La Nuova Sardegna

Essere liberi vuol dire anche scegliere di morire

di Andrea Ruzzeddu
Essere liberi vuol dire anche scegliere di morire

La bocciatura del referendum sull’eutanasia: le motivazioni della Consulta appaiono superficiali, la battaglia va avanti

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Due buchi nell’acqua le proposte di referendum sulla legalizzazione dell’eutanasia e della cannabis. Lo scorso 15 febbraio la Corte Costituzionale si è pronunciata sull’ammissibilità del referendum proposto per chiedere agli italiani un’opinione circa l’omicidio consenziente. La risposta è stata un no categorico, benché le motivazioni dimostrino la scarsa ponderatezza di tale decisione. La chiave di volta è stata la tutela delle condizioni minime di vita umana sancite dalla Costituzione con particolare attenzione per gli individui più deboli o fragili. Avvalendosi di un esempio concreto, il Presidente ha affermato che approvando una proposta simile verrebbe meno il rispetto dell’articolo 579 comma 3 del Codice Penale secondo il quale un uomo è colpevole di omicidio qualora uccida una persona il cui consenso sia stato precedentemente estorto con violenza, ricatto o subdole influenze. Premesso ciò, allora un uomo ubriaco potrebbe chiedere ad un amico di ucciderlo seduta stante. Così dicendo, il Presidente ha ottenuto tutto tranne che approvazione. Ha rivelato a mio giudizio superficialità nella lettura delle richieste dei promotori del referendum le quali circoscrivono l’eutanasia in un campo ben diverso dall’ebbrezza. La decisione, anzi la richiesta di morire, deve essere presa e certificata in un momento in cui l’individuo è perfettamente lucido, dunque lontano anni luce da ogni stato di alterazione mentale o fisica. Inoltre i promotori utilizzano termini come “paziente” e “medico”, ciò significa che il soggetto che decide di morire ha già una diagnosi clinica con poche possibilità di ritorno ad una vita degna d'essere chiamata tale. Ma poiché sembra difficile credere che i membri della Corte Costituzionale abbiano tutti difficoltà nell’interpretare in maniera corretta, appare probabile che questa scelta sia stata dettata da influenze politiche. È sbagliato e per certi versi facile vedere del complottismo dietro ogni risoluzione adottata da chi dovrebbe pensarla come noi, ma in questa circostanza non sembrano esserci altre spiegazioni. Ma se così fosse, allora anche la Costituzione sarebbe in pericolo considerato che uno dei suoi organi di garanzia non è più indipendente. Con questi due no è stato già posto un limite alla nostra libertà, se i rifiuti aumentassero o peggio, se quelle possibilità di agire che già abbiamo venissero piano piano cancellate perché ritenute scorrette da solo una parte della popolazione, allora significherebbe che stiamo andando incontro ad una grave crisi politica. La battaglia per rendere legale l’eutanasia non è finita e col tempo e con varie ristesure della proposta si spera che il muro della nostra libertà venga allargato almeno di qualche centimetro.

*Andrea frequenta il Liceo Europeo Canopoleno

di Sassari

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