La capitale organizza la resistenza
Sono 18mila i fucili consegnati ai volontari. L’attesa: strade e piazze vuote
2 MINUTI DI LETTURA
[FIRMA&LUOGO]di Mattia Bernardo Bagnoli
<MC>KIEV
[TESTO]Kiev si prepara alla terza notte di assedio. E non sa cosa aspettarsi. Perché ora s'inizia a fare sul serio. Missili e contraerea sono capaci di creare pesanti danni e quando ragliano le sirene d'allarme, adesso, si corre davvero ai ripari nel minor tempo possibile. Eppure la capitale non è ancora caduta. Le forze ucraine stanno opponendo resistenza, forse più del previsto, e i tank di Putin non sono ancora apparsi al Maidan. Ma sono vicini. Circa 10-15 chilometri, stando al tam-tam. Dunque si tenta il tutto per tutto. Come i 18 mila fucili distribuiti alle milizie di volontari. La città naturalmente è deserta. Meglio. Quasi deserta. C'è sempre qualcuno in cerca di pane, o di altri generi alimentari, o di medicine.
Le file ai centri di reclutamento sono continuate. Intorno ai palazzi governativi, si sparava, stando a diverse testimonianze. Nel mentre i blindati sono entrati nel cuore della città e hanno preso posizione nei punti strategici, pronti a fronteggiare le truppe russe. Il ministero della Difesa ha rivolto un appello agli abitanti chiedendo di non registrare e soprattutto non pubblicare sui social le operazioni. Per non dare un vantaggio al nemico. Ma gli uomini prima di raggiungere i mezzi devono salutare le loro famiglie e si sono viste scene strazianti: padri che lasciano le figlie piccole, entrambi in lacrime, amanti che si abbracciano nello strazio, madri che accarezzano il capo dei loro maschi e li vedono scomparire a bordo di mezzi scassati, chissà dove.
A Kiev ieri è guerra in piena regola. E non è troppo esagerato il paragone con la Seconda guerra mondiale. Le stazioni della metro sono ormai rigonfie di persone spaventate, con i vagoni posteggiati lungo i binari ad accogliere le persone. Solo giovedì sera, la metro funzionava. Ed è la notte che aggiunge sempre un tassello in più, che rincara la dose, spinge il conflitto un pezzettino più in là. Quindi si attende, un'attesa snervante. I tank accerchiano la capitale, ma per ora non avanzano. Putin prende tempo, non si sa se per la sua strategia del caos o perché spaventato dalle perdite, che stando ai canali ufficiali ucraini sarebbero «ingenti» tra i russi.
<MC>KIEV
[TESTO]Kiev si prepara alla terza notte di assedio. E non sa cosa aspettarsi. Perché ora s'inizia a fare sul serio. Missili e contraerea sono capaci di creare pesanti danni e quando ragliano le sirene d'allarme, adesso, si corre davvero ai ripari nel minor tempo possibile. Eppure la capitale non è ancora caduta. Le forze ucraine stanno opponendo resistenza, forse più del previsto, e i tank di Putin non sono ancora apparsi al Maidan. Ma sono vicini. Circa 10-15 chilometri, stando al tam-tam. Dunque si tenta il tutto per tutto. Come i 18 mila fucili distribuiti alle milizie di volontari. La città naturalmente è deserta. Meglio. Quasi deserta. C'è sempre qualcuno in cerca di pane, o di altri generi alimentari, o di medicine.
Le file ai centri di reclutamento sono continuate. Intorno ai palazzi governativi, si sparava, stando a diverse testimonianze. Nel mentre i blindati sono entrati nel cuore della città e hanno preso posizione nei punti strategici, pronti a fronteggiare le truppe russe. Il ministero della Difesa ha rivolto un appello agli abitanti chiedendo di non registrare e soprattutto non pubblicare sui social le operazioni. Per non dare un vantaggio al nemico. Ma gli uomini prima di raggiungere i mezzi devono salutare le loro famiglie e si sono viste scene strazianti: padri che lasciano le figlie piccole, entrambi in lacrime, amanti che si abbracciano nello strazio, madri che accarezzano il capo dei loro maschi e li vedono scomparire a bordo di mezzi scassati, chissà dove.
A Kiev ieri è guerra in piena regola. E non è troppo esagerato il paragone con la Seconda guerra mondiale. Le stazioni della metro sono ormai rigonfie di persone spaventate, con i vagoni posteggiati lungo i binari ad accogliere le persone. Solo giovedì sera, la metro funzionava. Ed è la notte che aggiunge sempre un tassello in più, che rincara la dose, spinge il conflitto un pezzettino più in là. Quindi si attende, un'attesa snervante. I tank accerchiano la capitale, ma per ora non avanzano. Putin prende tempo, non si sa se per la sua strategia del caos o perché spaventato dalle perdite, che stando ai canali ufficiali ucraini sarebbero «ingenti» tra i russi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
