La Nuova Sardegna

Oggi si riparte con i negoziati

Le parti sono distanti e su Kiev si palesa l’ombra dello spodestato Yanukovich

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[LUOGO]ROMA

[TESTO]Dopo un tira e molla di smentite e conferme, che già tradiva il clima di sospetto e sfiducia, Russia e Ucraina tornano a trattare. Tra le fronde della foresta vergine di Bialowieza, nell'intersezione selvaggia tra Ucraina, Bielorussia e Polonia, dove le frontiere sfumano e incontrarsi a metà strada è più facile, le delegazioni si preparano a esplorare gli spiragli di una tregua.
Mente intensifica la sua offensiva militare, Mosca assicura che sul tavolo dei negoziati c'è anche l'ipotesi di un cessate il fuoco.
Il capo negoziatore di Putin, l'imprenditore-mediatore Vladimir Medinsky, ha spiegato che la località per i colloqui è stata scelta di comune accordo tra le parti, dopo il primo incontro sulle sponde del fiume Pripyat, tra Ucraina e Bielorussia. E nonostante la Russia abbia assicurato di aver garantito un «corridoio di sicurezza», l'arrivo della delegazione ucraina è annunciato solo stamattina, dopo molte ore di un viaggio complicato. Il secondo round arriva con l'Ucraina sempre più schiacciata dall'assedio militare. Le sei ore attorno al tavolo del primo incontro, intervallate da pause tattiche, hanno gettato le basi per un confronto che di nuovo non si annuncia breve.
Attorno al tavolo sono attesi gli stessi componenti delle due delegazioni, guidati da Medinsky da un lato e dal ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov dall'altro. Tanti i punti da affrontare, tra la Russia determinata a far valere i suoi progressi sul terreno e l'Ucraina che punta sul successo della sua resistenza, avvertendo che non accetterà ultimatum.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha intanto provato a scompaginare il fronte nemico, suggerendo che Kiev non sarebbe davvero libera di negoziare ma agirebbe «su ordine degli Stati Uniti», accusandoli anche di aver fatto ritardare le trattative. A complicare le trattative non ci sono solo i missili che piovono a raffica.
A Minsk, dove l'uomo forte Alexander Lukashenko insiste nel proporsi come ponte con Kiev, nonostante l'invasione russa anche dal suo territorio, è stata segnalata la presenza dell'ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, spodestato dalle proteste popolari del 2014.
Sarebbe lui l'uomo che Vladimir Putin vuole alla guida di Kiev. Il rovesciamento di Volodymyr Zelensky, obiettivo dichiarato sin dall'inizio dell'offensiva, si accompagnerebbe così allo schiaffo simbolico alle aspirazioni europeiste di un'intera generazione.
Potrebbe anche essere stata una fuga di notizie per mettere pressione sui negoziati. Ma per Kiev il passato che ritorna si fa sempre più minaccioso.

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