[EMPTYTAG]Il carbone nei piani d’emergenza
[EMPTYTAG]Il premier rispolvera un suo cavallo di battaglia: «Tutto il necessario (whatever it takes) contro la crisi»
2 MINUTI DI LETTURA
[FIRMA&LUOGO]di Chiara Munafò
<MC>ROMA
[TESTO]Da un lato un nuovo intervento sul caro-energia, dall'altra piani di emergenza per affrontare una crisi energetica che arrivano fino alla riapertura delle centrali a carbone, a nuovi rigassificatori e a un aumento della produzione di gas nazionale.
Non farsi trovare impreparati, è l'imperativo del presidente del Consiglio, Mario Draghi, nell'informativa alla Camera sulla guerra in Ucraina. Intanto, per far fronte alla vulnerabilità dell'Italia, «il governo è al lavoro per approntare tutte le misure necessarie per gestire al meglio una possibile crisi energetica», dichiara Draghi. Detto in inglese sarebbe il famoso «whatever it takes», del 2012. Allora c'era l'euro da salvare, ora tutto il necessario serve a limitare il più possibile l'impatto della guerra e delle sanzioni sull'economia italiana.
Per adesso, il gas russo (che pesa per il 45% delle importazioni italiane) sta continuando ad arrivare in Europa ma la situazione potrebbe cambiare da un momento all'altro. Già a gennaio l'energia ha fatto ballare la bilancia commerciale italiana. L'Istat, nei dati sugli scambi con i Paesi extra europei, ha registrato un deficit di -4,1 miliardi nel primo mese dell'anno. A gennaio 2021 l'Italia aveva un surplus di 1,7 miliardi.
Dietro a questo risultato c'è l'impennata del valore delle importazioni energetiche, che è salito del 31,8% rispetto a dicembre e addirittura del 166,9% su base annua. Per correre ai ripari, il governo sta definendo strategie e piani di emergenza.
Le misure eccezionali a cui fa riferimento Draghi prevedono una maggiore flessibilità dei consumi di gas, sospensioni nel settore industriale, regole per il termoelettrico, l'aumento delle forniture alternative con l'incremento del gas naturale liquefatto dagli Usa , portare a pieno carico i gasdotti Tap dall'Azerbaijan , Transmed da Algeria e Tunisia e Greenstream dalla Libia.
Fin qui sono le misure già anticipate dal ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, al Parlamento. Poi arriva la novità. «Potrebbe essere anche necessario - dice il premier - la riapertura delle centrali a carbone per colmare eventuali mancanze nell'immediato». Quindi non solo aumentare l'energia prodotta dalle centrali ancora attive, ma addirittura fare una momentanea marcia indietro rispetto all'impegno di dismettere o rincovertire tutti questi impianti entro il 2025, come prevede il Pniec - Piano nazionale integrato energia e clima - e gli impegni di Glasgow.
La proposta fa subito discutere, anche se Draghi aggiunge che «la risposta più valida nel lungo periodo sta nel procedere spediti, come stiamo facendo, nello sviluppo delle fonti rinnovabili».
<MC>ROMA
[TESTO]Da un lato un nuovo intervento sul caro-energia, dall'altra piani di emergenza per affrontare una crisi energetica che arrivano fino alla riapertura delle centrali a carbone, a nuovi rigassificatori e a un aumento della produzione di gas nazionale.
Non farsi trovare impreparati, è l'imperativo del presidente del Consiglio, Mario Draghi, nell'informativa alla Camera sulla guerra in Ucraina. Intanto, per far fronte alla vulnerabilità dell'Italia, «il governo è al lavoro per approntare tutte le misure necessarie per gestire al meglio una possibile crisi energetica», dichiara Draghi. Detto in inglese sarebbe il famoso «whatever it takes», del 2012. Allora c'era l'euro da salvare, ora tutto il necessario serve a limitare il più possibile l'impatto della guerra e delle sanzioni sull'economia italiana.
Per adesso, il gas russo (che pesa per il 45% delle importazioni italiane) sta continuando ad arrivare in Europa ma la situazione potrebbe cambiare da un momento all'altro. Già a gennaio l'energia ha fatto ballare la bilancia commerciale italiana. L'Istat, nei dati sugli scambi con i Paesi extra europei, ha registrato un deficit di -4,1 miliardi nel primo mese dell'anno. A gennaio 2021 l'Italia aveva un surplus di 1,7 miliardi.
Dietro a questo risultato c'è l'impennata del valore delle importazioni energetiche, che è salito del 31,8% rispetto a dicembre e addirittura del 166,9% su base annua. Per correre ai ripari, il governo sta definendo strategie e piani di emergenza.
Le misure eccezionali a cui fa riferimento Draghi prevedono una maggiore flessibilità dei consumi di gas, sospensioni nel settore industriale, regole per il termoelettrico, l'aumento delle forniture alternative con l'incremento del gas naturale liquefatto dagli Usa , portare a pieno carico i gasdotti Tap dall'Azerbaijan , Transmed da Algeria e Tunisia e Greenstream dalla Libia.
Fin qui sono le misure già anticipate dal ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, al Parlamento. Poi arriva la novità. «Potrebbe essere anche necessario - dice il premier - la riapertura delle centrali a carbone per colmare eventuali mancanze nell'immediato». Quindi non solo aumentare l'energia prodotta dalle centrali ancora attive, ma addirittura fare una momentanea marcia indietro rispetto all'impegno di dismettere o rincovertire tutti questi impianti entro il 2025, come prevede il Pniec - Piano nazionale integrato energia e clima - e gli impegni di Glasgow.
La proposta fa subito discutere, anche se Draghi aggiunge che «la risposta più valida nel lungo periodo sta nel procedere spediti, come stiamo facendo, nello sviluppo delle fonti rinnovabili».
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