Nella Finanziaria 2022
Pacchetto spopolamento: in tanti voglio cambiare
CAGLIARI. Il pacchetto anti-spopolamento sfiora i 300 milioni l’anno. Per la giunta Solinas dovrebbe sollevare le sorti di 275 Comuni sotto i tremila abitanti. Ma parte della maggioranza di...
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CAGLIARI. Il pacchetto anti-spopolamento sfiora i 300 milioni l’anno. Per la giunta Solinas dovrebbe sollevare le sorti di 275 Comuni sotto i tremila abitanti. Ma parte della maggioranza di centrodestra, sardisti, Riformatori e Gruppo Misto in testa, pretende di più. La platea – si legge negli emendamenti – dovrà essere allargata anche ai Comuni sotto i cinquemila residenti, purché abbiamo registrato un calo nelle nascite del 3 per cento negli ultimi dieci anni. Se passasse questa correzione, altri 23 Municipi dovrebbero entrare nella fascia protetta. È su questa differenza che, domani in Consiglio regionale, riprenderà il dibattito sulla Finanziaria 2022.
I bonus. I punti forti del pacchetto sono tre. A cominciare dai 600 euro al mese per le famiglie residenti nei Comuni sotto i 3mila abitanti, o che lì si trasferiranno, in cui nel 2022 (e nei successivi) nascerà un figlio. Avranno il bonus fino ai cinque anni compiuti dal bimbo. Per il secondo figlio, il bonus sarà 400 euro. Sempre a favore delle famiglie, ma anche dei singoli, scrive la Giunta, andrà un contributo a fondo perduto (15mila euro) se ristruttureranno la prima casa. Il terzo caposaldo, infine, è l’incentivo per le imprese, 15mila euro, che apriranno (o trasferiranno) la sede sempre nei piccoli Comuni. Il contributo salirà a 20mila se l’investimento aumenterà i posti di lavoro. Ancora: dall’anno prossimo le stesse imprese avranno a disposizione anche un credito d’imposto (2mila euro)per ogni nuovo assunto.
Gli emendamenti. Non tutta la maggioranza di centrodestra, però, ha condiviso il testo della Giunta. Giovanni Antonio Satta, Gruppo Misto, vorrebbe che il pacchetto fosse esteso ai Comuni sotto 5mila abitanti. Ma questa correzione non passerà: i milioni stanziati non sarebbero sufficienti a far rientrare nella fascia un’altra quarantina di Municipi. È questo il motivo per cui Giovanni Satta, vicecapogruppo del Psd’Az, ha presentato un emendamento all’emendamento con questa clausola in più: i contributi saranno concessi alle famiglie e alle imprese nei Comuni fino a 5 mila abitanti, ma a condizione che, in quei territori, il calo delle nascite sia stato almeno del 3 per cento. Anche Forza Italia, con Emanuele Cera, ha chiesto una correzione: il bonus bebè dovrà essere anticipato al 2021. Secondo i Riformatori, Sara Canu e Michele Cossa, invece, il pacchetto dovrà essere arricchito a favore del digitale e dei trasporti interni.
I controemendamenti. Sono quelli presentati dalle opposizioni. Per il Pd «nessun contributo avrà gli effetti sperati se prima non saranno garantiti i servizi essenziali che oggi non ci sono nei piccoli Comuni», e infatti la loro proposta è un pacchetto che comprende la sanità territoriale e più servizi sociali. È molto simile la posizione dei Progressisti, con richiesti di maggiori finanziamenti per migliorare l’efficienza nei territori montani. Però, salvo accordi trasversali, l’opposizione non avrà i voti in aula per far passare i suoi emendamenti.
I bonus. I punti forti del pacchetto sono tre. A cominciare dai 600 euro al mese per le famiglie residenti nei Comuni sotto i 3mila abitanti, o che lì si trasferiranno, in cui nel 2022 (e nei successivi) nascerà un figlio. Avranno il bonus fino ai cinque anni compiuti dal bimbo. Per il secondo figlio, il bonus sarà 400 euro. Sempre a favore delle famiglie, ma anche dei singoli, scrive la Giunta, andrà un contributo a fondo perduto (15mila euro) se ristruttureranno la prima casa. Il terzo caposaldo, infine, è l’incentivo per le imprese, 15mila euro, che apriranno (o trasferiranno) la sede sempre nei piccoli Comuni. Il contributo salirà a 20mila se l’investimento aumenterà i posti di lavoro. Ancora: dall’anno prossimo le stesse imprese avranno a disposizione anche un credito d’imposto (2mila euro)per ogni nuovo assunto.
Gli emendamenti. Non tutta la maggioranza di centrodestra, però, ha condiviso il testo della Giunta. Giovanni Antonio Satta, Gruppo Misto, vorrebbe che il pacchetto fosse esteso ai Comuni sotto 5mila abitanti. Ma questa correzione non passerà: i milioni stanziati non sarebbero sufficienti a far rientrare nella fascia un’altra quarantina di Municipi. È questo il motivo per cui Giovanni Satta, vicecapogruppo del Psd’Az, ha presentato un emendamento all’emendamento con questa clausola in più: i contributi saranno concessi alle famiglie e alle imprese nei Comuni fino a 5 mila abitanti, ma a condizione che, in quei territori, il calo delle nascite sia stato almeno del 3 per cento. Anche Forza Italia, con Emanuele Cera, ha chiesto una correzione: il bonus bebè dovrà essere anticipato al 2021. Secondo i Riformatori, Sara Canu e Michele Cossa, invece, il pacchetto dovrà essere arricchito a favore del digitale e dei trasporti interni.
I controemendamenti. Sono quelli presentati dalle opposizioni. Per il Pd «nessun contributo avrà gli effetti sperati se prima non saranno garantiti i servizi essenziali che oggi non ci sono nei piccoli Comuni», e infatti la loro proposta è un pacchetto che comprende la sanità territoriale e più servizi sociali. È molto simile la posizione dei Progressisti, con richiesti di maggiori finanziamenti per migliorare l’efficienza nei territori montani. Però, salvo accordi trasversali, l’opposizione non avrà i voti in aula per far passare i suoi emendamenti.
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