Fuga in Sardegna dal Donbass in fiamme: "So che gli ucraini resisteranno"
Il racconto di Paolo Zucchi, funzionario "sardo" dell'Ocse in missione in una regione caldissima. «Ci hanno ordinato di rientrare ma la mia compagna non ha voluto saperne. È lì e rischia la vita»
CAGLIARI. Il Donbass è la sua seconda casa. Paolo Zucchi, 38 anni, è sardo d'adozione. Italo-guatemalteco, in Sardegna vive da 20 anni e ora ha anche comprato casa a Quartu. Ma le missioni nelle zone "calde" del mondo sono il suo lavoro sin dal 2007. In Ucraina è arrivato come osservatore dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), applicato dal ministero degli Esteri italiano. Prima però ha compiuto tante altre missioni di pace, da Haiti alla Bosnia, dalla Costa Rica all'Honduras. Questi giorni sono stati sicuramente i più difficili. «Gli osservatori dell'Ocse sono sparsi in diverse località del Donbass da diversi anni. Io stavo a Kramatorsk, una città a 70 chilometri a nord da Donetsk. Dunque nei primi giorni dell'attacco abbiamo vissuto insieme alla popolazione locale il dramma dei bombardamenti, la necessità di stare nei bunker, la paura soprattutto al calar delle tenebre. L'Ocse è lì dal 2014 per osservare la realizzazione dei trattati di Minsk e il rispetto della linea del cessate il fuoco». Un territorio esplosivo in tutti i sensi. «Uno dei nostri compiti lì è anche di insegnare ai ragazzi, nelle scuole, a stare attenti alle mine. Il terreno è pieno di esplosivi, e lo sappiamo bene anche noi dell'Ocse visto che un medico nel 2015 è morto dopo che la sua auto è saltata in aria».
Dopo l'attacco delle truppe russe in Donbass, nelle prime ore di giovedì, la situazione è diventata sempre più difficile, tanto che il 26 il segretario generale della nostra organizzazione ha deciso per l'evacuazione dei componenti della missione da alcune delle città più direttamente coinvolte nei bombardamenti. «Venerdì siamo andati via. Abbiamo fatto un viaggio di due giorni per arrivare in Moldova. Un trasferimento in cui pur non venendo a contatto diretto con operazioni belliche, abbiamo visto come il popolo ucraino sta reagendo all'attacco russo. In tutte le città e in tutti i villaggi ci siamo resi conto della straordinaria mobilitazione: uomini, giovani, donne, anziani, tutti si preparano alla guerra, con uno spirito eccezionale».Una reazione che, secondo lo stesso Paolo Zucchi, nasce anche dall'esempio dato ai connazionali dal presidente dell'Ucraina,Vladimir Zelenski. «Forse i russi non si aspettavano che il presidente ucraino reagisse così. Pensavano fosse solo un comico, invece si è rivelato di un'altra pasta. Non è scappato via, nonostante le offerte di ospitalità arrivate da diversi paesi e sta guidando gli ucraini nella resistenza. Sicuramente questa cosa è servita parecchio nella reazione dell'intero popolo dopo l'invasione ordinata da Putin».
Zucchi è andato via ma non è riuscito a portare con se la sua fidanzata, Maria, un'ucraina di 28 anni. «Mi ha detto - racconta l'operatore Ocse - che non poteva lasciare la madre e la nonna da sole. E' rimasta in Donbass con grande coraggio pur avendo la possibilità di venire con me. Ci sentiamo tutti i giorni. Ricordo la cena prima di partire: abbiamo consumato in quella casa una zuppa tipica dell'Ucraina. Eravamo tutti preoccupati, ma loro, queste donne sono davvero eccezionali, stanno lì perché è la loro terra superando così anche la paura della morte». Ora la speranza è che la diplomazia riesca a sbloccare in maniera positiva la situazione. «Una delegazione ucraina tratterà al confine bielorusso il cessate il fuoco. Speriamo che ciò avvenga prima possibile. Non c'è niente di peggio della guerra - dice con la voce rotta dall'emozione Paolo Zucchi -, e vederla con i propri occhi in tutta la sua drammaticità fa capire come tante cose della vita siano davvero futili».
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