[EMPTYTAG]Le bombe sulla centrale Il terrore diventa nucleare
[EMPTYTAG]Preso d’assalto il centro atomico di Zaporizhzhia, il più grande d’Europea «Sapevano bene cosa stavano colpendo», ha dichiarato il presidente Zelensky
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[FIRMA&LUOGO]di Cristoforo Spinella
<MC>ROMA
[TESTO]«Questa notte sarebbe potuta essere la fine della storia dell'Ucraina e dell'Europa». Dopo ore di bombardamenti e «terrore nucleare», come ha denunciato Volodymyr Zelensky, la centrale atomica di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, sulle rive del fiume Dnipro, è finita in mano russa e gli operai lavorano ora «sotto la minaccia delle armi». «Sapevano cosa stavano colpendo, hanno mirato direttamente il sito», ha accusato il leader di Kiev, che ha subito sentito Joe Biden e Boris Johnson, evocando uno scampato rischio di contaminazione sei volte peggiore di Chernobyl.
A battaglia finita, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha assicurato che «nessun reattore è stato colpito e non c'è stato nessun rilascio di radiazioni nell'ambiente». Davanti all'Onu, il cui Consiglio di sicurezza è stato convocato d'urgenza, Mosca ha respinto le accuse. La Difesa russa ha denunciato un'azione di «sabotatori ucraini, con la partecipazione di mercenari stranieri». Ma questi scontri, dopo i timori dei giorni scorsi per i combattimenti nell'area di Chernobyl, suonano come un'altra sveglia sugli ulteriori drammatici rischi legati al conflitto, spingendo il mondo a sollecitare «misure concrete» per garantire la sicurezza delle centrali nucleari. «L'attacco è stato il massimo dell'irresponsabilità», ha tuonato in serata la Casa Bianca. Mentre i raid infuriano lungo tutte le direttrici dell'offensiva, si cerca di accelerare sui negoziati. Il terzo round di colloqui in Bielorussia, inizialmente previsto all'inizio della prossima settimana, secondo entrambe le parti dovrebbero tenersi nel weekend, forse già oggi. Ma l'accordo su un cessate il fuoco appare se possibile ancora più lontano dopo che Vladimir Putin ha chiarito senza mezzi termini la posizione russa: Kiev deve essere «ragionevole», cosa che per il leader del Cremlino significa soddisfare «tutte le richieste russe». Più che una trattativa, un ultimatum. E anche i corridoi umanitari concessi da Mosca negli incontri di giovedì restano per lo più sulla carta, visto che i grandi centri che più ne avrebbero bisogno - dalla città-martire Kharkiv al confine a Mariupol a sud, rimasta senz'acqua né riscaldamento - sono ancora assediati sotto intensi bombardamenti.
L'arma più forte dell'Ucraina resta quella delle sanzioni. Il presidente Zelensky - su cui non si placano i veleni di Mosca, che ne ha denunciato una fuga in Polonia, presto smentita dal Parlamento di Kiev - ha chiesto misure più dure, ricevendo rassicurazioni dagli alleati. I Paesi del G7 «continueranno ad imporre ulteriori, severe sanzioni in risposta all'aggressione russa», che è stata «facilitata dal regime di Lukashenko in Bielorussia». Ma da Putin è giunto un minaccioso invito a «non esacerbare la situazione» con nuove decisioni punitive, che peggiorerebbero ulteriormente i «rapporti» con l'Occidente. Il peggio, insomma, potrebbe ancora essere di là da venire, come aveva suggerito il presidente francese Emmanuel Macron dopo aver parlato con il leader del Cremlino. «Questa è la peggiore aggressione militare da decenni, con città, scuole, ospedali, edifici residenziali bombardati, attacchi alle centrali nucleari. I giorni che verranno probabilmente saranno peggiori, con più morti e più distruzione», ha avvertito il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Tramontata l'ipotesi di una guerra-lampo, il rischio di impantanamento per Mosca appare sempre più forte.
Gli effetti economici dell'isolamento internazionale si fanno sentire, con la Borsa di Mosca chiusa per il quinto giorno di fila - un record - e l'Ue che valuta di «aumentare il numero di banche russe da escludere dal sistema Swift», con l'obiettivo, ha sottolineato l'Alto rappresentante Josep Borrell, non di «provocare un cambio di regime» ma di «indebolire l'economia».
<MC>ROMA
[TESTO]«Questa notte sarebbe potuta essere la fine della storia dell'Ucraina e dell'Europa». Dopo ore di bombardamenti e «terrore nucleare», come ha denunciato Volodymyr Zelensky, la centrale atomica di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, sulle rive del fiume Dnipro, è finita in mano russa e gli operai lavorano ora «sotto la minaccia delle armi». «Sapevano cosa stavano colpendo, hanno mirato direttamente il sito», ha accusato il leader di Kiev, che ha subito sentito Joe Biden e Boris Johnson, evocando uno scampato rischio di contaminazione sei volte peggiore di Chernobyl.
A battaglia finita, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha assicurato che «nessun reattore è stato colpito e non c'è stato nessun rilascio di radiazioni nell'ambiente». Davanti all'Onu, il cui Consiglio di sicurezza è stato convocato d'urgenza, Mosca ha respinto le accuse. La Difesa russa ha denunciato un'azione di «sabotatori ucraini, con la partecipazione di mercenari stranieri». Ma questi scontri, dopo i timori dei giorni scorsi per i combattimenti nell'area di Chernobyl, suonano come un'altra sveglia sugli ulteriori drammatici rischi legati al conflitto, spingendo il mondo a sollecitare «misure concrete» per garantire la sicurezza delle centrali nucleari. «L'attacco è stato il massimo dell'irresponsabilità», ha tuonato in serata la Casa Bianca. Mentre i raid infuriano lungo tutte le direttrici dell'offensiva, si cerca di accelerare sui negoziati. Il terzo round di colloqui in Bielorussia, inizialmente previsto all'inizio della prossima settimana, secondo entrambe le parti dovrebbero tenersi nel weekend, forse già oggi. Ma l'accordo su un cessate il fuoco appare se possibile ancora più lontano dopo che Vladimir Putin ha chiarito senza mezzi termini la posizione russa: Kiev deve essere «ragionevole», cosa che per il leader del Cremlino significa soddisfare «tutte le richieste russe». Più che una trattativa, un ultimatum. E anche i corridoi umanitari concessi da Mosca negli incontri di giovedì restano per lo più sulla carta, visto che i grandi centri che più ne avrebbero bisogno - dalla città-martire Kharkiv al confine a Mariupol a sud, rimasta senz'acqua né riscaldamento - sono ancora assediati sotto intensi bombardamenti.
L'arma più forte dell'Ucraina resta quella delle sanzioni. Il presidente Zelensky - su cui non si placano i veleni di Mosca, che ne ha denunciato una fuga in Polonia, presto smentita dal Parlamento di Kiev - ha chiesto misure più dure, ricevendo rassicurazioni dagli alleati. I Paesi del G7 «continueranno ad imporre ulteriori, severe sanzioni in risposta all'aggressione russa», che è stata «facilitata dal regime di Lukashenko in Bielorussia». Ma da Putin è giunto un minaccioso invito a «non esacerbare la situazione» con nuove decisioni punitive, che peggiorerebbero ulteriormente i «rapporti» con l'Occidente. Il peggio, insomma, potrebbe ancora essere di là da venire, come aveva suggerito il presidente francese Emmanuel Macron dopo aver parlato con il leader del Cremlino. «Questa è la peggiore aggressione militare da decenni, con città, scuole, ospedali, edifici residenziali bombardati, attacchi alle centrali nucleari. I giorni che verranno probabilmente saranno peggiori, con più morti e più distruzione», ha avvertito il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Tramontata l'ipotesi di una guerra-lampo, il rischio di impantanamento per Mosca appare sempre più forte.
Gli effetti economici dell'isolamento internazionale si fanno sentire, con la Borsa di Mosca chiusa per il quinto giorno di fila - un record - e l'Ue che valuta di «aumentare il numero di banche russe da escludere dal sistema Swift», con l'obiettivo, ha sottolineato l'Alto rappresentante Josep Borrell, non di «provocare un cambio di regime» ma di «indebolire l'economia».
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