«La sfida per l’isola è dimostrare di saper progettare»
Tavola rotonda organizzata da Fondazione Segni e Disea Incontro con gli economisti Guiso e Deidda e esperti del Cpr
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SASSARI. Un Piano mai visto prima anche per la concezione: con il Pnrr è la prima volta che viene emesso debito per finanziare investimenti comuni. «Ma i 200 miliardi stanziati per l’Italia – ricorda Luigi Guiso, economista e docente di household finance all’Eief – in gran parte vanno restituiti, anche se a tassi molto bassi. È pur sempre debito, che si ripaga solo se si fa buon uso di quei soldi». Se n’è parlato nella tavola rotonda “Pnrr e Sardegna”, organizzato da Fondazione Segni e Disea (Uniss), moderatore l’economista Luca Deidda, con la partecipazione per il Centro regionale di programmazione di Massimo Temussi e Gianluca Cadeddu, direttore ed ex direttore. «Si tratta di circa 20 miliardi trasferiti a scadenza semestrale – dice Guiso – a seconda del raggiungimento degli obiettivi, che saranno 40-50 ogni 6 mesi a seguito di verifiche. Coinvolti i ministeri e come gli enti territoriali, con università e aziende sanitarie. È richiesto un importante ruolo propositivo e ideativo alle Regioni per quanto riguarda i progetti, ad esempio per costruire ospedali di comunità e asili nido».
Temussi avverte: «Queste risorse devono avere una capacità di concentrazione molto forte, perché la polverizzazione rischia di renderle inefficaci. Meno interventi, ma strategici. Quali? Sicuramente c’è un problema infrastrutturale e tecnologico nella sanità che va aggredito e su questo c’è in atto un lavoro massivo». Ma si chiede «se nelle amministrazioni ci siano le professionalità in grado di progettare». Per Guiso «nelle amministrazioni siamo pieni di giuristi – dice – ma mancano informatici, ingegneri, esperti di ambiente, statistici. Quindi il piano va impiantato con capitale umano insufficiente» e non può bastare nell’isola l’assunzione senza appeal di 37 esperti, per 3 anni e con paga da dipendente pubblico. «Carenze di competenze più diffuse nel sud, dove pure è destinato il 40% dei fondi. Per non parlare dell’assenza di figure specializzate nel mercato del lavoro e del rischio infiltrazioni malavitose».
Per Guiso occorre, e in fretta, un piano che individui i siti archeologici da valorizzare perché la vocazione alle rinnovabili dell’isola deve coniugarsi con l’esigenza dell’estetica che rende il patrimonio culturale attrattivo. «Il Pnrr – spiega Cadeddu – non pretende di essere piano regionale, spetta alle Regioni farlo diventare tale, senza contrapposizioni, ma aiutando chi ha meno capacità di programmare: la crescita della Calabria fa bene anche alla Lombardia. La sfida è spingere su tecnologia e innovazione per favorire la crescita. E la scommessa da vincere è di tipo organizzativo». (a.palmas)
Temussi avverte: «Queste risorse devono avere una capacità di concentrazione molto forte, perché la polverizzazione rischia di renderle inefficaci. Meno interventi, ma strategici. Quali? Sicuramente c’è un problema infrastrutturale e tecnologico nella sanità che va aggredito e su questo c’è in atto un lavoro massivo». Ma si chiede «se nelle amministrazioni ci siano le professionalità in grado di progettare». Per Guiso «nelle amministrazioni siamo pieni di giuristi – dice – ma mancano informatici, ingegneri, esperti di ambiente, statistici. Quindi il piano va impiantato con capitale umano insufficiente» e non può bastare nell’isola l’assunzione senza appeal di 37 esperti, per 3 anni e con paga da dipendente pubblico. «Carenze di competenze più diffuse nel sud, dove pure è destinato il 40% dei fondi. Per non parlare dell’assenza di figure specializzate nel mercato del lavoro e del rischio infiltrazioni malavitose».
Per Guiso occorre, e in fretta, un piano che individui i siti archeologici da valorizzare perché la vocazione alle rinnovabili dell’isola deve coniugarsi con l’esigenza dell’estetica che rende il patrimonio culturale attrattivo. «Il Pnrr – spiega Cadeddu – non pretende di essere piano regionale, spetta alle Regioni farlo diventare tale, senza contrapposizioni, ma aiutando chi ha meno capacità di programmare: la crescita della Calabria fa bene anche alla Lombardia. La sfida è spingere su tecnologia e innovazione per favorire la crescita. E la scommessa da vincere è di tipo organizzativo». (a.palmas)
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