Un ragazzino sardo su 5 vittima di cyberbullismo
di Giuseppe Pulina
Nell’indagine di Eurispes l’identikit dei violenti e dei coetanei che perseguitano
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TEMPIO. È sempre più precoce l’età del cyberbullo e così anche quella di chi ne subisce le moleste attenzioni. È una delle considerazioni condivise dai relatori del convegno organizzato da Eurispes che ha coinvolto la Regione e gli stati generali della scuola sarda (il direttore dell’Usr, Francesco Feliziani, e tanti dirigenti scolastici). I dati dell’indagine non lasciano dubbi: siamo di fronte a un’emergenza che i due anni di provvedimenti eccezionali dettati dalla diffusione del Covid hanno ulteriormente aggravato.
Le nuove regole. Costretti a casa e figli della dad, gli adolescenti sardi sono diventati più vulnerabili alle insidie della Rete e, in particolare, dei social. Come hanno fatto presente nei loro interventi introduttivi il presidente nazionale e il direttore regionale di Eurispes, Gian Maria Fara e Gerolamo Balata, lo scopo dell’indagine era far emergere i numeri di un fenomeno in crescita di cui nessuno nega l’esistenza, ma della cui reale entità non tutti sono forse consapevoli.
Il fenomeno. Che cosa dicono, allora, i numeri dell’indagine Eurispes? Un giovane su cinque (19,6%) ha dichiarato di avere subito atti di vessazione digitale, “raramente” nel 10,3% dei casi, “qualche volta” nel 7,8% o “spesso” nell'1,5%. Poi il bullo non risponde ad un genere preciso, visto che dalla ricerca è emerso che il 50,3% degli autori di atti di vessazioni digitali è di genere maschile e il 49,7% femminile. Una distribuzione quasi speculare. Si sa anche che hanno un’età che va dai 13 ai 19 anni e che esiste una gamma di cattive azioni che sono soliti compiere più frequentemente: scherzi telefonici oppure le “gogne da chat”, che prevedono l’esclusione della vittima dai messaggi condivisi con il solo intento di bersagliarla a sua insaputa. Ma ci sono anche episodi peggiori, sfociati in violenze per nulla virtuali. I bulli dal click facile hanno i loro social preferiti (in particolare, WhatsApp e Telegram, ma non solo) e fanno prevalentemente uso di chat di gruppo e messaggi individuali. I giovani intervistati hanno anche contribuito a definire l’identikit del cyberbullo: ansioso, insicuro, membro di qualche gruppo con cui può condividere l’insana passione di nuocere a coetanei o ad altri giovani, soprattutto se questi ultimi si dimostrano non sempre in grado di difendersi. Tra le vittime preferite figurano anche ragazzi e ragazze con handicap fisici, spesso derisi e isolati proprio per questo.
Virtuale ma reale. Ma il dato più preoccupante, sottolineato dallo psicologo Luca Pisano, può dirsi l’orientamento degli adolescenti a tenere distante l’identità reale da quella virtuale, come se la prima non dovesse rispondere di quest’ultima. Quanto basta, insomma, per dire che il livello di allarme è alto, come ha confermato il dirigente della polizia postale per la Sardegna, Francesco Greco, che ha riferito di casi concreti e complessi, di cui sono stati vittime giovani la cui età è sempre più bassa. Ragione per la quale il direttore dell’Usr Sardegna, Francesco Feliziani, ha definito quella dell’Eurispes un’indagine che guarda a quello che è il mondo giovanile in generale. Al mondo dell’istruzione ha lanciato il suo appello la procuratrice della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Sassari, Luisella Fenu, per la quale la scuola deve prevedere strumenti di rieducazione. Per il procuratore, le risposte degli insegnanti al questionario Eurispes risultano interlocutorie, non sempre incisive o risolutive o tempestive. «Bisognerebbe – ha detto – rendere più forti gli insegnanti, formandoli meglio, per captare il disagio degli studenti». Di aiuto, secondo l’assessore regionale all’Istruzione, Andrea Biancareddu, potrebbero essere le consulenze e gli sportelli degli psicologi, tanto più che una sollecitazione di questo genere arriva anche dal governo Draghi. E sarebbe una misura che non dispiacerebbe ai tanti dirigenti scolastici che hanno dichiarato di trovare utile la ricerca dell’Eurispes e non sempre giuste le responsabilità che in numero eccessivo vengono attribuite alla scuola.
Le nuove regole. Costretti a casa e figli della dad, gli adolescenti sardi sono diventati più vulnerabili alle insidie della Rete e, in particolare, dei social. Come hanno fatto presente nei loro interventi introduttivi il presidente nazionale e il direttore regionale di Eurispes, Gian Maria Fara e Gerolamo Balata, lo scopo dell’indagine era far emergere i numeri di un fenomeno in crescita di cui nessuno nega l’esistenza, ma della cui reale entità non tutti sono forse consapevoli.
Il fenomeno. Che cosa dicono, allora, i numeri dell’indagine Eurispes? Un giovane su cinque (19,6%) ha dichiarato di avere subito atti di vessazione digitale, “raramente” nel 10,3% dei casi, “qualche volta” nel 7,8% o “spesso” nell'1,5%. Poi il bullo non risponde ad un genere preciso, visto che dalla ricerca è emerso che il 50,3% degli autori di atti di vessazioni digitali è di genere maschile e il 49,7% femminile. Una distribuzione quasi speculare. Si sa anche che hanno un’età che va dai 13 ai 19 anni e che esiste una gamma di cattive azioni che sono soliti compiere più frequentemente: scherzi telefonici oppure le “gogne da chat”, che prevedono l’esclusione della vittima dai messaggi condivisi con il solo intento di bersagliarla a sua insaputa. Ma ci sono anche episodi peggiori, sfociati in violenze per nulla virtuali. I bulli dal click facile hanno i loro social preferiti (in particolare, WhatsApp e Telegram, ma non solo) e fanno prevalentemente uso di chat di gruppo e messaggi individuali. I giovani intervistati hanno anche contribuito a definire l’identikit del cyberbullo: ansioso, insicuro, membro di qualche gruppo con cui può condividere l’insana passione di nuocere a coetanei o ad altri giovani, soprattutto se questi ultimi si dimostrano non sempre in grado di difendersi. Tra le vittime preferite figurano anche ragazzi e ragazze con handicap fisici, spesso derisi e isolati proprio per questo.
Virtuale ma reale. Ma il dato più preoccupante, sottolineato dallo psicologo Luca Pisano, può dirsi l’orientamento degli adolescenti a tenere distante l’identità reale da quella virtuale, come se la prima non dovesse rispondere di quest’ultima. Quanto basta, insomma, per dire che il livello di allarme è alto, come ha confermato il dirigente della polizia postale per la Sardegna, Francesco Greco, che ha riferito di casi concreti e complessi, di cui sono stati vittime giovani la cui età è sempre più bassa. Ragione per la quale il direttore dell’Usr Sardegna, Francesco Feliziani, ha definito quella dell’Eurispes un’indagine che guarda a quello che è il mondo giovanile in generale. Al mondo dell’istruzione ha lanciato il suo appello la procuratrice della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Sassari, Luisella Fenu, per la quale la scuola deve prevedere strumenti di rieducazione. Per il procuratore, le risposte degli insegnanti al questionario Eurispes risultano interlocutorie, non sempre incisive o risolutive o tempestive. «Bisognerebbe – ha detto – rendere più forti gli insegnanti, formandoli meglio, per captare il disagio degli studenti». Di aiuto, secondo l’assessore regionale all’Istruzione, Andrea Biancareddu, potrebbero essere le consulenze e gli sportelli degli psicologi, tanto più che una sollecitazione di questo genere arriva anche dal governo Draghi. E sarebbe una misura che non dispiacerebbe ai tanti dirigenti scolastici che hanno dichiarato di trovare utile la ricerca dell’Eurispes e non sempre giuste le responsabilità che in numero eccessivo vengono attribuite alla scuola.
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