La Nuova Sardegna

L’esercito russo a 25 chilometri da Kiev

Kharkiv la città più colpita. Per ora piange oltre 2mila morti. Almeno 100 bambini tra le vittime

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. La città di Kharkiv finora ha pagato il prezzo più alto dell'invasione russa, con oltre 2.000 morti e 100 bambini.
Questo bagno di sangue, denunciato dalle autorità locali, è solo un esempio dell'impatto della guerra in Ucraina sui civili, perché da tutto il Paese si susseguono notizie che lo confermano. Come quella di un centinaio di persone sotto le macerie in un villaggio alle porte di Kiev. Drammatico effetto collaterale di un'offensiva senza pause delle forze armate di Vladimir Putin, che hanno rafforzato l'assedio sui grandi centri, inclusa Kiev. E sono riusciti ad avanzare a sud, area nevralgica delle operazioni sulla linea del Donbass e della Crimea. Mentre gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla battaglia alla centrale nucleare Zaporizhzhia, dove si è sfiorata una nuova Chernobyl, le città continuano ad essere il bersaglio principale dei russi. A nord è Kharkiv la più colpita, anche in termini di vittime. «Abbiamo contato più di 2.000 morti, oltre 100 bambini e possiamo calcolare morti e feriti a centinaia ogni ora», ha fatto sapere il presidente del consiglio regionale Serhiy Chernov.
Nel secondo centro urbano del Paese la Cnn ha geolocalizzato 13 zone in cui gli attacchi russi hanno coinvolto civili negli ultimi 3 giorni: aree residenziali, scuole, negozi, ospedali e chiese. La campagna aerea russa si è intensificata anche su Chernihiv, dove è salito ad almeno 47 il bilancio delle vittime civili nel raid che ha colpito due scuole. In macerie sono finiti anche alcuni grattacieli e abitazioni, due ospedali danneggiati, con i residenti costretti a fuggire in strada e nei bunker sotterranei. Se nel nord-est le città continuano a resistere, sul fronte meridionale i russi stanno avanzando. E sono riusciti ad entrare per la prima volta nella città portuale di Mykolayiv, sul Mar Nero. Costringendo la Marina ucraina ad affondare la sua nave ammiraglia per non farla cadere nelle mani del nemico. Mykolayiv si trova a metà strada tra Kherson, caduta nei giorni scorsi, e Odessa. Dove, secondo fonti di intelligence americane confermate dalla Difesa ucraina, ci sono diverse navi in attesa dell'arrivo delle truppe di terra per lanciare l'attacco dal mare. E se Odessa dovesse cadere, insieme con Mariupol (già sotto assedio), la Russia creerebbe un corridoio terrestre tra la Crimea, Lugansk e Donetsk. Togliendo ogni sbocco sul mare all'Ucraina. Mariupol non si è ancora arresa, ma la città è allo stremo per gli incessanti bombardamenti. «Siamo senz'acqua, riscaldamento ed elettricità, e sta finendo anche il cibo», ha spiegato il sindaco Vadym Boychenko, mentre il suo vice, Sergei Orlov, ha lanciato un appello ai leader della Nato perché mandino le loro truppe. Perché la città rischia di essere «distrutta come Aleppo».
Sul fronte di Kiev le forze russe tengono l'accerchiamento, ma secondo gli americani sono ancora bloccati a 25 chilometri dal centro. Per il ministero della Difesa ucraino avrebbero esaurito la maggior parte delle riserve operative e sarebbero in attesa di «risorse aggiuntive». Ma i segni dei raid sulla città sono tremendi, e secondo un portavoce di Zelensky hanno colpito anche una delle abitazioni del presidente. Inoltre, nei dintorni della capitale si teme che un centinaio di persone siano sotto le macerie nel villaggio di Borodyanka. E bombardamenti a Markhalivka avrebbero bruciato otto case, uccidendo cinque persone, tra cui tre bambini.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative