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I rischi: cyber, gas e tensioni sociali

I rischi: cyber, gas e tensioni sociali

Riduzione delle forniture e aumento dei prezzi sarebbero conti salati da pagare

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[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli

<MC>ROMA

[TESTO]La riduzione delle forniture di gas, che avrebbe un impatto sul rialzo dei prezzi ancora più pesante di quello già in atto e che porterebbe a nuove e forti tensioni sociali, con il blocco dell'autotrasporto e della distribuzione delle merci, il rischio di attacchi cyber alle infrastrutture e alle principali aziende da cui dipendono servizi vitali per il funzionamento del Paese, una possibile emergenza sul fronte dei flussi migratori dovuta ai ricongiungimenti familiari e ad un'eventuale distribuzione dei profughi in fuga dalle zone di guerra, la necessità di garantire la sicurezza di basi Nato e installazioni militari in Italia.
L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha ricadute immediate sulla sicurezza Italiana, al di là e oltre tutti gli aspetti che riguardano i nostri militari nell'ambito di quelle che saranno le decisioni della Nato su un ridislocamento nell'Europa dell'est. Le prime contromisure sono state analizzate in una serie di riunioni tecniche e politiche, a partire da quella del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, presieduta dal premier Mario Draghi con tutti i ministri interessati, l'Autorità delegata Franco Gabrielli, che ha poi riferito al Copasir, e il direttore del Dis Elisabetta Belloni. Incontro al quale hanno fatto seguito contatti tra l'intelligence, gli enti statali e le aziende pubbliche e private più esposte, per pianificare gli interventi necessari a ridurre l'impatto.
Il gas, dunque. È il nodo più complesso e quello che potrebbe provocare le conseguenze più pesanti: l'Italia deve il 40% delle proprie forniture alla Russia, ha ricordato il Copasir nella relazione al Parlamento, aggiungendo: l'invasione sarebbe «rovinosa» per l'Italia poiché avrebbe «evidenti effetti di destabilizzazione e ricadute negative sul settore energetico».
Sostituirlo «non è possibile» e con le riserve attuali potremmo reggere due mesi. Dunque, c'è solo una soluzione: «provare a diversificare» le fonti di approvvigionamento e, in caso di allungamento del conflitto, ipotizzare anche un razionamento delle risorse. Il problema dell'aumento dei prezzi è già sul tavolo e sta provocando le prime tensioni, come dimostrano le proteste degli autotrasportatori. Una nuova impennata dei costi per carburanti e combustibile da riscaldamento metterebbe a rischio la distribuzione delle merci e avere effetti devastanti sui conti di imprese e famiglie. C'è poi l'altro aspetto, quello che il Copasir nella relazione definisce «attacchi di natura ibrida», vale a dire la guerra cyber.
E anche in questo caso la Russia è tra i protagonisti più attivi. Già il 14 febbraio l'Agenzia per la cybersicurezza aveva lanciato un warning alle aziende che lavorano con Kiev: occorre innalzare il livello di protezione delle infrastrutture digitali. Dopo l'offensiva russa, l'organismo ha rinnovato la raccomandazione ad «adottare misure di difesa cibernetica alte e massimi controlli interni».

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