Con Andreini un viaggio nel Mediterraneo
di Pasquale Porcu
Lo chef stellato si è insediato a Sassari nel Liberty in piazza Nazario Sauro dove propone abbinamenti originali con materie prime di eccellenza e tocchi esotici
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Dopo anni vissuti senza grandi emozioni la ristorazione sassarese conosce un brivido di creatività in più. Da qualche tempo in città hanno aperto il loro ristorante i fratelli Cristiano e Gianluca Andreini, il primo in cucina, il secondo in sala. Si sono insediati nel ristorante Liberty di piazza Nazario Sauro, un locale fondato e gestito con successo per anni da Gianni e Tina Sini, ormai impegnati nella loro Castelsardo in una prestigiosa attività che unisce resort e alta ristorazione.
Cristiano Andreini, già stella Michelin, dopo una parentesi professionale importante a Mosca, è tornato ad Alghero per gestire il ristorante Refettorio. Un locale, quest’ultimo, basato sui prodotti di una sessantina di artigiani del gusto della nostra isola.
Al Liberty la filosofia della cucina è radicalmente cambiata e si basa su due concetti chiari: condivisione e contaminazione.
Condivisione perché le proposte arrivano a tavola in grandi vassoi e ciascun commensale si serve da solo, così come farebbe in famiglia. Una filosofia che la dice lunga su come è cambiata la cucina negli anni della crisi economica e della pandemia. Abbandonati i modelli polverosi e costosi delle mise en place sfarzose, delle tovaglie di fiandra e dell’abusato binomio rucola e grana e degli arditi impiattamenti con crostacei e pesci costosi, siamo ritornati a una impostazione nella quale conta più la sostanza che la forma. Con la riscoperta di ingredienti locali, sani ed economici che hanno stimolato la creatività degli chef.
Contaminazione, dicevamo, perché i piatti della tradizione sarda e algherese incontrano in accoppiamenti giudiziosi culture gastronomiche diverse con risultati davvero gustosi e interessanti. Innovativo e originale anche il metodo di cottura: brace e fumo con attrezzature adeguate che hanno fatto entusiasmare la ristorazione francese e quella spagnola.
Sia la carne che il pesce utilizzato hanno bisogno di sapienti frollature. In questo modo i piatti risultano più appetitosi e digeribili.
La nostra esperienza, condivisa e molto apprezzata anche dai soci della delegazione di Sassari della Accademia italiana della cucina, prevedeva una partenza semplice ma non banale: dei semplici crostini di pane con una deliziosa salsa agliata. Per proseguire con un carpaccio di ricciola con carciofo e agrumi, una proposta di grande armonia da mangiare in un boccone. Ecco, poi, l’insalatina di calamari con hummus di ceci (antipasto molto diffuso nel Nord Africa), capperi e zaatar (miscela di spezie mediorientali a base di timo, sale e sesamo). Un piatto certamente inconsueto ma che vi porterà in una dimensione intrigante che vi incuriosirà molto. Provare per credere.
I sassaresi, si sa, amano molto la carne di cavallo. Andreini ce lo ha proposto in forma di spiedino, con agretto di arancio e sumac (o sommaco, spezie coltivata anche in Italia ma presente nelle cucine mediorientali): un modo alternativo per chi ama la carne equina.
E arriviamo, così, alla paella fideuà (tradizonale piatto di Valencia, nel quale il riso viene sostituito dagli spaghetti spezzati) impreziosito dal ragù di ossobuco e cardoncelli alla scapece: una gioia per il palato. E infine un muggine arrosto col suo patè e bietoline, di francescana umiltà, prima del gelato al fieno bruciato con mele cotogne al moscato.
Con i suoi piatti Cristiano Andreini riesce a proporre una tavolozza di sapori difficilmente rintracciabile in quest’Italia alle vongole e crudi di mare a creatività zero, guidando i suoi ospiti in un affascinante viaggio del mangiarbene mediterraneo.
Una esperienza da fare anche a pranzo con i menu a 20 euro (dal lunedì al venerdì) e la domenica con i pranzi dello chef a 45 euro.
Ricca la carta dei vini, impeccabile il servizio.
Cristiano Andreini, già stella Michelin, dopo una parentesi professionale importante a Mosca, è tornato ad Alghero per gestire il ristorante Refettorio. Un locale, quest’ultimo, basato sui prodotti di una sessantina di artigiani del gusto della nostra isola.
Al Liberty la filosofia della cucina è radicalmente cambiata e si basa su due concetti chiari: condivisione e contaminazione.
Condivisione perché le proposte arrivano a tavola in grandi vassoi e ciascun commensale si serve da solo, così come farebbe in famiglia. Una filosofia che la dice lunga su come è cambiata la cucina negli anni della crisi economica e della pandemia. Abbandonati i modelli polverosi e costosi delle mise en place sfarzose, delle tovaglie di fiandra e dell’abusato binomio rucola e grana e degli arditi impiattamenti con crostacei e pesci costosi, siamo ritornati a una impostazione nella quale conta più la sostanza che la forma. Con la riscoperta di ingredienti locali, sani ed economici che hanno stimolato la creatività degli chef.
Contaminazione, dicevamo, perché i piatti della tradizione sarda e algherese incontrano in accoppiamenti giudiziosi culture gastronomiche diverse con risultati davvero gustosi e interessanti. Innovativo e originale anche il metodo di cottura: brace e fumo con attrezzature adeguate che hanno fatto entusiasmare la ristorazione francese e quella spagnola.
Sia la carne che il pesce utilizzato hanno bisogno di sapienti frollature. In questo modo i piatti risultano più appetitosi e digeribili.
La nostra esperienza, condivisa e molto apprezzata anche dai soci della delegazione di Sassari della Accademia italiana della cucina, prevedeva una partenza semplice ma non banale: dei semplici crostini di pane con una deliziosa salsa agliata. Per proseguire con un carpaccio di ricciola con carciofo e agrumi, una proposta di grande armonia da mangiare in un boccone. Ecco, poi, l’insalatina di calamari con hummus di ceci (antipasto molto diffuso nel Nord Africa), capperi e zaatar (miscela di spezie mediorientali a base di timo, sale e sesamo). Un piatto certamente inconsueto ma che vi porterà in una dimensione intrigante che vi incuriosirà molto. Provare per credere.
I sassaresi, si sa, amano molto la carne di cavallo. Andreini ce lo ha proposto in forma di spiedino, con agretto di arancio e sumac (o sommaco, spezie coltivata anche in Italia ma presente nelle cucine mediorientali): un modo alternativo per chi ama la carne equina.
E arriviamo, così, alla paella fideuà (tradizonale piatto di Valencia, nel quale il riso viene sostituito dagli spaghetti spezzati) impreziosito dal ragù di ossobuco e cardoncelli alla scapece: una gioia per il palato. E infine un muggine arrosto col suo patè e bietoline, di francescana umiltà, prima del gelato al fieno bruciato con mele cotogne al moscato.
Con i suoi piatti Cristiano Andreini riesce a proporre una tavolozza di sapori difficilmente rintracciabile in quest’Italia alle vongole e crudi di mare a creatività zero, guidando i suoi ospiti in un affascinante viaggio del mangiarbene mediterraneo.
Una esperienza da fare anche a pranzo con i menu a 20 euro (dal lunedì al venerdì) e la domenica con i pranzi dello chef a 45 euro.
Ricca la carta dei vini, impeccabile il servizio.
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