La Nuova Sardegna

Adulti, imparate ad ascoltare la voce dei giovani

di Andrea Arru*

L’attivismo dei giovani, in risposta ai loro ed ai principali problemi della società contemporanea, è cresciuto parecchio negli ultimi anni, in tutto il mondo. La spinta che fa muovere e protestare...

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L’attivismo dei giovani, in risposta ai loro ed ai principali problemi della società contemporanea, è cresciuto parecchio negli ultimi anni, in tutto il mondo. La spinta che fa muovere e protestare milioni di ragazze e ragazzi è la volontà di non arrendersi mai di fronte alle violazioni, alle disuguaglianze ed agli abusi di potere, finché non vengono realizzati cambiamenti concreti e radicali dalle classi dirigenti. Almeno ci provano.

Oggi i giovani, ed i giovanissimi, sono sempre in prima fila nelle manifestazioni di piazza per la tutela dell’ambiente, per protestare contro il riscaldamento globale, contro il razzismo e le discriminazioni sociali. Con gli scioperi studenteschi e le occupazioni degli istituti scolastici, denunciano spesso le problematiche legate al mondo della scuola. Qualunque sia la motivazione, lo scopo è sempre quello di sensibilizzare l'opinione pubblica e lanciare un messaggio alle istituzioni. Tutta questa energia è favorita anche dai social network che producono un coinvolgimento mediatico di enormi proporzioni. Ne è un esempio lampante l’attivista svedese Greta Thunberg. Le sue proteste sulla questione ambientale hanno riunito milioni e milioni di follower portandoli nelle piazze di molti paesi del mondo.

Qualunque sia la polemica, la speranza dei giovani è che cortei, scioperi e manifestazioni di protesta non appaiano agli adulti come sfilate silenziose e prive di importanza o, peggio, minacce da reprimere. I giovani che protestano sognano che i loro ideali siano condivisi dalla maggioranza e formulano progetti che coinvolgano il più ampio numero di studenti ed istituti scolastici per garantire il maggiore confronto possibile. In questo senso, in Italia, hanno un ruolo fondamentale le Consulte provinciali degli studenti, che sono il massimo organo di rappresentanza studentesca per la scuola superiore. Grazie alla loro attività, nascono proposte e sono espressi pareri da sottoporre al MIUR per la soluzione di problemi sulla formazione e sull’ istruzione.

Animati anche dal lavoro delle Consulte, in tutta Italia, gli scorsi giorni, gli studenti si sono mobilitati contro l’alternanza scuola-lavoro, che ha visto recentemente la morte di due studenti lavoratori. In controtendenza, a Sassari non ha avuto molto successo l’ultima manifestazione, del 18 febbraio scorso, contro l’alternanza scuola lavoro ed il nuovo esame di maturità. Il sit-in, pacifico e ordinato, all’Emiciclo Garibaldi, ha radunato pochi studenti. L’impressione è che i ragazzi siano un po’ in sofferenza e sfiduciati per l’esempio che la politica attuale sta dando ai giovani. C’è stata una scarsa partecipazione da parte degli studenti forse perché, anche dopo il confronto e il dialogo con le istituzioni, le decisioni prese non hanno tenuto conto del “nuovo mostro”, il covid, contro il quale i giovani hanno dovuto lottare in questi ultimi anni. Purtroppo, stiamo vivendo un momento storico, politico ed economico in cui, esasperati dalla pandemia da coronavirus, i giovani hanno sempre meno fiducia nelle istituzioni. Infatti, ultimamente, abbiamo assistito alla produzione di norme farraginose e poco chiare, in cambiamento continuo, specialmente con riferimento alla scuola. Perciò, anche la scarsa partecipazione, a Sassari, deve essere considerata un segnale dei giovani. Comunque, in attesa che qualche cosa cambi, la mobilitazione continuerà. Deve continuare. La morte degli studenti lavoratori non può passare in silenzio. Saranno i ragazzi a ricordare a gran voce questi eventi drammatici per sensibilizzare sempre più le istituzioni con ribellioni, manifesti e striscioni. Si spera sempre più numerosi.

*Andrea frequenta il Liceo classico Azuni a Sassari



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