Ilaria temeva per la sua incolumità
Dalle indagini emerge che aveva lasciato Ploaghe perché non si sentiva al sicuro
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PORTO TORRES. Lesioni gravissime, una lotta disperata per restare aggrappate alla vita. Mamma e figlia insieme, con forza e coraggio. I medici del reparto di Rianimazione del “Santissima Annunziata” di Sassari probabilmente oggi cominceranno ad attenuare l’effetto dei medicinali che tengono in una condizione di coma farmacologico Caterina Mancusa e Ilaria Saladdino, e sarà quello il momento per una valutazione decisiva sulle loro condizioni.
Intanto dall’attività di indagine emergono altri particolari che confermano anche le preoccupazioni che la giovane mamma dei gemellini aveva espresso al padre Basilio. E il 20 ottobre del 2021 Ilaria aveva presentato un esposto ai carabinieri nel quale aveva spiegato che il marito Fulvio Baule (dal quale si stava separando) a conclusione dell’ennesimo litigio aveva portato via la documentazione relativa alla casa di Ploaghe (dove la donna era rimasta temporaneamente con i bambini) e altri oggetti di sua proprietà. Aveva anche espresso la paura di temere per la propria incolumità e per quella dei figli, perché l’impianto di videosorveglianza della casa (nell’agro di Ploaghe) non era più in funzione. Proprio in quella occasione c’era stato un intervento a domicilio da parte dei carabinieri. Un episodio, questo, che conferma che i segnali di “allarme” c’erano stati e forse – come capita purtroppo in queste situazioni – sono stati sottovalutati.
Ilaria Saladdino non si sentiva al sicuro nella casa di Ploaghe e per questo, dopo una prima incertezza nella fase iniziale della separazione aveva deciso di rientrare a Porto Torres, a casa dei genitori.
Una decisione condivisa con i familiari e frutto di una situazione che – alla luce anche di altri episodi che si sarebbero verificati – ormai era parsa senza recupero. E per questo le procedure per la separazione sono andate avanti, con un passaggio abbastanza turbolento fino all’ordinanza da parte del giudice che ha disciplinato l’affidamento dei figli e le modalità di attuazione. Il problema è che ogni volta gli incontri, anche per la gestione di pratiche banali, erano caratterizzati da forti tensioni e conflittualità. Una situazione che è andata in crescendo, fino all’esplosione di follia di sabato sera a Porto Torres. Un finale che forse si poteva evitare con una attenzione maggiore e l’adozione di forme di tutela adeguate. (g.baz.)
Intanto dall’attività di indagine emergono altri particolari che confermano anche le preoccupazioni che la giovane mamma dei gemellini aveva espresso al padre Basilio. E il 20 ottobre del 2021 Ilaria aveva presentato un esposto ai carabinieri nel quale aveva spiegato che il marito Fulvio Baule (dal quale si stava separando) a conclusione dell’ennesimo litigio aveva portato via la documentazione relativa alla casa di Ploaghe (dove la donna era rimasta temporaneamente con i bambini) e altri oggetti di sua proprietà. Aveva anche espresso la paura di temere per la propria incolumità e per quella dei figli, perché l’impianto di videosorveglianza della casa (nell’agro di Ploaghe) non era più in funzione. Proprio in quella occasione c’era stato un intervento a domicilio da parte dei carabinieri. Un episodio, questo, che conferma che i segnali di “allarme” c’erano stati e forse – come capita purtroppo in queste situazioni – sono stati sottovalutati.
Ilaria Saladdino non si sentiva al sicuro nella casa di Ploaghe e per questo, dopo una prima incertezza nella fase iniziale della separazione aveva deciso di rientrare a Porto Torres, a casa dei genitori.
Una decisione condivisa con i familiari e frutto di una situazione che – alla luce anche di altri episodi che si sarebbero verificati – ormai era parsa senza recupero. E per questo le procedure per la separazione sono andate avanti, con un passaggio abbastanza turbolento fino all’ordinanza da parte del giudice che ha disciplinato l’affidamento dei figli e le modalità di attuazione. Il problema è che ogni volta gli incontri, anche per la gestione di pratiche banali, erano caratterizzati da forti tensioni e conflittualità. Una situazione che è andata in crescendo, fino all’esplosione di follia di sabato sera a Porto Torres. Un finale che forse si poteva evitare con una attenzione maggiore e l’adozione di forme di tutela adeguate. (g.baz.)
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