Sino all’ultimo con i pazienti non si è mai tirato indietro»
di Silvia Sanna
Alessandro Fiori, medico di base sassarese, ucciso dal Covid il 19 novembre 2020 Maria Letizia, la sorella: «Soldi? Vorrei venisse ricordato per l’impegno e la bontà»
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SASSARI. Unico figlio maschio, il più piccolo arrivato dopo due sorelle. Un padre medico, Giovanni, che del lavoro aveva fatto una missione: andava a casa di tutti i pazienti e con tutti parlava e li ascoltava, di ognuno conosceva alla perfezione il quadro clinico ma anche il carattere, i sentimenti, le paure. Alessandro Fiori sin da bambino aveva assorbito la passione e il rigore del padre, la devozione alla professione unita a una umanità straordinaria. E quando decise di seguire le sue impronte, tutti in famiglia sapevano che sarebbe diventato bravo come il padre. Il dottor Alessandro Fiori, medico di base e cardiologo di Sassari, è morto il 19 novembre del 2020: è stato ucciso dal Covid, che se l’è portato via in una settimana. «La sua morte è uno strappo nel mio cuore, mi consola pensare che sino all’ultimo mio fratello ha seguito la sua coscienza, non si è mai tirato indietro». Per questo è giusto ricordarlo «insieme agli altri medici e personale sanitario che non ci sono più. So che il Governo ha stanziato delle risorse per i familiari, io penso di più a un riconoscimento “morale”, per dire che quello che hanno fatto non sarà dimenticato».
19 novembre 2020. Maria Letizia, la sorella di Alessandro, 4 anni più grande di lui, ripensa a quel giorno, a quella telefonata arrivata dall’ospedale: «Aveva deciso di farsi ricoverare dopo essersi inizialmente curato a casa. Erano subentrati problemi respiratori. Ma stava rispondendo bene alla terapia. Aveva il casco ma non è mai stato intubato, è rimasto cosciente sino alla fine. Purtroppo Alessandro era cardiopatico ed è stata fatale un’embolia polmonare. Noi non abbiamo potuto vederlo, le misure Covid lo impedivano. Mi ha chiamato una nipote dall’ospedale, non me l’aspettavo, un colpo durissimo». Per la famiglia Fiori è stato il secondo lutto in poco tempo: «Tre anni prima ci aveva lasciato la nostra sorella maggiore, eravamo rimasti io e Alessandro, unitissimi, un legame forte, come mio padre ci aveva insegnato. Senza di lui mi sono sentita molto sola, l’ho amato tantissimo».
In prima linea. «Alessandro sapeva che il Covid era pericoloso ma non ha mai chiuso il suo ambulatorio. Per una vita al Corso Vittorio Emanuele, poi in piazza Santa Maria, sempre nel cuore della città. Ha continuato a ricevere i pazienti e ad andare a casa loro, come faceva nostro padre. E non ha mai smesso neppure l’attività di volontariato. Tanti suoi colleghi per precauzione lavoravano a distanza, lui no. Sino al giorno prima della comparsa dei sintomi Covid ha vaccinato i pazienti contro l’influenza. Questa sua disponibilità gli è costata cara, perché è stato contagiato, ma lui era fatto così. Tanti hanno detto “è morto il medico dal cuore d’oro”: è vero». Dalla morte di Alessandro, Maria Letizia è diventata più apprensiva: «Ho due figlie, una lavora al Pronto soccorso. Anche un mio genero è medico. Sono stanchi, non si tirano mai indietro, soffrono nel vedere pazienti che stanno male. Io mi preoccupo, vorrei che allentassero un po’ il ritmo. Poi rivedo in loro la stessa passione e determinazione di mio padre e di mio fratello, e per questo li rispetto molto».
Il ricordo. Qualche tempo fa un’associazione aveva contattato Maria Letizia: «Voleva piantare alberi nel parco di via Venezia in ricordo dei medici scomparsi, ai piedi di ciascuno una targa con il nome. Poi non si è fatto nulla e mi è dispiaciuto. Era una bella idea, una cosa semplice: un gesto simbolico che avrebbe reso onore ad Alessandro e conservato il ricordo di un grande medico e di un uomo buono».
19 novembre 2020. Maria Letizia, la sorella di Alessandro, 4 anni più grande di lui, ripensa a quel giorno, a quella telefonata arrivata dall’ospedale: «Aveva deciso di farsi ricoverare dopo essersi inizialmente curato a casa. Erano subentrati problemi respiratori. Ma stava rispondendo bene alla terapia. Aveva il casco ma non è mai stato intubato, è rimasto cosciente sino alla fine. Purtroppo Alessandro era cardiopatico ed è stata fatale un’embolia polmonare. Noi non abbiamo potuto vederlo, le misure Covid lo impedivano. Mi ha chiamato una nipote dall’ospedale, non me l’aspettavo, un colpo durissimo». Per la famiglia Fiori è stato il secondo lutto in poco tempo: «Tre anni prima ci aveva lasciato la nostra sorella maggiore, eravamo rimasti io e Alessandro, unitissimi, un legame forte, come mio padre ci aveva insegnato. Senza di lui mi sono sentita molto sola, l’ho amato tantissimo».
In prima linea. «Alessandro sapeva che il Covid era pericoloso ma non ha mai chiuso il suo ambulatorio. Per una vita al Corso Vittorio Emanuele, poi in piazza Santa Maria, sempre nel cuore della città. Ha continuato a ricevere i pazienti e ad andare a casa loro, come faceva nostro padre. E non ha mai smesso neppure l’attività di volontariato. Tanti suoi colleghi per precauzione lavoravano a distanza, lui no. Sino al giorno prima della comparsa dei sintomi Covid ha vaccinato i pazienti contro l’influenza. Questa sua disponibilità gli è costata cara, perché è stato contagiato, ma lui era fatto così. Tanti hanno detto “è morto il medico dal cuore d’oro”: è vero». Dalla morte di Alessandro, Maria Letizia è diventata più apprensiva: «Ho due figlie, una lavora al Pronto soccorso. Anche un mio genero è medico. Sono stanchi, non si tirano mai indietro, soffrono nel vedere pazienti che stanno male. Io mi preoccupo, vorrei che allentassero un po’ il ritmo. Poi rivedo in loro la stessa passione e determinazione di mio padre e di mio fratello, e per questo li rispetto molto».
Il ricordo. Qualche tempo fa un’associazione aveva contattato Maria Letizia: «Voleva piantare alberi nel parco di via Venezia in ricordo dei medici scomparsi, ai piedi di ciascuno una targa con il nome. Poi non si è fatto nulla e mi è dispiaciuto. Era una bella idea, una cosa semplice: un gesto simbolico che avrebbe reso onore ad Alessandro e conservato il ricordo di un grande medico e di un uomo buono».
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