«Buono e innamorato della famiglia»
Il ricordo commosso dei colleghi: aiutava i giovani, li incoraggiava con il sorriso
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PORTO TORRES. Basilio Saladino, ma per molti era Dino. A Porto Torres c’era arrivato da poliziotto, tanti anni fa. Stava al posto fisso, quello che si occupa prevalentemente di operazioni di frontiera e che ha a che fare con il mare. I colleghi se lo ricordano sempre uguale: «Un poliziotto è per sempre», diceva. Passava a trovarli, si fermava per strada quando li vedeva passare. Ogni momento era l’occasione buona per ricordare che non si smette mai di essere uno della polizia. E poi era uno che amava raccontare: indicava esempi, aveva sempre suggerimenti per i più giovani. E tutti lo ascoltavano con rispetto e riconoscenza. In pensione da poco meno di quindici anni, era passato dal mare alla campagna: coltivava e raccoglieva, regalava i frutti del suo orto ai tanti amici. Quello alla periferia della città era il suo angolo di paradiso, il posto dove stava bene: «Qui mi rilasso e trascorro il tempo libero senza problemi – aveva detto di recente a uno degli amici fidati – e mi diverte vedere come il lavoro produce anche se sei un pensionato».
Carattere allegro, la battuta sempre pronta, legatissimo alla famiglia e sempre vicino alle sue figlie e alle nipotine. D’estate si vedeva spesso nella spiaggia dello Scoglio Lungo, quella dove i bambini imparano a nuotare. E lui l’istruttore lo sapeva fare. Era stato - insieme a qualche altro collega - tra i primi a fare il bagnino in spiaggia a Balai, quando ancora il servizio di salvamento doveva arrivare. Lui l’aveva fatto da giovane poliziotto, con la canotta amaranto.
Era un abile nuotatore e anche quando era avanti negli anni non disdegnava la sua bella nuotata quotidiana. Rispettoso delle regole, attento alla tutela dei diritti, non era certo uno che si tirava indietro di fronte alle ingiustizie. Era sempre tra i primi a intervenire e aveva una grande capacità di mediazione. Doti umane e professionalità, caratteristiche preziose che si portava dietro in ogni cosa che faceva.
«Non c’è bisogno di essere perfetti, basta essere leali e avere l’umiltà di imparare»: questo uno degli ultimi ricordi di uno dei colleghi più giovani.
«Noi lo chiamavano Saladino, un modo rispettoso. Ma anche per una sorta di gioco di parole. Lui, Basilio Saladino, che poi per tanti era diventato Dino. Ma non era questo il problema, tanto con lui ci voleva poco per essere messo nella condizione di amico. E se ti considerava tale era un rapporto speciale. Per lui gli amici erano sacri. Non sembra vero oggi parlarne così al passato, pensare che non ci sia più. E poi in quel modo. È assurdo, Dino era sempre contro la violenza, aiutava a trovare soluzioni. Pensava prima agli altri, poi a se stesso. Anche stavolta non ha esitato a mettersi davanti per difendere le sue donne». (g.baz.)
Carattere allegro, la battuta sempre pronta, legatissimo alla famiglia e sempre vicino alle sue figlie e alle nipotine. D’estate si vedeva spesso nella spiaggia dello Scoglio Lungo, quella dove i bambini imparano a nuotare. E lui l’istruttore lo sapeva fare. Era stato - insieme a qualche altro collega - tra i primi a fare il bagnino in spiaggia a Balai, quando ancora il servizio di salvamento doveva arrivare. Lui l’aveva fatto da giovane poliziotto, con la canotta amaranto.
Era un abile nuotatore e anche quando era avanti negli anni non disdegnava la sua bella nuotata quotidiana. Rispettoso delle regole, attento alla tutela dei diritti, non era certo uno che si tirava indietro di fronte alle ingiustizie. Era sempre tra i primi a intervenire e aveva una grande capacità di mediazione. Doti umane e professionalità, caratteristiche preziose che si portava dietro in ogni cosa che faceva.
«Non c’è bisogno di essere perfetti, basta essere leali e avere l’umiltà di imparare»: questo uno degli ultimi ricordi di uno dei colleghi più giovani.
«Noi lo chiamavano Saladino, un modo rispettoso. Ma anche per una sorta di gioco di parole. Lui, Basilio Saladino, che poi per tanti era diventato Dino. Ma non era questo il problema, tanto con lui ci voleva poco per essere messo nella condizione di amico. E se ti considerava tale era un rapporto speciale. Per lui gli amici erano sacri. Non sembra vero oggi parlarne così al passato, pensare che non ci sia più. E poi in quel modo. È assurdo, Dino era sempre contro la violenza, aiutava a trovare soluzioni. Pensava prima agli altri, poi a se stesso. Anche stavolta non ha esitato a mettersi davanti per difendere le sue donne». (g.baz.)
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