Lo hanno massacrato mentre dormiva nel letto
di Enrico Carta
Tonino Porcu non è riuscito a reagire all’aggressione dell’assassino
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INVIATO A GHILARZA. Tonino Porcu era nel letto della sua casa di via Regina Elena. Era immobile. Senza respiro. Probabilmente non ha avuto la possibilità di reagire alla furia di chi aveva deciso che non avrebbe più riaperto gli occhi. Forse nemmeno si è accorto che qualcuno, difficilmente qualcuno venuto da lontano, aveva emesso la sentenza: condanna a morte tramite pestaggio in camera da letto, magari perché in camera da letto c’era quel che l’omicida cercava. Così è morto, nel sonno o al massimo in dormiveglia, il pensionato di 78 anni, vittima nella notte tra lunedì e martedì di un’aggressione nella sua casa di via Regina Elena, bersaglio inconsapevole di chi forse voleva rubargli qualche risparmio o di chi voleva vendicare un improbabile sgarbo.
Il ritrovamento del corpo. La signora che svolgeva le pulizie nella dimora e il nipote Marco sono stati i primi a vedere il cadavere del pensionato di 78 anni. Per tutta la giornata di martedì Tonino Porcu non era stato visto in paese, in quelle panchine della piazzetta di fronte alla chiesa di Sant’Antioco, dove solitamente passava alcune ore in compagnia di altre persone o anche da solo. Hanno avuto timore che potesse non stare bene, si sono trovati un morto davanti agli occhi. Probabilmente non hanno capito subito cosa fosse successo e hanno pensato a un malore fatale. Hanno chiamato allora Raffaele Porcu, il fratello che abita dieci metri prima della casa di Tonino, verso via Nessi: «Sono entrato un attimo, non lo volevo vedere così perché non mi piaceva, ma mi hanno chiesto di entrare e allora.... L’ho guardato per un attimo poi mi sono voltato. Non lo so». Parole confuse, dette quanto gli inquirenti erano già al lavoro e quei dubbi del primo momento, col passare dei minuti, diventavano certezze. Pian piano, si è fatta largo la verità, brutta come un omicidio. Oggi, la parola definitiva la darà l’autopsia che il medico legale Roberto Demontis svolgerà al Policlinico di Monserrato, ma dentro la casa e sul corpo non c’è un solo elemento che non faccia pensare che Tonino Porcu sia stato aggredito e ucciso.
Chi lo voleva morto? Per tutta la notte di martedì e ancora per tante ore ieri mattina, gli investigatori hanno raccolto tutto quel che può tornare utile alle indagini. La prima parte del lavoro, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Marco De Crescenzo, si è conclusa verso l’una e trenta del mattino di ieri. Poi, coperti con tute e calzari per evitare di contaminare la scena del delitto, gli inquirenti hanno continuato l’attenta osservazione della casa. Di tanto in tanto, una scatola con qualche oggetto veniva portata fuori e messa in macchina per essere meglio esaminata altrove, nella speranza che in quei reperti possa esserci qualche traccia dell’assassino o degli assassini. Neanche questo è ancora un particolare certo: dentro la casa è entrato un uomo solo oppure più di uno?
Il percorso dell’omicida. La domanda successiva è: da dove è passato l’assassino? Gli inquirenti, dopo aver controllato palmo a palmo l’interno della casa, hanno anche valutato quale possa essere stato il percorso fatto da chi aveva deciso di entrarvi. È possibile che abbia scavalcato il muretto che si trova accanto alla casa del fratello della vittima e da lì, attraversando tutto l’orto che mette in comunicazione alcune abitazioni tutte della famiglia Porcu, si sia spinto sino alla casa di Tonino. Poi potrebbe aver fatto la strada al contrario e, questo particolare troverebbe una conferma dal fatto che una scala di legno è stata poggiata sul muro. Non era lì lunedì: il fratello Raffaele dice di non averla notata prima di martedì notte, quando ormai era chiaro che si fosse di fronte a un omicidio. È quindi possibile che l’abbia messa l’assassino per scavalcare il muretto.
Non è venuto da lontano. In mezzo a un mare di punti interrogativi, tutto lascia però pensare che, chi si è macchiato le mani di sangue, non sia venuto da lontano. Che sapesse dove passare per arrivare alla casa, appare quasi scontato. Ma non è l’unico particolare che l’assassino conosceva. È vero che l’ultimo tratto di via Regina Elena è abbastanza appartato, ma, dopo che qualche mese fa Tonino Porcu aveva subito l’incendio di un’altra casa attigua a quella del delitto, incendio probabilmente doloso, l’amministrazione comunale aveva fatto piazzare un faretto che illuminasse la strada. Non solo: chi aveva deciso di uccidere, forse per portarsi via un piccolo gruzzolo che Tonino Porcu teneva in casa, sapeva anche che martedì, il bar da Jack, all’ingresso della via, avrebbe osservato il turno di riposo settimanale. Non c’era pericolo che i gestori arrivassero prima dell’alba e, magari, potessero notare qualche movimento strano.
Non dev’essere andato lontano l’assassino.
Il ritrovamento del corpo. La signora che svolgeva le pulizie nella dimora e il nipote Marco sono stati i primi a vedere il cadavere del pensionato di 78 anni. Per tutta la giornata di martedì Tonino Porcu non era stato visto in paese, in quelle panchine della piazzetta di fronte alla chiesa di Sant’Antioco, dove solitamente passava alcune ore in compagnia di altre persone o anche da solo. Hanno avuto timore che potesse non stare bene, si sono trovati un morto davanti agli occhi. Probabilmente non hanno capito subito cosa fosse successo e hanno pensato a un malore fatale. Hanno chiamato allora Raffaele Porcu, il fratello che abita dieci metri prima della casa di Tonino, verso via Nessi: «Sono entrato un attimo, non lo volevo vedere così perché non mi piaceva, ma mi hanno chiesto di entrare e allora.... L’ho guardato per un attimo poi mi sono voltato. Non lo so». Parole confuse, dette quanto gli inquirenti erano già al lavoro e quei dubbi del primo momento, col passare dei minuti, diventavano certezze. Pian piano, si è fatta largo la verità, brutta come un omicidio. Oggi, la parola definitiva la darà l’autopsia che il medico legale Roberto Demontis svolgerà al Policlinico di Monserrato, ma dentro la casa e sul corpo non c’è un solo elemento che non faccia pensare che Tonino Porcu sia stato aggredito e ucciso.
Chi lo voleva morto? Per tutta la notte di martedì e ancora per tante ore ieri mattina, gli investigatori hanno raccolto tutto quel che può tornare utile alle indagini. La prima parte del lavoro, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Marco De Crescenzo, si è conclusa verso l’una e trenta del mattino di ieri. Poi, coperti con tute e calzari per evitare di contaminare la scena del delitto, gli inquirenti hanno continuato l’attenta osservazione della casa. Di tanto in tanto, una scatola con qualche oggetto veniva portata fuori e messa in macchina per essere meglio esaminata altrove, nella speranza che in quei reperti possa esserci qualche traccia dell’assassino o degli assassini. Neanche questo è ancora un particolare certo: dentro la casa è entrato un uomo solo oppure più di uno?
Il percorso dell’omicida. La domanda successiva è: da dove è passato l’assassino? Gli inquirenti, dopo aver controllato palmo a palmo l’interno della casa, hanno anche valutato quale possa essere stato il percorso fatto da chi aveva deciso di entrarvi. È possibile che abbia scavalcato il muretto che si trova accanto alla casa del fratello della vittima e da lì, attraversando tutto l’orto che mette in comunicazione alcune abitazioni tutte della famiglia Porcu, si sia spinto sino alla casa di Tonino. Poi potrebbe aver fatto la strada al contrario e, questo particolare troverebbe una conferma dal fatto che una scala di legno è stata poggiata sul muro. Non era lì lunedì: il fratello Raffaele dice di non averla notata prima di martedì notte, quando ormai era chiaro che si fosse di fronte a un omicidio. È quindi possibile che l’abbia messa l’assassino per scavalcare il muretto.
Non è venuto da lontano. In mezzo a un mare di punti interrogativi, tutto lascia però pensare che, chi si è macchiato le mani di sangue, non sia venuto da lontano. Che sapesse dove passare per arrivare alla casa, appare quasi scontato. Ma non è l’unico particolare che l’assassino conosceva. È vero che l’ultimo tratto di via Regina Elena è abbastanza appartato, ma, dopo che qualche mese fa Tonino Porcu aveva subito l’incendio di un’altra casa attigua a quella del delitto, incendio probabilmente doloso, l’amministrazione comunale aveva fatto piazzare un faretto che illuminasse la strada. Non solo: chi aveva deciso di uccidere, forse per portarsi via un piccolo gruzzolo che Tonino Porcu teneva in casa, sapeva anche che martedì, il bar da Jack, all’ingresso della via, avrebbe osservato il turno di riposo settimanale. Non c’era pericolo che i gestori arrivassero prima dell’alba e, magari, potessero notare qualche movimento strano.
Non dev’essere andato lontano l’assassino.
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