Operata alla testa mentre parla coi medici
di Stefania Puorro
Trentenne in sala operatoria da sveglia per un tumore cerebrale. Il chirurgo: era importante che continuasse a dialogare
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OLBIA. Mentre la operavano era sveglia. E chiacchierava. Le hanno asportato così un tumore cerebrale. Anna, nome di fantasia, ha 30 anni. Si è già ripresa completamente ed è tornata a casa. L’intervento chirurgico a cui è stata sottoposta la scorsa settimana è stato eseguito con successo al Mater Olbia, dall’équipe guidata da Giovanni Sabatino. Due ore e mezzo sotto i ferri trascorse a parlare tranquillamente con il neuropsicologo, sempre al suo fianco, e con un interprete. Anna è di origine straniera e comunicava in due lingue.
«Perché sveglia? Perché il tumore era vicino all’area del linguaggio - spiega Giovanni Sabatino, che guida il reparto di Neurochirurgia del Mater Olbia - ed era importante per noi che lei fosse vigile e che dialogasse durante l’intervento. È per questo che è fondamentale anche accorciare i tempi: il paziente rimane infatti nel pieno della sua lucidità per circa un’ora e poi comincia a essere stanco. Avevo già adottato questa tecnica più volte al Gemelli, e come si sa è utilizzata ovunque da parecchi anni, e adesso la offriamo anche al Mater Olbia sempre con l’obiettivo di evitare ai sardi di andare altrove».
La tecnica della chirurgia cerebrale con paziente sveglio (la cosiddetta “awake surgery”) permette insomma il monitoraggio di funzioni cerebrali, come appunto il linguaggio, che non sarebbero valutabili con il paziente in anestesia generale.
Ed ecco il caso di Anna: dopo una crisi epilettica, le era stata diagnosticata una lesione cerebrale frontale sinistra. Ha quindi eseguito tutta una serie di accertamenti clinici, radiologici e neuropsicologici e poi è stata considerata candidabile all’intervento in condizioni di “awake surgery”. «Non tutti infatti possono essere in grado di entrare in sala operatoria e rimanere svegli durante l’intervento - dice ancora Sabatino - e ad alcuni pazienti viene sconsigliato. Ma che cosa vuol dire esattamente “rimanere svegli”? Viene in pratica “addormentata” la cute e il paziente non sente assolutamente nulla, se non i rumori».
Questo intervento, come tutti gli interventi chirurgici per asportazione di tumori cerebrali che si svolgono al Mater Olbia, è stato eseguito con l’ausilio di strumentazioni di avanzato livello tecnologico: Tac intraoperatoria associata a sistemi di neuronavigazione e di ricostruzione delle immagini, ecografo intraoperatorio, aspiratore ad ultrasuoni e monitoraggio neurofisiologico. Dell’équipe entrata in sala guidata da Sabatino, fanno parte Edoardo Mazzucchi, Fabrizio Pignotti e Giuliano Di Monaco. Fondamentale la collaborazione dell’Unità di Anestesia e Rianimazione diretta da Paolo Cossu, coadiuvato da Valerio Perotti e da Marco Rossi, medici anestesisti giunti dal Policlinico Gemelli di Roma, specializzati in tale metodica anestesiologica. Il monitoraggio del linguaggio durante la chirurgia è stato svolto grazie a Davide Quaranta, neurologo del Policlinico Gemelli, con l’ausilio della psicologa Patrizia Pisanu, del reparto di Riabilitazione del Mater. «La partecipazione di questo numeroso team chirurgico e la collaborazione della paziente - hanno fatto sapere dalla direzione del Mater - hanno permesso l’asportazione completa del tumore, localizzato in prossimità delle strutture deputate alla produzione del linguaggio, in assenza di deficit nel post-operatorio».
«Perché sveglia? Perché il tumore era vicino all’area del linguaggio - spiega Giovanni Sabatino, che guida il reparto di Neurochirurgia del Mater Olbia - ed era importante per noi che lei fosse vigile e che dialogasse durante l’intervento. È per questo che è fondamentale anche accorciare i tempi: il paziente rimane infatti nel pieno della sua lucidità per circa un’ora e poi comincia a essere stanco. Avevo già adottato questa tecnica più volte al Gemelli, e come si sa è utilizzata ovunque da parecchi anni, e adesso la offriamo anche al Mater Olbia sempre con l’obiettivo di evitare ai sardi di andare altrove».
La tecnica della chirurgia cerebrale con paziente sveglio (la cosiddetta “awake surgery”) permette insomma il monitoraggio di funzioni cerebrali, come appunto il linguaggio, che non sarebbero valutabili con il paziente in anestesia generale.
Ed ecco il caso di Anna: dopo una crisi epilettica, le era stata diagnosticata una lesione cerebrale frontale sinistra. Ha quindi eseguito tutta una serie di accertamenti clinici, radiologici e neuropsicologici e poi è stata considerata candidabile all’intervento in condizioni di “awake surgery”. «Non tutti infatti possono essere in grado di entrare in sala operatoria e rimanere svegli durante l’intervento - dice ancora Sabatino - e ad alcuni pazienti viene sconsigliato. Ma che cosa vuol dire esattamente “rimanere svegli”? Viene in pratica “addormentata” la cute e il paziente non sente assolutamente nulla, se non i rumori».
Questo intervento, come tutti gli interventi chirurgici per asportazione di tumori cerebrali che si svolgono al Mater Olbia, è stato eseguito con l’ausilio di strumentazioni di avanzato livello tecnologico: Tac intraoperatoria associata a sistemi di neuronavigazione e di ricostruzione delle immagini, ecografo intraoperatorio, aspiratore ad ultrasuoni e monitoraggio neurofisiologico. Dell’équipe entrata in sala guidata da Sabatino, fanno parte Edoardo Mazzucchi, Fabrizio Pignotti e Giuliano Di Monaco. Fondamentale la collaborazione dell’Unità di Anestesia e Rianimazione diretta da Paolo Cossu, coadiuvato da Valerio Perotti e da Marco Rossi, medici anestesisti giunti dal Policlinico Gemelli di Roma, specializzati in tale metodica anestesiologica. Il monitoraggio del linguaggio durante la chirurgia è stato svolto grazie a Davide Quaranta, neurologo del Policlinico Gemelli, con l’ausilio della psicologa Patrizia Pisanu, del reparto di Riabilitazione del Mater. «La partecipazione di questo numeroso team chirurgico e la collaborazione della paziente - hanno fatto sapere dalla direzione del Mater - hanno permesso l’asportazione completa del tumore, localizzato in prossimità delle strutture deputate alla produzione del linguaggio, in assenza di deficit nel post-operatorio».
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