«Tutti possiamo riscattarci e Luca lo stava facendo»
di Simonetta Selloni
Silanus, toccante omelia di padre Lombardi al funerale di Virde, ucciso lunedì
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INVIATA A SILANUS. Padre Vito Lombardi si è rivolto a Peppina Cossu chiamandola “mamma”. Nella chiesa di Sant’Antonio Abate lei ha preso posto al primo banco, a pochi metri dalla bara del figlio Luca Virde, ucciso a Nuoro lunedì scorso. Seduta e sorretta dall’altro figlio Matteo, ha accennato ad alzarsi quando il sacerdote le si è rivolto direttamente. «Mamma, non alzarti. Ci vorrà del tempo. Questo è un dolore terribile, troppo grande. Nessuno di noi, nessuno di quelli che sono qui lo può capire. Soltanto chi lo ha provato è in grado di immaginare quello che stai attraversando». Le parole sono cadute nel santuario gremito. In molti sono rimasti fuori, il Covid impone le gerarchie – teoriche – del dolore e quindi nei banchi non tutti hanno trovato posto, ieri mattina, per il funerale. Il sacerdote ha proseguito. «Mamma, sotto la croce di Gesù chi c’era? La Madonna, vestita di nero come te. E non era Wonder woman, era una mamma in carne e ossa e soffriva come te. Prova a pensare a lei, per cercare conforto e pace».
Pace, una parola forte da pronunciare davanti alla madre di Luca Virde. Aveva 42 anni e un passato ingombrante, Luca: dieci anni fa aveva ucciso a coltellate un compaesano, Antonello Arca, al termine di una festa in piazza. Era stato condannato a 16 anni, un mese e 20 giorni di carcere, ma il Luca caduto sotto le fucilate, lunedì notte in via Romano Ruju a Nuoro, era un uomo che stava provando a voltare pagina. In semilibertà, aveva trovato lavoro e si dedicava instancabilmente al volontariato nella parrocchia Beata Maria Gabriella, nel capoluogo, dove si era stabilito. Il paradigma del suo percorso lascia intendere che avesse colto appieno l’opportunità dei supplementari che gli erano stati concessi per buona condotta. Una redenzione non di facciata. Ecco perché il lavoro dei carabinieri di Nuoro per identificare i suoi assassini, coloro che ritenevano di avere con Virde dei conti in sospeso, non è per niente facile.
«Tutti meritiamo una seconda chance. Tutti possiamo sbagliare, ma dobbiamo poterci rialzare. E Luca lo stava facendo, aveva cambiato la sua vita. Grazie ai sacerdoti, alle suore, al suo datore di lavoro», le parole dell’omelia di padre Vito. Ha raccontato di sé, il sacerdote, di una bocciatura giovanile che rischiava di portarlo su una strada sbagliata ma grazie all’ascolto e all’attenzione di chi gli era stato vicino, quell’inciampo era rimasto, appunto, tale.
Certo, le proporzioni sono altre. Ma il punto fermo è uno solo. «Mamma, Luca stava riscattandosi. Quel che conta è come si ci presenta alla fine. Gesù al ladrone che stava al suo fianco, aveva detto, dalla croce: stasera sarai con me in Paradiso».
Messa partecipata e cantata. Le emozioni nascoste dalle mascherine. Persino un cagnolino, entrato nella chiesa dal portone lasciato aperto, ha camminato lungo la navata centrale e poi, disciplinato, si è seduto non lontano dal feretro. È rimasto lì, fermo, per tutta l’ultima parte della messa. Nessuno ha pensato di spostarlo, non ce n’era bisogno.
Luca Virde non tornava spesso a Silanus, ma evidentemente i contatti non li aveva persi. La presenza di tante persone e la vicinanza al dolore della famiglia ne sono una testimonianza. Tanti sguardi compassionevoli sulla madre, una donna che quando il figlio, subito dopo il delitto, si era reso irreperibile, gli aveva pubblicamente chiesto di costituirsi, di avere fiducia nella giustizia, con una scelta che allora aveva rotto gli schemi.
Ieri tutte le attività di Silanus hanno abbassato le serrande durante il rito funebre. Il corteo ha attraversato il paese in una giornata a tratti piovosa. Peppina Cossu ha seguito il feretro appoggiata al figlio Matteo. Chissà se l’accostamento alla Madonna-Wonder woman ha lenito il suo cuore gonfio di dolore. Ma più dei superpoteri, con tutta probabilità avrebbe preferito restare normale. Così, una mamma come tante.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Pace, una parola forte da pronunciare davanti alla madre di Luca Virde. Aveva 42 anni e un passato ingombrante, Luca: dieci anni fa aveva ucciso a coltellate un compaesano, Antonello Arca, al termine di una festa in piazza. Era stato condannato a 16 anni, un mese e 20 giorni di carcere, ma il Luca caduto sotto le fucilate, lunedì notte in via Romano Ruju a Nuoro, era un uomo che stava provando a voltare pagina. In semilibertà, aveva trovato lavoro e si dedicava instancabilmente al volontariato nella parrocchia Beata Maria Gabriella, nel capoluogo, dove si era stabilito. Il paradigma del suo percorso lascia intendere che avesse colto appieno l’opportunità dei supplementari che gli erano stati concessi per buona condotta. Una redenzione non di facciata. Ecco perché il lavoro dei carabinieri di Nuoro per identificare i suoi assassini, coloro che ritenevano di avere con Virde dei conti in sospeso, non è per niente facile.
«Tutti meritiamo una seconda chance. Tutti possiamo sbagliare, ma dobbiamo poterci rialzare. E Luca lo stava facendo, aveva cambiato la sua vita. Grazie ai sacerdoti, alle suore, al suo datore di lavoro», le parole dell’omelia di padre Vito. Ha raccontato di sé, il sacerdote, di una bocciatura giovanile che rischiava di portarlo su una strada sbagliata ma grazie all’ascolto e all’attenzione di chi gli era stato vicino, quell’inciampo era rimasto, appunto, tale.
Certo, le proporzioni sono altre. Ma il punto fermo è uno solo. «Mamma, Luca stava riscattandosi. Quel che conta è come si ci presenta alla fine. Gesù al ladrone che stava al suo fianco, aveva detto, dalla croce: stasera sarai con me in Paradiso».
Messa partecipata e cantata. Le emozioni nascoste dalle mascherine. Persino un cagnolino, entrato nella chiesa dal portone lasciato aperto, ha camminato lungo la navata centrale e poi, disciplinato, si è seduto non lontano dal feretro. È rimasto lì, fermo, per tutta l’ultima parte della messa. Nessuno ha pensato di spostarlo, non ce n’era bisogno.
Luca Virde non tornava spesso a Silanus, ma evidentemente i contatti non li aveva persi. La presenza di tante persone e la vicinanza al dolore della famiglia ne sono una testimonianza. Tanti sguardi compassionevoli sulla madre, una donna che quando il figlio, subito dopo il delitto, si era reso irreperibile, gli aveva pubblicamente chiesto di costituirsi, di avere fiducia nella giustizia, con una scelta che allora aveva rotto gli schemi.
Ieri tutte le attività di Silanus hanno abbassato le serrande durante il rito funebre. Il corteo ha attraversato il paese in una giornata a tratti piovosa. Peppina Cossu ha seguito il feretro appoggiata al figlio Matteo. Chissà se l’accostamento alla Madonna-Wonder woman ha lenito il suo cuore gonfio di dolore. Ma più dei superpoteri, con tutta probabilità avrebbe preferito restare normale. Così, una mamma come tante.
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