gli omicidi di orune e nule
La Cassazione rinvia a fine mese la sentenza per Alberto Cubeddu
SASSARI. È stata rinviata al 29 marzo la discussione dei difensori di Alberto Cubeddu – il 24enne accusato del duplice omicidio di Gianluca Monni e Stefano Masala – davanti alla Suprema Corte. Ieri l’...
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SASSARI. È stata rinviata al 29 marzo la discussione dei difensori di Alberto Cubeddu – il 24enne accusato del duplice omicidio di Gianluca Monni e Stefano Masala – davanti alla Suprema Corte.
Ieri l’udienza si è aperta con la relazione del presidente che, data la complessità degli argomenti contenuti nel ricorso degli avvocati Patrizio Rovelli e Mattia Doneddu, ha deciso per un rinvio alla fine del mese. La Cassazione è chiamata a stabilire in via definitiva se la condanna all’ergastolo inflitta al giovane di Ozieri nei due gradi di giudizio vada confermata o meno.
L’imputato è accusato di aver ucciso l’8 maggio del 2015, insieme al cugino più giovane Paolo Enrico Pinna (che sta già scontando vent’anni) lo studente di Orune Gianluca Monni e il giorno prima, il 7 maggio, il trentenne di Nule Stefano Masala: di quest’ultimo i due avrebbero anche distrutto il cadavere. Gianluca era stato freddato a fucilate nel suo paese mentre aspettava il pullman che lo avrebbe accompagnato a scuola a Nuoro. Stefano invece, scomparso la sera prima, secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbe stato “usato” dai due cugini perché con la sua auto avrebbero potuto raggiungere Orune. L’avrebbero poi ucciso e si sarebbero disfatti del suo corpo nel tentativo di far ricadere su di lui la responsabilità dell’omicidio Monni.
«Non sono stato io!» aveva urlato Cubeddu subito dopo la lettura del dispositivo in appello. «Subisco l’inferno per il solo fatto di essere cugino di qualcuno» aveva poi scritto in una lettera consegnata alla corte prima che si ritirasse in camera di consiglio. Ma le motivazioni di quella sentenza erano state granitiche: «L’esame degli elementi probatori – avevano scritto i giudici – ha consentito di affermare al di là di ogni ragionevole dubbio che Alberto Cubeddu ha concretamente partecipato alla ideazione e realizzazione del piano omicidiario ai danni di Gianluca Monni e Stefano Masala, in concorso con Paolo Enrico Pinna». Ora l’ultima parola spetta ai giudici di Roma. (na.co.)
Ieri l’udienza si è aperta con la relazione del presidente che, data la complessità degli argomenti contenuti nel ricorso degli avvocati Patrizio Rovelli e Mattia Doneddu, ha deciso per un rinvio alla fine del mese. La Cassazione è chiamata a stabilire in via definitiva se la condanna all’ergastolo inflitta al giovane di Ozieri nei due gradi di giudizio vada confermata o meno.
L’imputato è accusato di aver ucciso l’8 maggio del 2015, insieme al cugino più giovane Paolo Enrico Pinna (che sta già scontando vent’anni) lo studente di Orune Gianluca Monni e il giorno prima, il 7 maggio, il trentenne di Nule Stefano Masala: di quest’ultimo i due avrebbero anche distrutto il cadavere. Gianluca era stato freddato a fucilate nel suo paese mentre aspettava il pullman che lo avrebbe accompagnato a scuola a Nuoro. Stefano invece, scomparso la sera prima, secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbe stato “usato” dai due cugini perché con la sua auto avrebbero potuto raggiungere Orune. L’avrebbero poi ucciso e si sarebbero disfatti del suo corpo nel tentativo di far ricadere su di lui la responsabilità dell’omicidio Monni.
«Non sono stato io!» aveva urlato Cubeddu subito dopo la lettura del dispositivo in appello. «Subisco l’inferno per il solo fatto di essere cugino di qualcuno» aveva poi scritto in una lettera consegnata alla corte prima che si ritirasse in camera di consiglio. Ma le motivazioni di quella sentenza erano state granitiche: «L’esame degli elementi probatori – avevano scritto i giudici – ha consentito di affermare al di là di ogni ragionevole dubbio che Alberto Cubeddu ha concretamente partecipato alla ideazione e realizzazione del piano omicidiario ai danni di Gianluca Monni e Stefano Masala, in concorso con Paolo Enrico Pinna». Ora l’ultima parola spetta ai giudici di Roma. (na.co.)
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