Non è previsto un salvagente che li faccia galleggiare nel pelago degli aumenti o un ombrello che li ripari da eventuali temporali. Siamo i primi in classifica per disagio diffuso. Altrove, nelle altre regioni, le cose sono andate diversamente, ma da noi l’autonomia regionale viene proclamata a singhiozzo, a seconda delle esigenze e soprattutto, se non scientificamente, quando bisogna rivendicare il diritto ad assegnare poltrone e direzioni. Come se appartenessimo a un territorio alieno dallo Stato Unitario, gli stessi che ora ci governano, maggioranza e opposizione uniti, trasecolano di fronte alla situazione vigente.
Siamo amministrati da forze che fanno parte di questo governo nazionale, ma non siamo in grado di mettere a punto sistemi rivolti al cittadino in vista delle “lacrime e sangue” che la stagione incredibile che stiamo vivendo richiedono. La Giunta Solinas pare efficientissima nel gestire i periodi di vacche grasse, ma assai meno attendibile quando si tratta di mettere foraggio in stalla in vista dei periodi di vacche magre. Un deficit cronico di progettualità, una sequenza infinita di decisioni d’imperio in cui il principale intento è saldare e rendere inattaccabili solo i punti di privilegio.
Oggi è chiaro per esempio che una “riforma sanitaria” che aumenta i responsabili e moltiplica le poltrone, ha come primo risultato di far crescere le spese e diminuire le responsabilità. Oggi è chiaro che se si sono impiegati due anni interi per riassegnare posti chiave, di fronte all’emergenza sociale di aziende e imprese che devono affrontare periodi e scelte problematici sul piano nazionale, ci si trova del tutto impreparati. Per intenderci, ogni direttore d’azienda, ogni presidente di consorzio o Fondazione, ogni portaborse locale, è al suo posto, stipendio garantito e sancito per decreto.
Quanto al piccolo o medio imprenditore che deve trovare in un’azione di governo una tutela rispetto a una contingenza nota e annunciata come il caro bollette, c’è tempo. Quanto al cittadino comune che deve tirare avanti col proprio stipendio e che paga con le sue tasse anche molti degli stipendi di cui sopra, c’è tempo. La famosa transizione ecologica della Sardegna, proclamata in campagna elettorale, anni orsono, è stata rimandata per questioni più urgenti, ma quella innocua dilazione, insieme alla conclamata incapacità cronica di programmazione, visione e tutela del cittadino comune, ha contribuito a renderci la regione con la spesa media più alta d’Italia, in rapporto ai rincari della bolletta elettrica.
Aumenti che, per quanto si dica o si voglia ventilare, non sono pensati contro la Sardegna, ma un fenomeno globale, uno dei terribili effetti collaterali di due anni di pandemia, di emergenza sanitaria, scolastica, sociale. Da Roma ci avvertono che esiste un bonus caro bolletta di 600 euro per assistere le famiglie in difficoltà, l’annullamento transitorio degli oneri di sistema, il taglio dell’IVA al 5% per il gas e la possibilità di rateizzare fino a dieci step le bollette del primo trimestre del 2022. Basta? Evidentemente, visto il primo posto nella classifica del disagio che ci contraddistingue, no. Ma la Regione che fa? Batta un colpo.
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