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I russi alle porte di Kiev Si armano anche i civili

I russi alle porte di Kiev Si armano anche i civili

La capitale è assediata mentre i tank ucraini si schierano tra i palazzi della città La Russia rivendica l’eliminazione di 211 obiettivi, tra cui 17 centri di comando

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[FIRMA&LUOGO]di Cristoforo Spinella

<MC>ROMA

[TESTO]L'assedio di Kiev comincia nella notte con una pioggia di missili, mentre i tank russi avanzano, pesanti ma inesorabili. La popolazione è in assetto di difesa, 18 mila fucili sono stati consegnati ai civili volontari, il sindaco-pugile Vitalij Klitschko invoca la resistenza, mentre blindati e missili Grad si schierano tra i palazzi.
Per l'intelligence Usa la caduta della capitale è questione di giorni, forse ore. La testa di Volodymyr Zelensky è sempre più l'obiettivo dichiarato di Vladimir Putin, l'ostacolo al cambio di regime preteso da Mosca per porre fine alle ostilità. Il presidente russo chiede all'esercito di Kiev di «prendere il potere» e rimuovere il governo dell'ex comico diventato capo dello Stato, etichettato come una «banda di drogati e neonazisti». Così «sarà più facile per voi trovare un accordo con noi».
La popolazione stremata e terrorizzata ha trascorso la notte nelle metropolitane adibite a bunker antiaerei e il giorno a improvvisare trincee con i sacchi di sabbia. Una propaganda destabilizzante, poche ore dopo lo spiraglio aperto con la proposta di negoziati a Minsk. La sorte del leader ucraino appare sempre più la chiave di volta del conflitto.
Alla fine del secondo giorno di invasione, l'Ucraina resiste. Sotto attacco da tutti i fronti possibili, numericamente e militarmente schiacciati, ricacciati sempre più lontano dalle frontiere che deve difendere, i militari di Kiev combattono orgogliosi. Come i 13 soldati diventati «eroi» nazionali dopo che sui social è diventato virale l'audio in cui insultano la nave da guerra russa che ha poi occupato la piccola ma strategica isola dei Serpenti nel mar Nero, a poche miglia dalla Romania.
Un esempio per i combattenti volontari, come i 9mila ucraini in Polonia che si sono fatti avanti per arruolarsi. Pur rallentata, l'offensiva non si ferma. Mosca rivendica l'eliminazione di 211 obiettivi strategici, tra cui 17 centri di comando e comunicazione. Le perdite ucraine sarebbero circa 300, tra cui, secondo la Difesa di Londra, almeno 57 civili. Per la stessa fonte, sono circa 450 i combattenti russi uccisi, mentre Kiev evoca bilanci ben più pesanti (oltre un migliaio), in una guerra di propaganda senza fine.
Il Pentagono parla di oltre 200 missili piovuti in tutto il Paese, e l'Ucraina si affida a quello che può, invitando i cittadini a respingere «gli invasori con le molotov», con tanto di istruzioni per realizzare il cocktail incendiario. Le truppe di Mosca e le milizie paramilitari filo-russe avanzano però da tutti i fronti, con manovre a tenaglia: in Donbass, dove continua l'attacco alla città portuale di Mariupol anche con un assalto anfibio e il sindaco evoca una battaglia «non solo per l'Ucraina, ma per tutta l'Europa»; dalla Crimea verso l'oblast di Cherson, via privilegiata per la presa di Odessa e lo sbarramento degli accessi al mare; e a nord, tutt'intorno a Kiev, nel quartiere di Oblonsky e all'aeroporto militare di Gostomel, a 30 km dalla capitale, dove a conclusione di feroci combattimenti sono sbarcati i parà di Mosca.
Mentre l'Onu parla di oltre 50 mila rifugiati e teme una situazione ingestibile, l'Occidente batte la strada delle sanzioni e la Nato ha invitato al suo vertice Finlandia e Svezia, scatenando la reazione del Cremlino. Tutte misure per isolare Putin e trasformarlo, minaccia Biden, in un «paria sulla scena internazionale».

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