La Nuova Sardegna

cagliari, 21 anni di carcere 

57 coltellate alla moglie, falegname condannato

57 coltellate alla moglie, falegname condannato

CAGLIARI. Sulla colpevolezza non c’erano dubbi, è stato lui a uccidere la moglie con 57 coltellate per poi provare a togliersi la vita con la stessa lama usata per il delitto. Più avanti Giovanni...

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Sulla colpevolezza non c’erano dubbi, è stato lui a uccidere la moglie con 57 coltellate per poi provare a togliersi la vita con la stessa lama usata per il delitto. Più avanti Giovanni Murtas (59 anni), falegname di Serramanna, si è pentito, ha chiesto perdono alla famiglia e ha risarcito il figlio trentunenne. Un ritorno in se stesso che non ha certo cancellato l’orrore di quel gesto, ma che gli ha consentito di cavarsela con una pena al di sotto delle attese: se il pm Nicola Giua Marassi aveva chiesto alla Corte d’Assise presieduta da Tiziana Marogna la condanna a ventiquattr’anni di reclusione, i giudici gliene hanno inflitto ventuno grazie all’equivalenza delle attenuanti generiche rispetto alle aggravanti e alla scelta di risarcire la parte civile. Un successo per l’avvocata Herika Dessì, che lo difendeva sostenendo come Murtas avesse manifestato un evidente pentimento con la decisione di risarcire il figlio, patrocinato dall’avvocato Marco Lisu. La Corte ha inflitto al falegname, che ha assistito in videoconferenza alla lettura del dispositivo, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e ha disposto risarcimenti per 45 mila euro ai familiari che si sono costituiti in giudizio con gli avvocati Stefano Piras e Ignazio Ballai.

Il fatto al centro del processo resta quello ricostruito dagli inquirenti nelle ore successive di quel 5 maggio 2020, quando Murtas decise di chiudere nel peggiore dei modi il suo rapporto con la moglie Marisa Pireddu (51 anni) massacrandola al culmine di una lite esplosa nell’appartamento coniugale. Un omicidio brutale, che nulla potrebbe spiegare. Il delitto era avvenuto verso le 18.30 in un'abitazione al numero 42 di via Turati, a Serramanna. Dopo una lite violenta, Murtas - all'epoca disoccupato come la moglie - aveva afferrato uno stiletto artigianale costruito da lui stesso, e si era scagliato contro la moglie colpendola ripetutamente in diverse parti del corpo. Sul cadavere della donna il medico legale riscontrò anche i segni di un tentativo disperato di salvarsi dalla furia omicida del marito, proteggendosi con le mani, che apparivano martoriate per le coltellate. L'imputato, al culmine del suo stato di alterazione, aveva poi provato ad uccidersi con un fendente al torace usando la stessa lama, ma era stato soccorso dai carabinieri e portato all'ospedale Brotzu. Dopo un periodo di cure, Murtas era stato condotto al carcere di Uta ad attendere un processo dagli esiti scontati: nessuna incertezza sulla ricostruzione del fatto, nessun dubbio sulla responsabilità dell’imputato. (m.l)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La tragedia

Madre e figlio trovati morti in casa: ecco chi erano le vittime

di Gian Carlo Bulla
Le nostre iniziative