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il fronte russo 

Lo chef di Sorso è certo: «Il popolo sta con Putin»

Lo chef di Sorso è certo: «Il popolo sta con Putin»

SASSARI. «Per comprendere la Russia bisogna viverci, non ci sono alternative. L’80 per cento dei russi sta con Putin, anche adesso. E questa è una notizia che i media occidentali non riportano mai»....

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SASSARI. «Per comprendere la Russia bisogna viverci, non ci sono alternative. L’80 per cento dei russi sta con Putin, anche adesso. E questa è una notizia che i media occidentali non riportano mai». Max Atzori, super chef di Sorso, conosce benissimo la Russia, e non potrebbe essere altrimenti dopo vent’anni vissuti tra i fornelli più rinomati di Mosca e San Pietroburgo. Ma soprattutto conosce bene il suo leader, Vladimir Vladimirovic Putin, quello che per gli europei è il terrificante “nuovo Zar” ma che per molti russi, secondo Atzori, non è altro che un politico che ama il suo Paese, un gran lavoratore e una persona dall’immenso carisma. «Ho lavorato per lui in diverse occasioni – racconta Atzori –, poi l’ho anche ricevuto al Mansarda, il mio ristorante a San Pietroburgo, che poi è la sua città. È una persona molto controllata e quando parla lo fa sempre con cognizione di causa. Poi capita anche che si conceda qualche libertà, soprattutto se si tratta di un buon vino rosso come il Turriga, che apprezza particolarmente». Atzori racconta di quando, scherzosamente, si rivolgeva a Putin per portare i saluti di Berlusconi: «Capiva lo scherzo e non nascondeva il sorriso. È capitato anche che si concedesse per qualche selfie con gli altri clienti del locale». Un vero strappo alla regola perché il protocollo che regola la vita di Vladimir Putin è rigidissimo e ben descritto da un aneddoto raccontato dallo chef di Sorso: «La prima foto che ho scattato insieme a lui è stata cancellata dalle sue guardie del corpo. Inavvertitamente gli avevo posato una mano sulla spalla mentre veniva scattata la foto. La fotocamera è stata sequestrata e quando è stata restituita mancava proprio quella foto. Forse era troppo informale. Tre mesi dopo ci siamo incontrati nuovamente e ricordava quell’episodio, così si è prestato per un’altra foto». Questa volta la mano dello chef è rimasta al suo posto e la foto ha superato la tagliola della censura. Atzori, tuttavia, ha un’idea precisa di Vladimir Putin: «Credo sia un grande uomo politico, certamente non un dittatore. Questo non vuol dire che io approvi la guerra. Anzi, mi fa molta paura ma negli anni che ho trascorso in Russia ho visto il Paese crescere economicamente e capisco perché la popolazione sia dalla sua parte. D’altra parte ci sarà pure qualche motivo se molti lo riconoscono come uno dei migliori leader del mondo – racconta ancora Atzori che pesca dai ricordi una delle scene che lo hanno colpito maggiormente durante la permanenza in Russia –. Era capitato che un oligarca avesse licenziato 36 dipendenti. Venuto a conoscenza della cosa, Putin lo ha convocato e, con fare perentorio, lo ha costretto a cancellare i licenziamenti. Detto e fatto, perché quando parla Putin c’è poco da scherzare». Una sensazione che filtra anche dalla tv, come hanno capito in tutto il mondo dopo la gelida dichiarazione di guerra trasmessa in diretta: «Eppure sono convinto che tutto si possa risolvere in pochi giorni – conclude Max Atzori –. Una volta che le repubbliche del Donbass e del Lugansk saranno russe, il suo obiettivo sarà stato centrato. Putin non è un guerrafondaio e se punta Kiev è solo per dimostrare chi comanda al governo ucraino e al presidente Zalensky, che si dovrà dimettere. Certo, in ballo ci sono anche ragioni economiche e storiche che però sono condivise dalla maggioranza dei russi». (c.z.)

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